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L’idea che esista un certo numero di caffè espresso capace, da solo, di provocare un infarto è molto diffusa… ma troppo imprecisa…
In realtà la domanda andrebbe così riformulata:
quanta caffeina stai assumendo (e in quanto tempo), e soprattutto che cuore hai (ritmo, pressione, coronarie, farmaci, sensibilità individuale)?
Partiamo dalle basi: quanta caffeina c’è in un espresso?
Un caffè espresso tradizionale italiano contiene mediamente 40-80 mg di caffeina per porzione da 25-35 mL, variabile in base alla quantità prodotta, alla modalità di preparazione ovviamente al caffè usato.
Quali caffè in una giornata?
Per la maggior parte degli adulti sani gli organismi internazionali, come la FDA e l’EFSA, suggeriscono di non superare 400 mg di caffeina al giorno, da tutte le fonti (quindi non solo caffè, ma anche tè, cacao, bevande energetiche e a base di cola, …).
In termini di espressi la quantità corrisponde indicativamente a 6-7 tazzine.
Quanti espressi tutti insieme?
L’EFSA considera che una singola dose fino a 200 mg di caffeina non sollevi preoccupazioni per la popolazione adulta sana (EFSA Online Library); più nel dettaglio si legge che “dosi singole di caffeina fino a 200 mg (circa 3 mg/kg di peso corporeo per un adulto di 70 kg) non danno adito a preoccupazioni per la sicurezza. La stessa quantità non dà adito a preoccupazioni per la sicurezza se consumata meno di 2 ore prima di un intenso esercizio fisico in normali condizioni ambientali. […] Per bambini e adolescenti, le informazioni disponibili sono insufficienti per stabilire un’assunzione di caffeina sicura. Il gruppo di esperti scientifici ritiene che le assunzioni di caffeina non preoccupanti, calcolate per il consumo acuto di caffeina da parte degli adulti (3 mg/kg di peso corporeo al giorno), possano servire come base per calcolare dosi singole di caffeina e assunzioni giornaliere di caffeina non preoccupanti per questi sottogruppi di popolazione.
In termini di espressi possiamo quindi indicare circa 3 espressi in poco tempo come la zona “di riferimento” per una singola “botta” di caffeina (sempre per adulti sani).
Quando diventa davvero rischioso?

La FDA segnala che effetti tossici (per esempio la possibile comparsa di convulsioni) possono comparire con consumo rapido attorno a ~1.200 mg di caffeina.
In espressi: 1.200 mg ÷ 60 mg ≈ 20 espressi bevuti in breve tempo, condizione che in genere si verifica più attraverso un consumo sconsiderato di fonti concentrate (polveri, compresse, energy shot) che permettono di raggiungere dosi molto alte in pochi minuti.
Ma quindi: l’espresso può causare un infarto?
Un infarto “classico” di solito dipende da una coronaria che si chiude (a causa di una placca e/o di un trombo che si stacca da questa). La caffeina non “crea” quella placca, né in un giorno né in mille.
Il punto vero è un altro: a dosi alte (o per persone predisposte) la caffeina può favorire:
- tachicardia e palpitazioni
- aumento della pressione (in acuto, per approfondire: Cosa fa il caffè alla pressione?)
- aritmie in soggetti sensibili
- sintomi sistemici (ansia, tremori, nausea, insonnia)
Detto questo, la letteratura su consumo “abituale” e aritmie è più rassicurante di quanto si creda: un approfondimento dell’American Heart Association riporta che, in generale, la caffeina a dosi usuali non aumenta il rischio (e talvolta è associata a rischio ridotto) di fibrillazione atriale; resta però vero che alcune persone percepiscono la caffeina come trigger dei propri sintomi.
Gravidanza
In gravidanza l’EFSA indica una dose massima fino a 200 mg/die da tutte le fonti come livello che non solleva preoccupazioni per il feto; anche la ACOG (Associazione dei Ginecologi Americani) cita la stessa soglia come riferimento massimo teorico (possibilmente in dosi distribuite nella giornata, considerando tutte le fonti).
Segnali che stai andando oltre (e quando preoccuparsi)
A prescindere dalla quantità, se dopo il consumo compaiono battito molto accelerato, palpitazioni fastidiose, pressione alta, tremori, ansia marcata, nausea, insonnia è un segnale che la dose (o la velocità di consumo) è eccessiva.