Demenza: se hai più di 45 anni ecco cosa puoi fare per proteggerti

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Negli ultimi anni numerosi studi hanno confermato che l’attività fisica regolare è uno dei comportamenti più efficaci per ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza, ma una domanda chiave è rimasta aperta: esistono fasi della vita adulta in cui muoversi conta di più per la prevenzione?

Un recente studio della Framingham Heart Study Offspring cohort, pubblicato su JAMA Network Open, fornisce risposte solide e basate su dati prospettici di oltre quarant’anni di follow-up.

Il disegno dello studio

La ricerca ha analizzato più di 4000 adulti senza demenza all’inizio dello studio, valutando l’attività fisica in tre periodi della vita:

  1. età adulta precoce, 26-44 anni (1526 partecipanti)
  2. mezza età, 45-64 anni (1943 partecipanti)
  3. età avanzata, 65-88 anni (885 partecipanti)

L’attività fisica è stata misurata con il Physical Activity Index, un punteggio che combina ore giornaliere dedicate a attività sedentarie, lievi, moderate o intense.

Nel corso del follow-up, durato fino a 37 anni nelle coorti più giovani, si sono verificati 567 casi di demenza.

In quali fasi della vita l’attività fisica protegge di più?

La scoperta principale riguarda l’importanza critica della mezza età e dell’età avanzata.

  • Nei partecipanti più attivi della mezza età il rischio di demenza risultava ridotto di circa il 40 per cento rispetto ai meno attivi (hazard ratio di 0.60 e 0.59).
  • Una riduzione simile è emersa anche nell’età avanzata, dove i livelli più alti di attività erano associati a un rischio inferiore del 36-45 per cento.
  • Al contrario l’attività fisica in età adulta precoce non mostrava un’associazione significativa con lo sviluppo di demenza.

Questi dati indicano che non tutti i periodi della vita contribuiscono allo stesso modo alla protezione cognitiva.

Il ruolo del gene APOE4

Un aspetto rilevante riguarda l’interazione tra attività fisica e genetica.

  • Nella mezza età i benefici dell’attività fisica erano evidenti solo nei non portatori dell’allele APOE ε4, un noto fattore di rischio per Alzheimer.
  • In età avanzata però anche i portatori traevano vantaggio dall’essere fisicamente attivi, suggerendo che muoversi dopo i 65 anni può compensare in parte la vulnerabilità genetica.

Quando iniziare?

Padre e figlio camminano nel bosco

Non è mai troppo presto e non è mai troppo tardi per iniziare a praticare attività fisica

Lo studio indica che mezza età ed età avanzata sono i momenti con il maggior impatto documentato sulla prevenzione della demenza tuttavia, come sottolinea il commento della professoressa JoAnn Manson, l’attività fisica precoce rimane fondamentale per la salute cardiovascolare, un determinante importante anche per il rischio di demenza.

L’approccio più efficace resta quindi quello di adottare abitudini attive fin da giovani e mantenerle nel tempo.

In altre parole:

  • Prima dei 45 anni l’esercizio non mostra ancora un’associazione diretta con il rischio di demenza, ma resta cruciale per proteggere cuore, metabolismo e salute mentale, tutti elementi che nel lungo periodo influenzano anche la salute cognitiva.
  • Dai 45 anni in su diventa particolarmente importante mantenere livelli regolari di attività fisica, idealmente includendo movimenti moderati o intensi, come camminata veloce, bicicletta o nuoto per almeno 150 minuti alla settimana.
  • Tra i 65 anni e oltre, anche attività leggere come camminare quotidianamente, esercizi di mobilità o piccoli lavori domestici contribuiscono a ridurre il rischio, perché in questa fase la continuità conta più dell’intensità.

Quali tipi di attività contano di più?

L’analisi delle intensità ha mostrato che nella mezza età sono soprattutto le attività moderate e intense a essere correlate con benefici significativi, mentre in età avanzata l’effetto protettivo non dipendeva dall’intensità specifica. Questo dato è compatibile con altre ricerche che dimostrano come anche attività leggere, purché regolari, favoriscano la salute cerebrale nelle persone anziane.

Possibili meccanismi biologici

Diversi processi spiegano perché l’esercizio fisico riduca il rischio di demenza:

  • abbassamento dell’infiammazione sistemica
  • miglioramento della composizione corporea e della sensibilità insulinica
  • aumento del flusso sanguigno cerebrale
  • stimolazione della neuroplasticità e dell’espressione del BDNF, un fattore chiave per la salute dei neuroni

Gran parte di questi meccanismi è stata osservata anche in modelli animali e confermata da studi su esseri umani.

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