Introduzione
La tinea versicolor (o pitiriasi versicolor) è una condizione dermatologica relativamente comune che causa la comparsa di piccole macchie sulla pelle, che possono presentarsi con colore differente dal resto della cute (più chiare o più scure, rosse o rosa); le macchie tendono a comparire gradualmente e poi, nel tempo, si uniscono a formare macchie di dimensioni superiori.
Non è pericolosa, ma può essere fonte di imbarazzo per chi ne soffre.
La causa dev’essere cercata nella presenza di lieviti (funghi microscopici) che vivono normalmente sulla nostra pelle senza causare sintomi; quando per qualche ragione iniziano a proliferare in modo incontrollato possono manifestarsi attraverso la comparsa dei tipici sintomi della malattia. Si tratta quindi di un’infezione superficiale della cute, ma considerata di natura benigna.
Nonostante ci siano dei microrganismi alla base della condizione, la pitiriasi versicolor non è contagiosa, non la si può trasmettere a qualcun altro e nemmeno si può essere contagiati da altre persone.
La pitiriasi è molto diffusa; è uno dei disturbi dermatologici più comuni nelle zone tropicali e subtropicali e chi vive in queste zone può esserne colpito in qualsiasi mese dell’anno. Si verifica soprattutto durante l’adolescenza e nella prima età adulta a causa di una pelle che tende più facilmente ad essere grassa, ma può tendenzialmente è comunque in grado di colpire chiunque.
Molti dei comuni farmaci antifungini si rivelano efficaci, tuttavia è molto comune andare incontro a recidive; non mostra evoluzioni che possano rappresentare un rischio per la vita del paziente, ma può essere fonte d’imbarazzo per chi ne soffre, per questa ragione sono spesso intraprese adeguate misure preventive.

By Sarahrosenau on Flickr.com [https://www.flickr.com/people/sarahrosenau/] – Flickr.com, CC BY-SA 2.0, Link
Cause
La pitiriasi versicolor è causata da un lievito del genere Malassezia che vive normalmente sulla superficie dell’organismo del 90% degli adulti, in condizioni di equilibrio e senza causare sintomi o disagi.
Quando si verifica una qualche condizione che ne causa una proliferazione incontrollata si possono manifestare i sintomi tipici della malattia, a causa dell’influenza che questo lievito può avere sulla produzione di melanina (il pigmento che è responsabile del colore della pelle e dell’abbronzatura).
Non è chiara la ragione per cui la malattia si manifesti solo su alcuni soggetti, ma è possibile individuare alcuni fasce di popolazione più a rischio:
- La tinea versicolor colpisce persone di qualsiasi colore ed etnia,
- le donne sembrano essere particolarmente colpite, soprattutto nella fascia di età 20-29 anni,
- gli adolescenti e i giovani sono i più colpiti perché hanno la pelle più grassa,
- gli anziani e i bambini si ammalano raramente, a meno che non vivano una zona tropicale o subtropicale,
- nei pazienti che vivono in zone non tropicali spesso la tinea versicolor scompare durante i mesi più freschi e secchi.
La pitiriasi versicolor non è il risultato di una cattiva igiene personale e non è contagiosa.
Fattori di rischio
I dermatologi ritengono che i lieviti inizino a proliferare per i seguenti motivi:
- presenza di un clima caldo e umido,
- sudorazione eccessiva (sia per costituzione che per una frequente attività sportiva),
- uso di oli cosmetici in grado di ostruire i pori della pelle,
- cambiamenti ormonali (tipici per esempio dell’adolescenza),
- famigliarità,
- pelle grassa,
- debolezza del sistema immunitario.
Sintomi
Il sintomo chiave della tinea versicolor consiste nella presenza di macchie della pelle circolari od ovali, in particolare su schiena, petto, collo e/o braccia, anche se l’infezione può colpire qualsiasi parte del corpo. Il colore può apparire più chiaro o più scuro della pelle circostante, oppure può essere anche rosa, salmone, rossastro, marrone chiaro o scuro.
I bambini possono talvolta manifestarle anche in viso.
Tendono a comparire gradualmente e spesso si fondono e si uniscono tra loro a formare macchie più grandi. La pelle in corrispondenza delle macchie può essere secca e desquamarsi.
Quando ci si abbronza le macchie diventano più evidenti, perché il lievito impedisce alla pelle di abbronzarsi.
Anche se l’aspetto fisico può essere fonte di imbarazzo ed eventualmente prurito, la manifestazione cutanea non è né contagiosa né pericolosa.
Le macchie possono scomparire d’inverno quando la temperature cala e ritornare in primavera o estate quando il clima è più caldo e umido.
In alcuni casi le macchie della pitiriasi versicolor sono così poco evidenti che non ci si rende conto di averle e quando compaiono macchie chiare sulla pelle, può essere scambiata per vitiligine. La vitiligine è un disturbo che causa lo scolorimento della pelle in modo permanente.
Pericoli
Attraverso una terapia appropriata la prognosi è ottima e l’eccessiva proliferazione del lievito responsabile viene limitata a livelli fisiologici; possono tuttavia servire settimane o mesi per la completa regressione dei sintomi e, in alcuni casi, potrebbe essere necessario ripetere il trattamento in seguito.
Non sono presenti pericoli o rischi di alcun genere, escluso l’eventuale disagio psicologico causato dalla presenza delle macchie.
Diagnosi
Il percorso diagnostico per la pitiriasi versicolor è prevalentemente clinico e si basa sull’osservazione diretta delle lesioni da parte del medico o del dermatologo. Grazie alle caratteristiche tipiche delle macchie, raramente sono necessari test invasivi.
Gli strumenti e le procedure attualmente utilizzati includono:
- Esame obiettivo: Il medico valuta la distribuzione delle macchie (tipicamente su tronco, collo e braccia) e la loro colorazione. Un segno caratteristico ricercato durante la visita è il “segno della riga” o di Besnier: grattando delicatamente la macchia con una spatola, si osserva una desquamazione sottile simile a farina, indice della presenza del fungo.
- Lampada di Wood: Questo strumento emette una luce ultravioletta particolare. In una stanza buia, le aree colpite da Malassezia possono emettere una fluorescenza caratteristica di colore giallo-oro o rame. Sebbene non sia un test infallibile (non tutti i ceppi reagiscono allo stesso modo), è molto utile per confermare il sospetto clinico e valutare l’estensione reale dell’infezione.
- Esame microscopico a fresco (test del KOH): È il “gold standard” diagnostico. Il medico preleva un piccolo campione di squame cutanee tramite raschiamento indolore e le osserva al microscopio dopo aver aggiunto una soluzione di idrossido di potassio (KOH). La diagnosi è confermata dalla visualizzazione della tipica conformazione “a spaghetti e polpette”, ovvero un insieme di filamenti (ife) e forme rotondeggianti (spore).
- Dermatoscopia: L’uso del dermatoscopio permette di visualizzare pattern specifici di desquamazione biancastra localizzata prevalentemente lungo i solchi cutanei, aiutando a distinguere la condizione da altre dermatiti.
Diagnosi differenziale
È fondamentale distinguere la pitiriasi versicolor da altre condizioni che presentano macchie simili per evitare terapie errate. In particolare, il medico valuterà le differenze con:
- Vitiligine: A differenza della pitiriasi, la vitiligine causa una perdita totale di pigmento (macchie bianco latte), non presenta desquamazione e spesso compare in modo simmetrico su mani, viso e aree intorno agli occhi o alla bocca.
- Pitiriasi rosea di Gibert: Si manifesta solitamente con una “chiazza madre” più grande seguita da lesioni più piccole a “albero di Natale”, ha un decorso stagionale e si risolve spontaneamente.
- Pitiriasi alba: Comune nei bambini con dermatite atopica, si presenta con macchie chiare dai bordi sfumati, solitamente localizzate sul volto.
- Dermatite seborroica: Può coesistere con la pitiriasi versicolor poiché condivide lo stesso agente causale (Malassezia), ma tende a localizzarsi sul cuoio capelluto, sopracciglia e solchi naso-labiali con arrossamento più marcato.
Cura e terapia
Il trattamento della pitiriasi versicolor mira a eliminare l’eccesso di lieviti sulla pelle e a ripristinare il normale equilibrio del microbioma cutaneo. È importante sottolineare che, anche dopo una cura efficace, il ritorno al colore naturale della pelle non è immediato: i melanociti hanno bisogno di tempo (da alcune settimane a diversi mesi) e dell’esposizione solare graduale per ricolorare le zone precedentemente colpite.
