«Le maratone aumentano il rischio di cancro?» Titolo shock del New York Times

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio?

Negli ultimi mesi un titolo del New York Times ha fatto molto discutere tra medici e sportivi: “Are Marathons and Extreme Running Linked to Colon Cancer?”.

Ma da dove nasce esattamente?

Dalla presentazione di un abstract al congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology) che segnalava tassi insolitamente alti di polipi e adenomi avanzati in un gruppo di corridori di lunga distanza.

La notizia ha generato una certa ansia, soprattutto tra i runner più appassionati. Ma davvero esiste un legame tra corsa estrema e tumore del colon?

Cosa ha mostrato davvero lo studio?

Gambe di maratoneti

Shutterstock/Mikael Damkier

L’abstract presentato all’ASCO riportava che, in un campione di runner di età compresa tra 30 e 50 anni che avevano corso almeno una maratona o un’ultramaratona, il 39% presentava almeno un polipo e il 15% un adenoma avanzato. Queste percentuali risultano molto più alte rispetto ai dati storici di controllo (1,2%).

Apparentemente è un dato allarmante. Tuttavia, ci sono importanti limitazioni metodologiche:

  • Non c’era un gruppo di controllo parallelo composto da non-runner dello stesso sesso, età e caratteristiche.
  • Non sono stati ancora considerati altri fattori confondenti, come dieta, uso di integratori, stile di vita, esposizione a sostanze pro-infiammatorie, o la storia familiare di tumore del colon.
  • Si trattava di una presentazione preliminare (abstract), non ancora sottoposta a peer-review o pubblicata in una rivista scientifica.

In altre parole: si tratta di un segnale interessante, ma non di una prova definitiva.

Cosa dice invece la letteratura medica consolidata?

Tutti i principali studi di coorte e le meta-analisi pubblicate fino ad oggi concordano su un punto fondamentale: l’attività fisica aumenta l’aspettativa di vita.

Non ci sono quindi al momento dati solidi che suggeriscano che dosi elevate di corsa o di attività fisica “estrema” aumentino il rischio di cancro.

Anzi, i benefici cardiovascolari, metabolici e antinfiammatori della corsa sembrano superare di gran lunga i possibili rischi teorici.

Ma rimane un altro problema…

Vale la pena sottolineare un altro aspetto fondamentale: l’incidenza del tumore del colon-retto nei giovani adulti è in aumento. Negli Stati Uniti cresce del 2%-3% all’anno, tanto che entro il 2030 è previsto che diventi la prima causa di morte per cancro nelle persone sotto i 50 anni.

Questo trend riguarda anche chi è apparentemente in buona salute, fa sport, mangia bene e non presenta fattori di rischio evidenti.

Per questo, l’attenzione ai sintomi e l’adesione agli screening sono così importanti.

Cosa devono fare i runner (e non solo)?

  1. I sintomi contano: sangue nelle feci, cambiamenti persistenti dell’alvo (stitichezza o diarrea), perdita di peso, anemia non spiegata vanno sempre indagati. Non vanno mai attribuiti solo a “emorroidi” o “sforzo da allenamento”. Leggi anche: I sintomi iniziali del tumore al colon
  2. Correre fa bene: la corsa è un’abitudine salutare, anche a lungo termine. I potenziali stress fisiologici della corsa estrema non sono al momento motivo di allarme concreto.
  3. Lo screening salva la vita: rimuovere i polipi durante la colonscopia può prevenire la trasformazione in tumore. I runner sono persone abituate alla disciplina e all’impegno: affrontare uno screening, quando appropriato, dovrebbe far parte dello stesso approccio alla salute.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza