Hai mai pensato a cosa accade realmente al tuo corpo quando salti tutti i pasti per un giorno intero? In realtà poco, molto poco…
Il nostro organismo è molto più preparato di quanto immagini. Vediamo insieme, passo dopo passo, cosa succede durante un digiuno di 24 ore e perché, sorprendentemente, il corpo “quasi non se ne accorge”.
Fase 1: Digestione e assorbimento (prime 6 ore)

Shutterstock/Roman Samborskyi
Hai appena finito di mangiare, magari una cena deliziosa.
Il tuo corpo si mette subito al lavoro per processare ciò che hai ingerito: glicemia e insulina aumentano, portando il glucosio alle cellule per essere utilizzato come energia. Il glucosio in eccesso viene immagazzinato come glicogeno, una sorta di “riserva energetica” nel fegato e nei muscoli.
In questa fase, tutto fila liscio: il tuo corpo è felice e ben nutrito, usando principalmente il glucosio per darti energia.
Fase 2: Fine digestione e utilizzo del glicogeno (dalle 4 alle 16 ore)
Qualche ora dopo l’ultimo pasto, il tuo corpo inizia a notare che non stanno più arrivando nuovi nutrienti. Nessun problema: passa alla modalità “riserva”, utilizzando il glicogeno immagazzinato nel fegato per mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue.
È una transizione naturale che non provoca stress, ma inizia a preparare l’organismo per il lungo termine… perché non si sa mai…
Potresti sentire un po’ di fame, ma questo è solo il tuo corpo che si adatta e riorganizza le priorità energetiche.
Fase 3: Lo “switch metabolico” (dopo 16 ore)
Ecco il momento cruciale: dopo circa 16 ore di digiuno, le tue riserve di glicogeno si stanno davvero svuotando. È qui che avviene il cosiddetto “switch metabolico”: il fegato prende il comando e inizia a produrre glucosio ex novo tramite un processo chiamato gluconeogenesi, utilizzando soprattutto proteine e un poco di glicerolo.
Nel frattempo, la diminuzione dell’insulina segnala anche al resto del corpo di iniziare a utilizzare i grassi immagazzinati come combustibile, quando possibile. Il tuo corpo entra ufficialmente in modalità “brucia-grassi”, ma attenzione: anche alcune proteine muscolari vengono sacrificate temporaneamente, un compromesso necessario per garantire energia alle cellule più esigenti, come quelle del cervello e i globuli rossi.
Ma non preoccuparti: il corpo è progettato per essere efficiente. Se il digiuno prosegue, ridurrà progressivamente l’uso delle proteine, preservando i muscoli e spostandosi verso un utilizzo maggiore dei grassi.
In realtà…
Nonostante si parli di “switch metabolico”, è importante ricordare che questo passaggio non avviene in modo improvviso. Il cambiamento è sempre graduale e progressivo, con il corpo che sposta lentamente le sue priorità, aumentando via via l’uso dei grassi e riducendo quello dei carboidrati e delle proteine. Questa transizione graduale è ciò che consente al corpo di adattarsi senza intoppi.
Lo stesso vale per la produzione di glucosio da parte del fegato, che inizia ben prima che le scorte si esauriscano e progressivamente aumenta di efficienza e quantità.
Cosa succede al peso durante un digiuno di 24 ore?
Noterai una diminuzione del peso corporeo, ma non farti illusioni: la maggior parte di ciò che perdi è acqua. Questo accade perché il glicogeno trattiene liquidi e, quando lo consumi, il corpo rilascia anche l’acqua associata in forma di urina.
La perdita di grasso, invece, è minima in un solo giorno di digiuno. Per ottenere benefici reali e duraturi sul peso, è essenziale mantenere un deficit calorico nel lungo periodo.
E l’autofagia?
L’autofagia è un processo fisiologico fondamentale in cui le cellule degradano e riciclano i propri componenti danneggiati o inutilizzati. Questo processo è regolato principalmente dalla carenza di nutrienti e di energia, e il digiuno è uno dei fattori che possono indurlo. Tuttavia, il momento in cui l’autofagia si attiva a livelli apprezzabili dipende da diversi fattori, tra cui la durata del digiuno, il metabolismo individuale, e la disponibilità di riserve energetiche.
Le evidenze attuali suggeriscono che i primi segnali di attivazione dell’autofagia si verificano già entro alcune ore di digiuno, quando i livelli di insulina calano e quelli di glucagone aumentano. Tuttavia, perché l’autofagia raggiunga livelli “apprezzabili” o significativi, potrebbe essere necessario un periodo di digiuno più prolungato, generalmente oltre le 18-24 ore.
Dopo 24 ore di digiuno è probabile che l’autofagia sia attiva a livelli apprezzabili, ma per una stimolazione più robusta i digiuni più prolungati (ad esempio oltre le 36 ore, ma gli studi sull’uomo sono limitati) sembrano essere più efficaci secondo i dati disponibili.
Va comunque precisato che l’autofagia non si “accende” o “spegne” improvvisamente: è un processo dinamico, sempre attivo a un livello basale, che aumenta gradualmente in risposta allo stress cellulare.
Un digiuno di 24 ore: sicuro o rischioso?
Digiunare per un giorno è generalmente sicuro per la maggior parte delle persone sane e può persino offrire qualche vantaggio, come migliorare temporaneamente la sensibilità all’insulina, in quanto adattamento metabolico in risposta alla scarsità di cibo.
Tuttavia, non è adatto a tutti: chi soffre di determinate condizioni mediche (diabete, ipoglicemia, disturbi alimentari, ecc.) dovrebbe consultare un medico prima di intraprendere un digiuno.
Si raccomanda un’abbonante idratazione (il digiuno NON deve MAI essere anche dei liquidi).
Conclusione
Un digiuno di 24 ore è più semplice di quanto sembri: il corpo è abituato a gestire queste situazioni grazie a milioni di anni di evoluzione. Durante questo periodo, il tuo organismo si adatta in modo graduale, passando dalle riserve di glicogeno alla produzione di glucosio e all’uso dei grassi. È un piccolo stress che il corpo sa affrontare con grande eleganza.
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.