Oggi l’ipertensione arteriosa è una delle patologie croniche più diffuse nel mondo occidentale, si stima che
- 1,28 miliardi di adulti di età compresa tra 30 e 79 anni in tutto il mondo soffrano di ipertensione,
- la maggior parte (due terzi) vive in paesi a basso e medio reddito;
- il 46% degli adulti con ipertensione non sia consapevole di avere questa condizione.
Ma quando guardiamo alle generazioni precedenti, molti si chiedono: “Com’è possibile che i nostri nonni non soffrissero di pressione alta?”
In realtà, la risposta è più complessa di quanto sembri. Non è che l’ipertensione non esistesse: è che era meno frequente, meno diagnosticata e soprattutto legata a uno stile di vita molto diverso da quello attuale.
L’ipertensione c’era anche prima, ma…

È un errore pensare che l’ipertensione sia una “malattia moderna”. Era presente anche nelle generazioni passate, ma con differenze sostanziali:
- Veniva diagnosticata molto meno: fino agli anni ‘60-’70 in Italia la misurazione della pressione non era una pratica comune. Molti nonni avevano la pressione alta… senza saperlo.
- Mancavano farmaci efficaci: i primi antipertensivi moderni (come i diuretici tiazidici) sono stati introdotti solo negli anni ’50.
- La soglia diagnostica era diversa: oggi si parla di ipertensione con valori ≥140/90 mmHg. In passato si consideravano normali pressioni oggi ritenute “borderline”.
Detto ciò, la prevalenza dell’ipertensione era oggettivamente più bassa, soprattutto nei paesi rurali. E i motivi principali sono legati allo stile di vita.
Dieta meno salata e più naturale
I nostri nonni mangiavano meno cibi industriali e confezionati. Il sale aggiunto era molto inferiore rispetto a oggi.
Oggi il 70-80% del sodio che assumiamo non deriva dal sale da cucina, ma da prodotti già pronti: pane industriale, affettati, snack, sughi, formaggi lavorati, ecc. Il consumo medio di sale in Italia è oltre il doppio della soglia raccomandata dall’OMS (5 grammi/die).
I nostri nonni:
- cucinavano in casa;
- usavano poco sale per motivi economici;
- consumavano poco cibo processato.
Anche la dieta mediterranea, oggi celebrata, era più “pura”: legumi, cereali integrali, verdure dell’orto, olio d’oliva, e poca carne.
Più movimento fisico quotidiano
L’attività fisica era integrata nella vita quotidiana, non un “optional da palestra”. Camminare a lungo, lavorare nei campi, fare lavori manuali: tutto ciò contribuiva a mantenere in equilibrio i meccanismi cardiovascolari.
L’attività fisica:
- migliora la funzione endoteliale (cioè la salute delle arterie),
- riduce la rigidità vascolare,
- aiuta a modulare i livelli di adrenalina e cortisolo,
- facilita il controllo del peso (vide infra).
Oggi, invece, trascorriamo gran parte del tempo seduti, davanti a schermi o in auto. Anche i bambini fanno molto meno movimento rispetto a 50 anni fa.
Meno obesità e sovrappeso
L’obesità è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo dell’ipertensione. Il tessuto adiposo in eccesso non è solo un “deposito” di energia, ma un organo endocrino che produce citochine proinfiammatorie, altera la funzione renale e aumenta l’attività del sistema nervoso simpatico.
Secondo l’ISS, in Italia nel 2015
- più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso,
- mentre una persona su dieci è obesa (9,8%);
- complessivamente, il 45,1% dei soggetti di età ≥18 anni è in eccesso ponderale.
Tra gli anni ‘50 e ‘70 queste percentuali erano molto più basse, anche nei contesti urbani.
Meno stress cronico (ma più fatica fisica)
Non è che i nostri nonni vivessero “senza stress”, ma era di natura diversa. Si trattava spesso di fatica fisica, preoccupazioni economiche, lavoro manuale… ma non del carico cognitivo, accelerato, multitasking, frammentato che caratterizza la nostra epoca.
Lo stress cronico moderno:
- aumenta la secrezione di cortisolo e adrenalina,
- causa vasocostrizione,
- stimola il cuore a lavorare di più,
- altera il ritmo sonno-veglia e induce comportamenti compensatori (fumo, alcol, cibo).
Tutto ciò contribuisce all’aumento della pressione arteriosa nel lungo periodo.
Fumo e alcol: meno diffusi… o diversi?
Il fumo di sigaretta era certamente diffuso anche in passato, ma:
- veniva iniziato più tardi (oggi si inizia spesso tra i 13 e i 15 anni),
- si fumava meno (sigarette più leggere, quantità più contenute),
- le sigarette stesse contenevano meno additivi chimici.
Per l’alcol, il discorso è simile:
- vino spesso diluito,
- consumato ai pasti,
- in quantità moderate.
Oggi, invece, è più frequente il binge drinking (alcol in grandi quantità, tutto in una volta), che ha effetti molto più dannosi sul sistema cardiovascolare.
La genetica non è cambiata, lo stile di vita sì
Il nostro DNA è rimasto sostanzialmente identico rispetto a 70-100 anni fa. A essere cambiato radicalmente è l’ambiente in cui viviamo, il nostro stile di vita e l’esposizione cronica a fattori di rischio.
Ecco perché oggi vediamo più ipertensione:
- Diagnostichiamo prima e meglio.
- Viviamo più a lungo (l’ipertensione è malattia dell’età).
- Siamo più sedentari.
- Mangiamo peggio (più sale, zuccheri, cibi processati).
- Siamo più stressati.
I nostri nonni non erano “immuni” alla pressione alta, ma vivevano in un contesto che favoriva naturalmente la salute cardiovascolare: alimentazione più semplice, meno sale, più attività fisica, meno sedentarietà, meno obesità, e uno stress più “meccanico” che psichico.
La buona notizia?
Possiamo recuperare molte di queste abitudini, adattandole al contesto moderno. Tornare a uno stile di vita più vicino a quello dei nostri nonni non è nostalgia, è prevenzione.