Cereali integrali in chicco: la forma più sana?

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C’è una categoria di alimenti che offre benefici straordinari per la salute e la longevità.

Parliamo di un caposaldo della dieta mediterranea, spesso presente sulle nostre tavole… ma raramente nella sua forma migliore.

Prima di entrare nel merito, facciamo un passo indietro.

La nuova piramide alimentare mediterranea

È stata recentemente pubblicata la nuova versione della piramide alimentare della dieta mediterranea, un modello aggiornato sulla base delle più recenti evidenze scientifiche, che offre una rappresentazione grafica delle proporzioni ideali di consumo dei vari gruppi alimentari.

L’idea fondante è che, più un alimento è posizionato verso la base, maggiore dovrebbe essere la sua frequenza di consumo settimanale. I primi due livelli comprendono i cibi che dovremmo portare in tavola ogni giorno: frutta, verdura, e – al centro della base – l’olio extravergine di oliva.

Immediatamente sopra troviamo altri alimenti di uso quotidiano e tra questi un ruolo centrale è riservato ai cereali integrali, considerati la principale fonte di energia nella dieta mediterranea.

Cereali integrali sì, ma nella forma giusta

Chicco di orzo

Shutterstock/2034405398

Fin qui nulla di nuovo: che i cereali integrali siano preferibili a quelli raffinati è ormai un messaggio largamente condiviso.

Ma oggi vogliamo fare un passo in più, e parlare della forma ideale per consumarli: i cereali in chicco.

No, questo non significa rinunciare a pane, pasta e – ci mancherebbe – pizza. Significa semplicemente introdurre più varietà e rotazione nella propria alimentazione.

  • Varietà non solo di forma – alternando i derivati da farina ai chicchi interi –
  • ma anche di specie: riscoprendo cereali e pseudocereali spesso dimenticati come farro, orzo, miglio, avena, grano saraceno, segale, sorgo o teff, molti dei quali non esistono nemmeno sotto forma di pasta o pane, ma che offrono un ventaglio unico di sapori, consistenze e benefici nutrizionali.

Perché il chicco è preferibile

Il chicco rappresenta la forma più integra e naturale del cereale. Contiene tutte le sue componenti originarie – crusca, germe, endosperma – nelle proporzioni esatte stabilite dalla natura. Ogni passaggio di lavorazione, dalla raffinazione alla macinatura, comporta una perdita di nutrienti. Anche le farine integrali migliori, pur più valide rispetto a quelle raffinate, subiscono alterazioni chimico-fisiche che riducono la qualità nutrizionale dell’alimento.

Come sottolineato in un documento pubblicato dalla Heart Foundation neozelandese, l’integrità strutturale del chicco intero è un fattore chiave nel determinare una migliore risposta metabolica, anche in termini di controllo glicemico, rispetto ai prodotti trasformati, anche se ottenuti da farina integrale.

Ma non si tratta solo di glicemia.

La trasformazione di un cereale – anche con processi artigianali come la macinazione a pietra – porta sempre a compromessi:

  • ridotta conservabilità,
  • instabilità dei grassi contenuti nel germe,
  • ossidazione dei composti più delicati a causa di esposizione all’aria e alla luce.

Inoltre, a differenza dei prodotti trasformati per i quali l’etichettatura può essere fuorviante (la definizione di “integrale” è infatti piuttosto permissiva dal punto di vista normativo), il chicco non mente: è un alimento trasparente, metaforicamente parlando.

Visibile, riconoscibile, non manipolabile.

E possiamo scegliere in autonomia se acquistarlo integrale o meno (nei cereali “vestiti”, come il farro, è possibile usare la versione decorticata, che è un necessario compromesso).

Cosa dice davvero la scienza

Va però fatta una precisazione doverosa. I benefici superiori dei cereali in chicco rispetto ai derivati farinacei non sono supportati da studi clinici comparativi diretti, ma si basano su evidenze fisiologiche indirette e su principi di plausibilità biologica.

La letteratura scientifica conferma con solidità che il consumo di cereali integrali è associato a:

Tuttavia gli studi distinguono raramente tra chicchi interi e prodotti a base di farina integrale. Le linee guida ufficiali, comprese quelle italiane, riconoscono che le tecniche di lavorazione modificano in modo significativo il profilo nutrizionale dei cereali, ma si limitano a suggerire che anche i cereali in chicco “possono dare un importante contributo” alla quota quotidiana di cereali integrali.

Quindi, possiamo affermare con onestà che mancano prove conclusive per dire che (ad esempio) mangiare farro in chicco sia clinicamente meglio che mangiare pasta integrale di farro, ma favorire alimenti meno processati è coerente con la direzione verso cui si muove la ricerca nutrizionale contemporanea.

Considerazioni pratiche

Due note utili per chi vuole iniziare a introdurre i cereali in chicco nella propria alimentazione:

  1. Dove si trovano: oggi quasi tutti i supermercati offrono una discreta varietà di cereali in chicco, di solito accanto ai legumi secchi. Per un assortimento più ampio, si possono visitare negozi specializzati (es. NaturaSì) o acquistare online. Quando si sceglie un prodotto integrale, l’opzione biologica può avere senso, ma meglio non biologico che niente.
  2. Tempi di cottura: l’obiezione classica riguarda i lunghi tempi di preparazione. In realtà, un ammollo prolungato (12-24 ore) può ridurre drasticamente i tempi di cottura. Cuocere i cereali in pentola a pressione li rende pronti in tempi simili a quelli della pasta. Inoltre, è possibile cuocerli in anticipo e conservarli in frigo per diversi giorni: perfetti per zuppe, piatti caldi o insalate fredde estive.

E ricordiamoci una cosa: quando li metti in ammollo o li fai cuocere, non è necessario stargli dietro come se fossero un soufflé. Fanno tutto da soli.

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