Shin Splints (sindrome da stress tibiale mediale): sintomi e rimedi

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Cos’è la shin Splints?

La Shin Splints, in italiano sindrome da stress tibiale mediale (MTSS), è una dolorosa patologia che affligge la tibia, l’osso comunemente indicato come stinco.

Più nel dettaglio si tratta di un’infiammazione dei muscoli, dei tendini e del periostio (il tessuto che avvolge e nutre l’osso) della tibia.

Shin Splints (sindrome da stress tibiale mediale)

Getty/Yuri_Arcurs

Da cosa è causata?

La sindrome da stress tibiale mediale è in genere il risultato di un’eccessiva e ripetitiva attività fisica, tipicamente il running (ma anche ballerini e militari sono considerati soggetti a rischio).

Le condizioni che possono predisporre allo sviluppo dell’infortunio sono:

  • sforzo eccessivo (ad esempio dopo un periodo di pausa o in assenza di una precedente basa di forma fisica, in seguito ad un aumento improvviso di intensità/frequenza/distanza di allenamento)
  • attività svolta su superfici dure (come l’asfalto)
  • tecnica di corsa errata
  • piede piatto

Da quali sintomi si riconosce?

Il sintomo caratteristico consiste in un dolore avvertito lungo la parte anteriore della gamba, compresa tra ginocchio e caviglia, ovvero sulla tibia; spesso il dolore si localizza nella parte interna della gamba, ma non è raro che venga avvertito anche lateralmente o posteriormente.

L’atleta può riferire un peggioramento in caso di palpazione della zona e può talvolta essere individuabile un certo gonfiore.

Nelle fasi iniziali il dolore si presenta al termine dell’allenamento, ma con il tempo può diventare continuo e venire percepito costantemente.

Pericoli

Se trascurato può evolvere in complicazioni come una frattura da stress.

Diagnosi

La diagnosi della sindrome da stress tibiale mediale è prevalentemente clinica. Il medico specialista (ortopedico o fisiatra) formula l’ipotesi diagnostica attraverso una valutazione dettagliata della storia sportiva del paziente e un esame obiettivo mirato.

Valutazione clinica

Il criterio diagnostico principale è la presenza di dolore evocato dalla palpazione del bordo postero-mediale della tibia. Tipicamente, la zona dolente si estende per una lunghezza di almeno 5 centimetri. Il medico valuterà inoltre la biomeccanica del piede, la postura e il tipo di appoggio durante la deambulazione o la corsa, ricercando segni di iperpronazione o anomalie dell’arco plantare.

Diagnosi differenziale

È fondamentale distinguere la shin splints da altre patologie che presentano sintomi simili:

  • Frattura da stress: a differenza della shin splints, il dolore è solitamente circoscritto a un unico punto molto preciso (dolore puntiforme) e può persistere anche a riposo o durante la notte.
  • Sindrome compartimentale cronica da sforzo: caratterizzata da una sensazione di tensione, crampi o formicolio, che compare durante l’esercizio e scompare rapidamente con il riposo.
  • Tenosinovite del tibiale posteriore: il dolore è localizzato più verso la caviglia e il tendine stesso.

Esami strumentali

Sebbene non siano sempre necessari, gli esami di imaging vengono richiesti per confermare la diagnosi nei casi dubbi o per escludere complicanze:

  • Radiografia (RX): spesso risulta negativa nelle fasi iniziali, ma è utile per escludere fratture complete o altre patologie ossee.
  • Risonanza Magnetica (RM): rappresenta il gold standard per identificare l’edema osseo del periostio e rilevare precocemente segni di stress osseo che potrebbero evolvere in frattura.
  • Ecografia: utile per valutare lo stato dei tessuti molli e dei tendini circostanti.

Trattamento e percorsi di cura

L’obiettivo principale della terapia è la riduzione dell’infiammazione e il successivo ripristino della capacità dell’osso e dei tessuti molli di sopportare il carico meccanico. Il trattamento è quasi sempre conservativo e si articola in diverse fasi.

