In Italia, oltre 16 milioni di adulti tra i 30 e i 79 anni soffrono di ipertensione arteriosa. È una cifra impressionante, che rappresenta il 42% della popolazione adulta in questa fascia d’età — ben al di sopra della media globale del 34%. Eppure, milioni di persone non sanno nemmeno di averla. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), 1 su 3 non è nemmeno consapevole di avere la pressione alta, e solo un terzo riesce a tenerla sotto controllo.
L’ipertensione, spesso chiamata anche “killer silenzioso”, è una delle principali cause di infarto, ictus, insufficienza renale e morte prematura. La sua particolarità — e il suo pericolo — sta proprio nel fatto che può non dare sintomi per anni, mentre danneggia lentamente cuore, cervello, occhi e reni.
Che cos’è l’ipertensione?
L’ipertensione si definisce come una pressione arteriosa sistemica persistentemente superiore a 140/90 mmHg. In parole semplici: il sangue scorre nei vasi con una pressione troppo elevata. Questo stress continuo danneggia le arterie e gli organi vitali.
Non è una malattia improvvisa: si sviluppa lentamente nel tempo, spesso senza alcun segnale evidente, fino a quando non compaiono complicazioni anche gravi.
I numeri in Italia: un’emergenza sottovalutata

Secondo il report pubblicato dall’OMS, in Italia:
- 16,4 milioni di adulti tra i 30 e i 79 anni sono ipertesi
- 70% sono stati diagnosticati, ma
- solo 64% di chi è iperteso viene trattato
- e solo 1 su 3 (33%) riesce davvero a controllare la pressione
Questo significa che circa 11 milioni di italiani con ipertensione non riescono a mantenerla sotto controllo, nonostante diagnosi o trattamenti.
Ancora più preoccupante è il fatto che circa 1 persona su 3 con ipertensione non sa nemmeno di averla. Questo si traduce in milioni di italiani ignari di avere una delle principali cause di morte cardiovascolare.
Perché così tanti non lo sanno?
Ci sono diverse ragioni:
- Assenza di sintomi nelle fasi iniziali
- Scarsa consapevolezza nella popolazione generale
- Controlli pressori sporadici o inesistenti, soprattutto nei giovani adulti
- Mancanza di programmi nazionali di screening e di educazione sanitaria
Infatti, l’Italia non ha attualmente un obiettivo nazionale per la pressione arteriosa e non esiste un target specifico per la riduzione del consumo di sale, due strategie che molti altri Paesi hanno adottato con successo per ridurre l’incidenza dell’ipertensione.
I principali fattori di rischio in Italia
I dati epidemiologici mostrano come lo stile di vita giochi un ruolo centrale:
- 22% degli adulti è obeso, con una maggiore prevalenza nelle donne
- 26% degli uomini fuma, così come il 19% delle donne
- Il consumo medio di sale è di 10 grammi al giorno, il doppio del limite raccomandato dall’OMS (5 grammi)
- 40% degli adulti è fisicamente inattivo
Tutti questi sono fattori modificabili, cioè possiamo agire su di essi per prevenire o migliorare l’ipertensione.
Cosa si può fare?
La buona notizia è che l’ipertensione si può prevenire e trattare efficacemente. Ecco alcune azioni concrete:
- Controllare regolarmente la pressione, almeno una volta l’anno, anche se ci si sente bene
- Ridurre il consumo di sale, preferendo cibi freschi a quelli industriali
- Seguire una dieta ricca di frutta, verdura e cereali integrali
- Mantenere un peso corporeo sano
- Fare attività fisica regolare, almeno 150 minuti a settimana
- Limitare alcol e smettere di fumare
Per chi ha già la pressione alta, è fondamentale aderire scrupolosamente alla terapia farmacologica prescritta, seguendo anche le indicazioni sullo stile di vita.
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