Melatonina: i gravi effetti collaterali se assunta per lunghi periodi

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Un nuovo studio presentato in anteprima all’American Heart Association Scientific Sessions 2025 solleva dubbi importanti sulla sicurezza dell’uso a lungo termine della melatonina, un integratore comunemente usato per favorire il sonno anche nei bambini.

I risultati preliminari, basati su un’analisi di oltre 130.000 pazienti affetti da insonnia cronica, suggeriscono un aumento significativo del rischio di scompenso cardiaco, ospedalizzazione e mortalità nei soggetti che assumono melatonina da oltre un anno.

Si tratta di un dato sorprendente, soprattutto alla luce della percezione diffusa della melatonina come rimedio “naturale” e privo di rischi.

Ma cosa ci dice esattamente questo studio?

E quali implicazioni pratiche può avere per chi soffre di insonnia?

Cos’è la melatonina e come funziona

Ragazza che mostra una compressa alla camera

La melatonina è un ormone prodotto naturalmente dalla ghiandola pineale, una piccola struttura localizzata alla base del cervello. La sua funzione principale è la regolazione del ritmo circadiano, cioè il ciclo sonno-veglia. I livelli di melatonina aumentano fisiologicamente con il buio e diminuiscono con la luce.

Cosa ha scoperto il nuovo studio?

I ricercatori hanno analizzato i dati della rete TriNetX Global Research Network, una piattaforma internazionale che raccoglie cartelle cliniche elettroniche anonimizzate da milioni di pazienti nel mondo. Lo studio ha incluso 130.828 adulti con diagnosi di insonnia cronica, di età media 55,7 anni, in prevalenza donne (61,4%).

I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi:

  • Gruppo melatonina: soggetti che avevano assunto melatonina per almeno 12 mesi, documentata nella cartella clinica.
  • Gruppo controllo: soggetti con insonnia ma senza alcuna traccia di melatonina nelle cartelle cliniche.

Per evitare distorsioni, i due gruppi sono stati bilanciati su 40 variabili cliniche e demografiche (età, sesso, BMI, comorbidità cardiovascolari, farmaci, ecc.). Sono stati esclusi i pazienti con scompenso cardiaco preesistente o che avevano assunto altri farmaci per il sonno.

Risultati principali

    •  Le persone con insonnia che hanno usato melatonina per almeno un anno hanno mostrato un rischio quasi doppio di sviluppare uno scompenso cardiaco rispetto a chi non l’aveva mai usata (4,6% contro 2,7%).
    • Anche i ricoveri ospedalieri per scompenso sono risultati molto più frequenti tra chi prendeva melatonina: circa 1 persona su 5 è stata ricoverata, contro 1 su 15 tra chi non la prendeva (19% contro 6,6%).
    • Infine anche il rischio di morte per qualsiasi causa è risultato più alto tra chi assumeva melatonina: 7,8% contro 4,3%.

Cos’è lo scompenso cardiaco?

Lo scompenso cardiaco è una condizione in cui il cuore non riesce a pompare abbastanza sangue per soddisfare i bisogni dell’organismo. Questo può causare sintomi come affaticamento, mancanza di respiro e accumulo di liquidi nei polmoni o nelle gambe.

Quali sono le possibili spiegazioni?

Lo studio è osservazionale, quindi non può dimostrare una relazione causa-effetto, tuttavia le associazioni emerse sono coerenti, forti e statisticamente significative, e sollevano interrogativi su possibili meccanismi sottostanti. Tra le ipotesi:

  • I pazienti che assumono melatonina da lungo tempo potrebbero avere forme di insonnia più gravi o comorbidità psichiatriche (depressione, ansia), che sono a loro volta fattori di rischio cardiovascolare. In questo caso la melatonina sarebbe quindi innocente.
  • La melatonina potrebbe interferire con la funzione autonomica cardiaca (es. regolazione della frequenza cardiaca o della pressione arteriosa), ma questo resta da dimostrare.
  • I prodotti a base di melatonina venduti come integratori in USA e altri paesi non sono regolati come farmaci: possono contenere dosi imprevedibili e contaminanti (come è stato documentato in più studi), con potenziali effetti tossici nel lungo periodo.

I limiti dello studio

Gli autori sono stati trasparenti nel riconoscere diversi limiti metodologici, tra cui:

  • Difficoltà nel determinare l’esposizione reale: nei paesi dove la melatonina è un integratore (come gli USA), molte persone la assumono senza che ciò compaia nella cartella clinica. Questo può aver fatto finire molti utenti nel gruppo controllo, riducendo l’accuratezza dell’analisi.
  • Assenza di dati su gravità dell’insonnia o su altri disturbi psichiatrici che potrebbero confondere i risultati.
  • Le diagnosi di scompenso cardiaco si basano su codici amministrativi, che potrebbero sovrastimare o sottostimare i casi reali.

Cosa significa tutto questo per chi assume melatonina?

Lo studio non dimostra che la melatonina “causi” scompenso cardiaco, ma mette in luce un rischio potenziale in un sottogruppo di pazienti con uso cronico, che non era stato adeguatamente studiato fino ad ora.

In sintesi:

  • L’uso occasionale o a breve termine di melatonina non è oggetto di allarme.
  • L’assunzione cronica e prolungata (oltre 12 mesi), soprattutto senza supervisione medica, merita prudenza. I pazienti con insonnia cronica dovrebbero essere valutati da un medico per identificare le cause sottostanti (ansia, depressione, apnea del sonno, dolore cronico, ecc.) e considerare approcci non farmacologici basati sulle linee guida internazionali (come la CBT-I, terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia).

Fonte

American Heart Association

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