Gestione della fase acuta

Inizialmente, il protocollo si concentra sul controllo del dolore e dell’infiammazione:

  • Riposo relativo: non è necessario il riposo assoluto, ma è fondamentale sospendere le attività ad alto impatto (corsa, salti) sostituendole con attività “low-impact” come nuoto, ciclismo o ellittica per mantenere la capacità aerobica senza sollecitare la tibia.
  • Crioterapia: applicare ghiaccio sulla zona interessata per 15-20 minuti diverse volte al giorno, specialmente dopo l’attività fisica, aiuta a ridurre l’edema e il dolore locale.
  • Terapia farmacologica: l’uso di antinfiammatori non steroidei (FANS), come l’ ibuprofene, il diclofenac o il ketoprofene, può essere indicato per brevi periodi sotto supervisione medica. In alternativa, il paracetamolo è utile per la gestione del dolore.

Riabilitazione e fisioterapia

Una volta superata la fase di dolore acuto, il percorso riabilitativo mira a correggere i fattori predisponenti:

  • Esercizi di rinforzo: è essenziale potenziare non solo i muscoli della gamba (tibiale anteriore e posteriore, polpaccio), ma anche i muscoli stabilizzatori dell’anca e del core, che influenzano la distribuzione del carico sulla tibia.
  • Stretching: esercizi di allungamento per la catena posteriore (gastrocnemio e soleo) aiutano a ridurre la tensione sul periostio tibiale.
  • Terapie fisiche: in casi persistenti o cronici, la terapia con onde d’urto extracorporee (ESWT) ha mostrato risultati promettenti nell’accelerare la guarigione del tessuto osseo e dei tendini.

Correzione biomeccanica e stile di vita

Il successo a lungo termine dipende dalla modifica delle abitudini che hanno causato l’infortunio:

  • Analisi della calzatura: verificare l’usura delle scarpe da corsa (generalmente vanno sostituite ogni 500-800 km). In caso di piede piatto o iperpronazione severa, il medico può consigliare l’uso di ortesi plantari personalizzate.
  • Gestione del carico (Load Management): il ritorno alla corsa deve essere estremamente graduale, seguendo la regola del “non dolore”. Si inizia spesso con un’alternanza cammino-corsa su superfici piane e non eccessivamente dure.
  • Tecnica di corsa: piccoli accorgimenti, come l’aumento della cadenza (numero di passi al minuto), possono ridurre significativamente lo stress da impatto sulla tibia.

Prevenzione

L’accademia americana dei chirurghi ortopedici suggerisce di:

  • scegliere adeguatamente le scarpe, ad esempio per il running è opportuno optare per scarpe specificatamente progettate per questo sport;
  • aumentare gradualmente i carichi di lavoro, sotto tutti i punti di vista
    • frequenza di allenamento
    • volume settimanale
    • intensità (inteso anche come lavori di qualità);
  • cross-training, ovvero alternare la corsa con attività a basso impatto (nuoto, ciclismo, …);
  • associazione di lavori di forza, con l’obiettivo di rafforzare e stabilizzare la muscolatura di gambe, caviglie, fianchi e core, che contribuisce a preparare le gambe ad affrontare attività ad alto impatto come la corsa.

Capitolo a parte merita infine il barefoot-running, ovvero la pratica della corsa a piedi nudi o con scarpe minimaliste; esiste una letteratura ancora limitata in proposito, ma alcuni atleti vi trovano sollievo, tuttavia è imperativo un passaggio MOLTO graduale a questo genere di calzatura, che consenta un progressivo adattamento ai diversi gruppi muscolari interessati dal gesto sportivo.

Quando contattare il medico

Si raccomanda di contattare il medico in caso di dubbi sulla natura dell’infortunio e/o in assenza di miglioramenti, specialmente se il dolore compare anche a riposo, se è presente un gonfiore localizzato molto evidente o se il dolore rende difficile la normale deambulazione.

Fonti e bibliografia

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