Forse hai il colon irritabile post-infettivo e non lo sai

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Il colon irritabile, o sindrome dell’intestino irritabile, è un disturbo funzionale intestinale molto comune, caratterizzato da dolore addominale, gonfiore e alterazioni dell’alvo, come diarrea, stipsi o entrambe in modo alternante.

Per anni è stato considerato un problema prevalentemente “nervoso”, ma oggi sappiamo che le sue cause sono più complesse e in parte ancora poco comprese, ma una delle forme meglio documentate, seppure non la più comune, è quella che insorge dopo un’infezione intestinale acuta.

Cos’è il colon irritabile post-infettivo

Ragazza con evidente mal di pancia

Shutterstock/2532301653

Con il termine colon irritabile post-infettivo si indica una forma di sindrome dell’intestino irritabile che compare dopo un episodio di gastroenterite acuta, spesso di origine batterica ma talvolta anche virale (influenza intestinale) o parassitaria. La persona colpita guarisce apparentemente dall’infezione, ma nelle settimane o nei mesi successivi sviluppa sintomi intestinali persistenti che prima non erano presenti.

Questo fenomeno è ben riconosciuto nella letteratura scientifica ed è descritto in numerosi studi prospettici e meta-analisi. Si stima che una quota variabile tra il 5 e il 30 per cento delle persone che hanno avuto una gastroenterite sviluppi, nel tempo, un quadro compatibile con colon irritabile.

Quali infezioni sono più spesso coinvolte

Le infezioni batteriche sono quelle più frequentemente associate allo sviluppo di colon irritabile post-infettivo. Tra i microrganismi più studiati ci sono Campylobacter, Salmonella, Shigella ed Escherichia coli enteropatogeni. Anche alcune infezioni parassitarie, come la giardiasi, sono ben note per la loro capacità di lasciare strascichi funzionali a lungo termine.

Le infezioni virali (come la comune influenza intestinale) sembrano dimostrare un’associazione meno forte, ma non sono completamente escluse, soprattutto se l’episodio acuto è stato particolarmente intenso o prolungato.

Perché l’intestino non torna “come prima”

Il meccanismo non è unico, ma multifattoriale.

Dopo un’infezione intestinale possono persistere alterazioni della mucosa intestinale, con una lieve infiammazione cronica di basso grado. Questo può rendere l’intestino più sensibile agli stimoli normali, come la distensione da gas o il passaggio delle feci.

Un altro elemento centrale è la modifica del microbiota intestinale.

L’infezione può alterare l’equilibrio tra le diverse popolazioni batteriche, favorendo una fermentazione anomala e una maggiore produzione di gas. In alcune persone si osserva anche un’alterazione della permeabilità intestinale e della comunicazione tra intestino e sistema nervoso centrale.

Chi è più a rischio

Non tutte le persone che hanno un’infezione intestinale sviluppano il colon irritabile.

I fattori di rischio più noti includono la gravità dell’episodio acuto, la durata della diarrea, la presenza di febbre o sangue nelle feci e il sesso femminile.

Anche lo stress psicologico al momento dell’infezione sembra aumentare il rischio, probabilmente attraverso meccanismi neuro-immuni.

Cosa significa per il paziente

È importante sottolineare che il colon irritabile post-infettivo non indica una malattia grave o progressiva, ma può avere comunque un impatto significativo sulla qualità di vita. Riconoscere il legame con un’infezione precedente aiuta a dare un senso ai sintomi e a evitare esami o diete inutilmente restrittive.

In conclusione, alcune infezioni intestinali possono effettivamente rappresentare l’evento scatenante del colon irritabile. Questa conoscenza ha contribuito a cambiare la visione del disturbo, spostandola da un’interpretazione semplicistica a una comprensione più biologica e basata sulle evidenze.

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