I 2 frutti più efficaci contro l’intestino pigro

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Chiariamolo subito: l’intestino pigro (stitichezza cronica) non è un vezzo, non è una moda new age e soprattutto non è un eufemismo poetico.

È un problema reale, fastidioso, addirittura democratico – colpisce chiunque, a prescindere dal censo, dal segno zodiacale o dalla quantità di mandala disegnati durante una riunione su Zoom.

Primo piano di una ragazza durante uno sforzo evidente.

E quando il tuo colon decide di prendersi una pausa, che neanche un impiegato statale alle 10 del mattino con la scusa del caffè, la vita si complica: gonfiore, irritabilità e quella sensazione di avere una valigia piena da giorni ma senza biglietto per partire.

Prima di dichiarare guerra al tuo stesso apparato digerente o affidarti a lassativi scelti a caso, però, è importante capire se si tratta davvero di stitichezza e se sono presenti segnali che richiedono una valutazione medica.

Tra gli alimenti studiati più direttamente ci sono due vecchi amici: prugne secche e kiwi. Possono aiutare alcune persone, ma non sono rimedi universali e non sostituiscono le cure necessarie.

Come si riconosce la stitichezza

La stitichezza non significa soltanto andare in bagno meno spesso. Può manifestarsi anche con feci dure o a palline, sforzo eccessivo, sensazione di evacuazione incompleta o di blocco e necessità di ricorrere a manovre manuali. In genere, meno di tre evacuazioni spontanee alla settimana è uno dei possibili criteri, ma la frequenza da sola non basta per formulare la diagnosi.

La valutazione parte dall’anamnesi, cioè dal racconto dei sintomi. Il medico può chiedere quando è iniziato il problema, com’è cambiata la consistenza delle feci, quali farmaci o integratori vengono assunti e se sono presenti dolore addominale, gonfiore o altri disturbi. Oppioidi, ferro, alcuni antidepressivi, anticolinergici e altri medicinali possono favorire la stitichezza. Anche gravidanza, malattie neurologiche, disturbi della tiroide e problemi del pavimento pelvico possono avere un ruolo.

L’esame obiettivo comprende la valutazione dell’addome e, quando indicato, l’esplorazione rettale. Quest’ultima può aiutare a riconoscere fecalomi, lesioni locali o una difficoltà di coordinazione dei muscoli impiegati durante l’evacuazione.

In assenza di segnali d’allarme, esami del sangue, radiografie e colonscopia non sono necessari di routine. Gli accertamenti vengono scelti in base alla storia clinica: per esempio, possono servire esami per anemia, alterazioni della tiroide, glicemia o calcio se esiste un sospetto specifico. La colonscopia è indicata soprattutto in presenza di sintomi sospetti o quando deve essere eseguito lo screening del tumore del colon-retto previsto per età e rischio individuale.

Se la stitichezza non risponde a un trattamento adeguato, il gastroenterologo può richiedere esami specialistici. La manometria anorettale e il test di espulsione del palloncino valutano il funzionamento di retto, sfinteri e pavimento pelvico. Lo studio del transito intestinale o la defecografia sono riservati a casi selezionati.

È opportuno rivolgersi al medico se il disturbo è nuovo, persiste o peggiora. Sangue nelle feci, anemia, dimagrimento involontario, febbre, vomito, dolore intenso o continuo, marcata distensione addominale e familiarità per tumori intestinali richiedono una valutazione tempestiva. L’impossibilità improvvisa di evacuare o emettere gas associata a dolore e vomito può essere un’emergenza.

Come si cura l’intestino pigro

Gli obiettivi del trattamento sono ottenere feci morbide ma formate, ridurre lo sforzo e la sensazione di evacuazione incompleta e ritrovare una regolarità compatibile con il proprio benessere. Non è necessario evacuare ogni giorno: conta soprattutto che l’evacuazione sia agevole e non dolorosa.

La cura dipende dalla causa, dalla gravità e dalla durata dei sintomi. In molti casi si procede per gradi, partendo da abitudini quotidiane e interventi alimentari. Se non bastano, si possono utilizzare fibre solubili o lassativi scelti con il medico o il farmacista. Nei disturbi del pavimento pelvico il trattamento più adatto è invece la riabilitazione con biofeedback, che insegna a coordinare correttamente i muscoli durante l’evacuazione.

Stile di vita

Una dieta varia, con un apporto adeguato di fibre, può favorire la regolarità. Le fibre vanno aumentate gradualmente, perché un incremento brusco può peggiorare gonfiore e gas. Bere a sufficienza è particolarmente importante quando si assumono fibre, mentre forzarsi a bere quantità eccessive di acqua non risolve da solo la stitichezza nelle persone già ben idratate.

Può essere utile non ignorare lo stimolo, dedicare al bagno un momento tranquillo dopo un pasto e appoggiare i piedi su un piccolo rialzo, in modo da facilitare la posizione accovacciata. L’attività fisica regolare è consigliabile per la salute generale e può contribuire al benessere intestinale, anche se da sola non sempre corregge una stitichezza cronica.

La prugna: l’arma segreta delle nonne

Prugne, gli alimenti lassativi più efficaci

Shutterstock/Bildagentur Zoonar GmbH

Sì, proprio le prugne.

Quelle stesse che ti venivano propinate con insistenza dalle nonne, sempre pronte a parlarti di “regolarità intestinale” con un candore disarmante. L’intuizione era corretta, anche se le quantità e la tollerabilità contano.

