Se esageri con questo ingrediente, aumenti il rischio di demenza

Ultima modifica

Di che ingrediente parliamo (e perché conta)

Parliamo del sale.

Negli ultimi anni le ricerche hanno iniziato a collegare un consumo esagerato di sale a un rischio più alto di declino cognitivo e demenza.

E potrebbe non essere solo una questione di pressione alta: alcuni segnali indicano che l’eccesso di sale potrebbe agire direttamente su cervello e vasi del cervello.

Cosa dicono gli studi sull’uomo

Infermiera che gioca a scacchi con paziente

Shutterstock/314082872

Le prove più solide arrivano da grandi studi di popolazione e da analisi genetiche.

Un’analisi genetica chiamata studio di randomizzazione mendeliana ha trovato un’associazione robusta: più sale nella dieta, più alto il rischio di demenza. Il collegamento era chiaro per la “demenza in generale”, meno per i singoli sottotipi (Alzheimer o demenza vascolare).

Anche gli studi prospettici puntano nella stessa direzione: nella popolazione anziana un consumo eccessivo di sale è stato associato a un declino cognitivo più rapido e a un rischio maggiore di compromissione cognitiva, indipendentemente dalla pressione arteriosa e da fattori genetici (studio prospettico su anziani).

Un dato molto pratico: aggiungere sale a tavola si associa a un rischio più alto di demenza e l’effetto sembra più forte nelle persone portatrici della variante genetica APOE ε4.

Studi che usano biomarcatori di esposizione al sale arrivano a conclusioni simili: una coorte basata sul sodio urinario e un studio di popolazione sulla natremia segnalano che livelli più alti si associano a esiti cognitivi peggiori, anche se non tutti i risultati sono sovrapponibili.

Cosa succede nel cervello (spiegato semplice)

Gli esperimenti su animali e gli studi “meccanicistici” spiegano il perché.

In parole semplici:

troppo sale può “stressare” vasi, cellule nervose e difese immunitarie cerebrali su più fronti.

Quanto sono solide queste prove

Le revisioni sistematiche indicano che le evidenze a favore del legame tra molto sale e peggioramento cognitivo sono crescenti, ma non tutte le ricerche dicono la stessa cosa.

Pesano differenze nel modo di misurare il sale (diete, questionari, sodio urinario), nelle popolazioni studiate e nella durata del follow-up.

Serviranno più trial clinici di lungo periodo per confermare il nesso causale e capire meglio l’effetto sui diversi sottotipi di demenza.

Che cosa fare nella vita di tutti i giorni

Ridurre il sale non richiede stravolgimenti. Ecco i cambiamenti che, sommati, fanno la differenza:

  1. Assaggia prima di salare: spesso non serve aggiungere sale a tavola.
  2. Sostituisci il sale con aromi: erbe, spezie, agrumi, aceto, aglio.
  3. Taglia gli “alimenti nascosti” ricchi di sale: salumi, formaggi molto stagionati, snack salati, salse pronte, zuppe/condimenti industriali.
  4. Scegli prodotti “meno salati”: leggi l’etichetta e confronta il sodio per 100 g.
  5. Cucina di più a casa: controlli la quantità di sale che entra nelle ricette.
  6. Riduci gradualmente: il palato si abitua; dopo qualche settimana, il cibo troppo salato non piacerà più.

Queste mosse aiutano la salute del cervello e, in più, proteggono cuore, reni e vasi. Per chi ha pressione alta, diabete, malattie renali o è portatore di APOE ε4, l’attenzione al sale è ancora più importante.

Messaggi chiave

Articoli Correlati
Articoli in evidenza