Le opzioni terapeutiche attuali si dividono principalmente in trattamenti topici e sistemici.
Trattamenti topici (locali)
Rappresentano la prima scelta per la maggior parte dei pazienti, specialmente se l’infezione non è eccessivamente estesa.
- Shampoo e detergenti medicati: Prodotti a base di ketoconazolo al 2% o solfuro di selenio al 2,5% sono estremamente efficaci. Vengono applicati sulle zone colpite (e spesso su tutto il tronco e cuoio capelluto) durante la doccia, lasciati agire per 5-10 minuti e poi risciacquati. Il protocollo prevede solitamente applicazioni quotidiane per una o due settimane.
- Creme, gel e spray antifungini: Principi attivi come il clotrimazolo, il miconazolo, la terbinafina o il ciclopirox olamina vengono applicati direttamente sulle macchie una o due volte al giorno. Gli spray sono particolarmente comodi per coprire ampie aree della schiena.
Trattamenti sistemici (orali)
Il ricorso a farmaci per via orale è riservato ai casi in cui l’infezione è molto estesa, resistente ai trattamenti locali o soggetta a frequenti recidive.
- Antimicotici orali: Il fluconazolo e l’itraconazolo sono i farmaci d’elezione. La terapia è generalmente breve (spesso pochi giorni o una somministrazione settimanale ripetuta). L’uso del ketoconazolo per via orale è oggi fortemente limitato o evitato a causa dei possibili rischi di tossicità epatica, preferendo molecole più sicure.
Gestione delle recidive e profilassi
Poiché il lievito Malassezia fa parte della normale flora cutanea, la pitiriasi tende a ripresentarsi, specialmente in chi ha una predisposizione genetica o vive in ambienti caldo-umidi. Per prevenire le ricadute, i dermatologi raccomandano spesso una terapia di mantenimento, che consiste nell’utilizzare un detergente antifungino una o due volte al mese, specialmente prima dell’inizio della stagione estiva.
Stile di vita e consigli pratici
Il supporto della terapia medica passa necessariamente attraverso una corretta gestione quotidiana della pelle:
- Abbigliamento: Prediligere fibre naturali come cotone, lino o seta, che permettono alla pelle di traspirare. Evitare tessuti sintetici aderenti che favoriscono il ristagno di calore e sudore.
- Igiene: Dopo l’attività fisica o una sudorazione intensa, è fondamentale lavarsi e asciugare accuratamente la pelle, senza però eccedere in lavaggi aggressivi che potrebbero alterare la barriera cutanea.
- Cosmetici: Evitare oli per il corpo pesanti o creme troppo occlusive che possono “nutrire” il lievito e ostruire i pori. Scegliere prodotti etichettati come “non comedogenici” o formulazioni fluide.
- Esposizione solare: Non tentare di “coprire” le macchie con l’abbronzatura artificiale o solare durante l’infezione attiva, poiché questo renderebbe le discromie ancora più evidenti. Il sole è utile solo dopo aver completato la terapia antimicotica per stimolare la pigmentazione.
- Rimedi naturali: L’uso di detergenti a base di zolfo, come quelli termali, può avere un effetto coadiuvante grazie alle naturali proprietà antifungine e cheratolitiche dello zolfo, utili per mantenere un ambiente cutaneo sfavorevole alla Malassezia.
Prevenzione
In caso di precedenti episodi potrebbe essere utile evitare condizioni di calore o sudorazione eccessiva, così come è consigliabile valutare con il proprio dermatologo uno shampoo/detergente da usare a livello di prevenzione.
Un eccesso di igiene personale potrebbe essere controproducente, soprattutto se costituita da frequenti docce calde (l’ambiente caldo-umido è favorevole alla sopravvivenza del lievito responsabile della pitiriasi versicolor).
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Cos'è la pitiriasi versicolor?
Quanto dura?
Come si cura?
Cosa fare se compaiono nuove macchie sulla pelle? È possibile che siano legate a un'allergia o infezione?
La pitiriasi versicolor è contagiosa?
Cosa fare se la terapia per la pitiriasi versicolor non porta risultati dopo un certo periodo?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.