Le prugne secche contengono sorbitolo, uno zucchero che richiama acqua nell’intestino, fibre e polifenoli. Questa combinazione può ammorbidire le feci e aumentare la frequenza delle evacuazioni. Le evidenze disponibili suggeriscono un beneficio, ma gli studi sono relativamente piccoli e non tutte le persone rispondono allo stesso modo.

Le quantità studiate sono spesso superiori alle classiche due o tre prugne: in alcuni protocolli si arriva a circa otto-dieci prugne al giorno per alcune settimane. Conviene però iniziare con una dose più bassa e aumentarla gradualmente solo se ben tollerata.

Il rovescio della medaglia è prevedibile: sorbitolo e fibre possono causare gas, crampi o diarrea. Le prugne possono accentuare il gonfiore nelle persone con sindrome dell’intestino irritabile e contengono zuccheri e calorie in forma concentrata. Chi ha diabete o segue una dieta specifica dovrebbe inserirle nel piano alimentare concordato con il professionista sanitario.

Il kiwi: piccolo, peloso e sorprendentemente concreto

Kiwi su sfondo bianco

Il kiwi sembra innocuo, ma dispone di caratteristiche interessanti per chi combatte con la stitichezza.

È una fonte di vitamina C, oltre che di fibre e acqua. Contiene anche actinidina, un enzima coinvolto nella digestione delle proteine. Il possibile effetto sulla stitichezza, tuttavia, sembra dipendere soprattutto dalla capacità delle sue fibre di trattenere acqua e aumentare il volume delle feci, più che da un fantomatico effetto “bulldozer”.

Il consumo quotidiano di due o tre kiwi per almeno quattro settimane può migliorare la frequenza e la consistenza delle evacuazioni in alcune persone con stitichezza cronica. Le evidenze cliniche sono promettenti, ma derivano in gran parte da studi brevi e condotti su gruppi non molto numerosi.

Rispetto alle prugne, il kiwi può provocare meno gonfiore in alcune persone, ma non è privo di rischi. Può causare bruciore in bocca, disturbi gastrointestinali o reazioni allergiche, talvolta importanti. Chi sa di essere allergico al kiwi deve evitarlo; una maggiore cautela è opportuna anche nelle persone con allergia al lattice o ad altri frutti associati.

Quando frutta e abitudini non bastano

Se gli interventi alimentari non sono sufficienti, si può valutare un integratore di fibra solubile, in particolare lo psillio. Va iniziato gradualmente e assunto con liquidi adeguati; può causare gonfiore e non deve essere utilizzato in caso di sospetta ostruzione intestinale.

Tra i lassativi osmotici, il macrogol richiama acqua nell’intestino ed è una delle opzioni con le prove più solide per la stitichezza cronica. Può provocare gonfiore, nausea o diarrea. I lassativi stimolanti, come bisacodile, sodio picosolfato o senna, sono utili soprattutto per periodi brevi o come trattamento di soccorso; gli effetti indesiderati più comuni sono crampi e diarrea.

Sali di magnesio e altri lassativi non sono adatti a tutti. In particolare, richiedono cautela in presenza di malattie renali, cardiache o alterazioni degli elettroliti. In gravidanza, nei bambini, negli anziani fragili e nelle persone che assumono molti farmaci è preferibile chiedere consiglio prima di iniziare un prodotto.

Quando i rimedi da banco non funzionano, il medico può prescrivere farmaci che aumentano la secrezione di liquidi nell’intestino o ne stimolano la motilità. La scelta dipende dal tipo di stitichezza, dai sintomi associati, dalle controindicazioni e dalla disponibilità dei medicinali. Se esiste un disturbo del pavimento pelvico, aumentare continuamente fibre e lassativi può non bastare: la riabilitazione con biofeedback è generalmente il trattamento più mirato.

È consigliabile consultare il medico se non si osserva un miglioramento dopo alcune settimane, se servono lassativi con grande frequenza o se la stitichezza interferisce in modo rilevante con la vita quotidiana.

Un momento: chi finanzia questi studi?

Un piccolo disclaimer è doveroso: diversi studi sulle virtù del kiwi sono stati sponsorizzati da aziende del settore.

Questo non significa che i risultati siano automaticamente falsi, ma il finanziamento è un possibile fattore di distorsione e va dichiarato. Per valutare l’affidabilità di una conclusione contano la qualità del metodo, la dimensione e la durata dello studio, la pubblicazione con revisione tra pari e la possibilità di ottenere risultati simili in ricerche diverse.

Nel caso di kiwi e prugne, le prove complessive indicano un possibile beneficio concreto sulla stitichezza, senza trasformare questi frutti in cure miracolose. Gli effetti medi sono moderati, gli studi hanno alcuni limiti e la risposta individuale può variare parecchio.

Anche quando non risolvono da soli il problema, kiwi e prugne possono contribuire a un’alimentazione ricca di vegetali, fibre, vitamine e composti bioattivi. Le indicazioni italiane suggeriscono complessivamente almeno cinque porzioni quotidiane tra frutta e verdura, in genere tre di frutta e due di verdura. Va però ricordato che la porzione standard di frutta essiccata è più piccola rispetto a quella di frutta fresca: le quantità di prugne utilizzate a scopo lassativo non equivalgono necessariamente a una normale porzione alimentare.

Meglio ancora se scelti di stagione e acquistati dal contadino con l’albero vicino a casa, ma senza chiedere al kiwi di fare il lavoro del gastroenterologo.

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