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Demenza: Se hai questi 6 sintomi rischi di più?
Quando si parla di demenza, il pensiero corre subito ai vuoti di memoria o alla difficoltà a riconoscere persone e luoghi, ma in realtà la malattia inizia molto prima, spesso decenni prima dei primi disturbi cognitivi evidenti.
Un grande studio pubblicato su The Lancet Psychiatry ha mostrato che alcuni sintomi depressivi presenti nella mezza età possono essere associati a un rischio più elevato di sviluppare demenza molti anni dopo.
È importante chiarirlo subito:
questi sintomi non causano la demenza e non significano che chi li sperimenta si ammalerà.
Indicano però una maggiore vulnerabilità, utile da conoscere in un’ottica di prevenzione.
Lo studio in breve
I ricercatori hanno seguito per circa 23 anni oltre 5.800 adulti britannici di mezza età, inizialmente sani dal punto di vista cognitivo. All’inizio dello studio i partecipanti avevano compilato un questionario validato sui sintomi depressivi. Nel corso del follow-up, circa il 10% ha sviluppato una forma di demenza.
Il risultato più interessante è che non era la depressione “in generale” a contare di più, ma 6 sintomi specifici, che si sono dimostrati associati in modo indipendente a un rischio maggiore, anche tenendo conto di genetica, stile di vita e fattori cardiovascolari.
I 6 sintomi da conoscere

Shutterstock/2643385901
I sintomi individuati dallo studio sono i seguenti:
- Perdita di fiducia in sé stessi
- Difficoltà ad affrontare i problemi
- Sensazione di non provare calore o affetto verso gli altri
- Difficoltà di concentrazione
- Nervosismo o tensione persistente
- Insoddisfazione per il modo in cui si svolgono i compiti
Chi riferiva uno o più di questi sintomi nella mezza età aveva un rischio di demenza più alto negli anni successivi, con associazioni più forti nelle persone sotto i 60 anni al momento della valutazione.
Perché proprio questi sintomi?
Secondo gli autori, questi segnali potrebbero rappresentare molto più che un semplice disagio emotivo.
- Da un lato potrebbero riflettere stress cronico, ridotta “riserva cognitiva” e stili di vita meno protettivi, come inattività fisica o isolamento sociale.
- Dall’altro, potrebbero essere manifestazioni molto precoci di processi neurodegenerativi che iniziano molti anni prima della diagnosi clinica.
Non a caso, gli stessi sintomi erano associati anche a prestazioni cognitive leggermente peggiori già nelle fasi iniziali del follow-up.
Cosa NON significa questo studio
È fondamentale evitare interpretazioni allarmistiche. Avere uno di questi sintomi non equivale a una diagnosi di demenza futura. La maggioranza delle persone con sintomi depressivi non svilupperà mai una demenza.
Inoltre, lo studio è osservazionale, quindi non dimostra un rapporto di causa-effetto. Serve a identificare segnali di rischio, non certezze individuali.
Perché queste informazioni sono (comunque) utili
Il messaggio più importante è preventivo. La mezza età rappresenta una finestra cruciale per ridurre il rischio di demenza attraverso interventi concreti:
- Trattare in modo adeguato i disturbi dell’umore
- Mantenere una vita socialmente attiva
- Curare udito, sonno e attività fisica
- Gestire i fattori di rischio cardiovascolare
Prestare attenzione a questi sintomi, senza stigma e senza paura, può aiutare medici e pazienti a intervenire prima, quando la prevenzione è ancora possibile.
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