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La demenza rappresenta una delle principali sfide sanitarie del nostro tempo, in particolare in una popolazione che invecchia rapidamente.
Sebbene i farmaci per l’Alzheimer abbiano mostrato alcuni benefici, sono costosi e spesso accompagnati da effetti collaterali significativi, per questo motivo è sempre vivo l’interesse verso strategie preventive non farmacologiche, tra cui l’attività fisica.
Un nuovo studio pubblicato su JAMA Network Open offre una risposta importante: praticare esercizio fisico durante la mezza età può ridurre il rischio di demenza fino al 45%.
Lo studio: Framingham Heart Study
Il lavoro si basa su un’analisi prospettica del Framingham Heart Study Offspring Cohort, un grande studio epidemiologico iniziato negli anni ’70.
I ricercatori hanno valutato l’attività fisica in tre fasi della vita adulta: prima età adulta (26-44 anni), mezza età (45-64 anni) e tarda età (65-88 anni). I partecipanti non presentavano demenza al momento dell’inizio dello studio e sono stati seguiti per un periodo medio variabile tra 14 e 37 anni.
L’attività fisica è stata misurata tramite un indice composito che tiene conto del tempo speso in attività di varia intensità (sedentaria, leggera, moderata, intensa).
I risultati: benefici nella mezza e tarda età

Durante il follow-up sono stati registrati 567 casi di demenza. L’attività fisica non ha mostrato alcuna associazione significativa con il rischio di demenza quando praticata nella prima età adulta.
Al contrario, chi aveva dalla sua livelli elevati di attività fisica durante la mezza età mostrava una riduzione del rischio di demenza del 41% (HR 0.59, IC 95% 0.40–0.88) rispetto al gruppo meno attivo.
Anche nella tarda età si è osservato un beneficio simile, con una riduzione del rischio fino al 45% tra i più attivi (Q5: HR 0.55, IC 95% 0.35–0.87). Questo effetto era evidente anche nei portatori del gene APOE ε4, noto per aumentare il rischio genetico di Alzheimer.
Intensità dell’attività fisica
I benefici maggiori sono stati osservati con attività fisica di intensità moderata o intensa durante la mezza età.
Le attività leggere, da sole, non hanno mostrato un’associazione significativa con la riduzione del rischio.
Nella tarda età, invece, qualunque livello di attività fisica sembrava portare beneficio, senza differenze evidenti legate all’intensità.
Meccanismi biologici plausibili
Sono stati ipotizzati diversi meccanismi attraverso cui l’esercizio fisico potrebbe ridurre il rischio di demenza:
- Riduzione della produzione e maggiore eliminazione delle proteine tossiche come l’amiloide-β
- Aumento dei fattori neurotrofici, che favoriscono la plasticità neuronale e la neurogenesi
- Miglioramento della funzione vascolare cerebrale
- Riduzione dell’infiammazione sistemica e dello stress ossidativo
- Migliore regolazione del metabolismo del glucosio e della sensibilità insulinica
Implicazioni pratiche
Questi risultati rafforzano l’idea che la mezza età sia una finestra critica per la prevenzione della demenza attraverso uno stile di vita attivo.
Non è mai troppo tardi per iniziare, ma intervenire tra i 45 e i 65 anni può offrire la massima protezione, soprattutto per chi non ha predisposizione genetica. Tuttavia, anche per gli anziani e per i soggetti con familiarità genetica, l’attività fisica resta un potente strumento di prevenzione.