Negli ultimi anni, il digiuno intermittente – e in particolare l’alimentazione a tempo ristretto (time-restricted eating, TRE) – ha guadagnato popolarità come strategia per dimagrire, migliorare la salute metabolica e allungare la vita, tuttavia un nuovo studio statunitense condotto su quasi 20.000 adulti solleva dubbi importanti sulla sicurezza di questa pratica, specialmente quando applicata in modo rigido e senza un’adeguata qualità nutrizionale.
Il professor Luigi Fontana, medico internista, esperto mondiale di medicina della longevità e direttore scientifico del programma di Longevità dell’Università di Sydney, ha commentato questo studio in un recente video (disponibile a fine articolo), spiegando in modo chiaro perché alcune forme di digiuno intermittente potrebbero essere non solo inefficaci, ma addirittura dannose per la salute cardiovascolare.
Mangiare entro 8 ore: un rischio per il cuore?

Lo studio citato dal prof. Fontana – condotto su un ampio campione di adulti americani – ha mostrato che coloro che consumavano tutti i pasti entro una finestra di 8 ore al giorno erano associati a un rischio 2,3 volte più alto di mortalità cardiovascolare rispetto a chi distribuiva l’alimentazione su un arco più ampio di 12-14 ore.
Questo dato è particolarmente rilevante perché contrasta con molti degli entusiasmi attorno al TRE, spesso considerato benefico per il cuore.
Ma come ha sottolineato Fontana, il problema non è tanto la finestra temporale in sé, quanto il contesto in cui viene applicata.
Rischi aumentati nei pazienti già fragili
Ancora più preoccupanti sono i dati relativi ai soggetti che avevano già una diagnosi di diabete o malattie cardiovascolari. In questi pazienti, la mortalità cardiovascolare era oltre tre volte più elevata se seguivano una finestra alimentare di sole 8 ore.
In altre parole una strategia che molti considerano “salutare” potrebbe, nei soggetti più vulnerabili, peggiorare il rischio di esiti fatali.
Il motivo?
Probabilmente una combinazione tra deprivazione calorica inadeguata, squilibri metabolici e uno stile alimentare qualitativamente povero.
Una finestra ristretta, uno stile di vita peggiore
Lo stesso studio ha messo in evidenza che chi segue una finestra alimentare di 8 ore tende, in media, ad avere stili di vita meno salutari, tra cui:
- Maggiore consumo di cibo ultraprocessato
- Minore apporto di micronutrienti essenziali
- Maggiore prevalenza di sedentarietà
- Più frequente consumo di alcol e tabacco
Questi fattori possono agire come confondenti importanti, rendendo difficile stabilire una relazione diretta tra la finestra alimentare e l’aumento del rischio cardiovascolare. Tuttavia, il messaggio è chiaro:
digiunare non basta, se la qualità complessiva della dieta e dello stile di vita è scarsa.
Non basta “quando mangi”, conta anche cosa mangi
Fontana è molto chiaro su questo punto: lo studio non dimostra una causalità diretta, ma l’associazione osservata è sufficiente per lanciare un allarme. Troppo spesso il digiuno intermittente viene applicato come una “scorciatoia” senza cambiare la qualità del cibo.
Secondo il professore, se si concentra tutta l’alimentazione quotidiana in 8 ore ma si consumano solo alimenti raffinati, cibi industriali, carni lavorate, grassi saturi, dolci e bevande zuccherate, i benefici metabolici attesi non solo svaniscono, ma si trasformano in danni potenziali.
La vera longevità richiede un approccio integrato
La longevità, come ricordato nel video, non dipende da una singola strategia alimentare, ma da una visione integrata e sostenibile della salute che coinvolge corpo, mente e relazioni. Ecco gli elementi fondamentali che il prof. Fontana considera essenziali per promuovere una vita lunga e in salute:
- Un’alimentazione basata su cibi vegetali integrali, con abbondanza di fibre, fitonutrienti e proteine di alta qualità (come legumi, frutta secca e semi).
- Attività fisica regolare, che includa esercizio aerobico, esercizi di resistenza muscolare e lavoro sulla flessibilità e la postura.
- Sonno profondo e rigenerante, in particolare nella fase N3 del sonno non-REM, fondamentale per il recupero cerebrale e la prevenzione della demenza.
- Gestione dello stress, tramite tecniche come la meditazione, la respirazione diaframmatica lenta e il rilassamento progressivo.
- Coltivazione del benessere emotivo e spirituale, grazie a relazioni profonde, senso di scopo, connessione con la natura, arte e musica.
Conclusione: il digiuno va usato con intelligenza
Il messaggio finale del prof. Fontana è tanto semplice quanto importante: il digiuno intermittente non è una panacea. Applicato in modo rigido, senza considerare la qualità degli alimenti e lo stile di vita nel suo complesso, può diventare un boomerang, soprattutto in persone con patologie croniche o abitudini poco salutari.
Usare il digiuno con intelligenza significa inserirlo in un quadro di scelte consapevoli e sostenibili, non come soluzione rapida o moda del momento. La scienza della longevità, oggi più che mai, ci invita a un cambiamento profondo, non a un’altra dieta lampo.
Fonte
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