Contusione, definizione e soluzioni efficaci

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Cos’è una contusione?

La contusione è la conseguenza di un trauma diretto sulla pelle, ma senza l’apertura di una ferita (la pelle superficiale non va incontro a lesioni); le contusioni sono spesso accompagnate da dolore e gonfiore.

Una contusione si può sviluppare non solo sulla pelle e sui muscoli più superficiali, oggetto di questo articolo, ma anche ossa ed organi interni.

Contusione

Shutterstock/Yekatseryna Netuk

Quanto dura una contusione?

Possono volerci mesi prima che il livido associato ad una contusione svanisca, ma nella maggior parte dei casi sono sufficienti un paio di settimane, in cui si osserva una caratteristica evoluzione del colore superficiale (dovuta ai cambiamenti che subisce l’emoglobina presente nei globuli rossi):

  • colore rossastro (tipico del sangue appena fuoriuscito dai vasi),
  • bluastro-viola, (l’emoglobina si ossida a metaemoglobina)
  • verdastro-giallo (viene metabolizzata a biliverdina e poi bilirubina)
  • rosa naturale.

Il dolore spesso ha durata inferiore, risolvendosi nella maggior parte dei casi minori in pochi giorni.

Cosa fare in caso di contusione?

Il primo approccio al trattamento della contusione ha come obiettivo la riduzione dell’emorragia e dell’infiammazione, consentendo in questo modo anche un controllo del dolore. La terapia di elezione consiste nel cosiddetto approccio RICE:

  • Rest (riposo): è necessario sospendere, per quanto possibile, l’uso dei muscoli coinvolti nel trauma (nei casi più severi potrebbe essere consigliabile il ricorso alle stampelle).
  • Ice (ghiaccio): l’applicazione periodica di impacchi di ghiaccio sulla zona interessate riduce lo stravaso di sangue e, parallelamente, l’afflusso di mediatori dell’infiammazione. Il ghiaccio ha inoltre effetto analgesico (riduce il dolore).
  • Compression (compressione): un bendaggio fermo e compressivo (senza eccedere) ha la stessa funzione del ghiaccio, ovvero ridurre la fuoriuscita di sangue. Seguendo le indicazioni di un medico o fisioterapista è eventualmente possibile ricorrere a bendaggi che garantiscano il mantenimento di una posizione leggermente flessa dell’arto, per garantire un moderato effetto di estensione sul muscolo che aumenta la tensione e facilita anche il drenaggio del liquido edematoso dalla regione).
  • Elevation (elevazione): soprattutto quando la contusione interessa un arto (gamba o braccio) tenerlo sollevato rispetto al cuore (ad esempio sdraiandosi con un cuscino sotto al piede nel caso della gamba o della caviglia) può favorire il ritorno venoso e contrasta la fuoriuscita di sangue (sfruttando la forza di gravità).

Questo approccio è consigliato nelle prime 24 ore nei pazienti con contusioni lievi e per 48 ore nei pazienti con contusioni moderate o gravi.

Quando necessario, per un miglior controllo del dolore è possibile valutare con il medico l’assunzione di antidolorifici (come il paracetamolo) o antinfiammatori; da evitare nelle prime 24-48 ore l’aspirina, perché caratterizzata da uno spiccato effetto antiaggregante che potrebbe far aumentare l’estensione del livido.

Quanto è davvero utile il ghiaccio?

L’approccio RICE è una sorta d’istituzione, un consiglio scontato che tanto i medici quanto i non addetti ai lavori danno per assodato, ma come spesso accade per le strategie terapeutiche tradizionali non è un approccio che goda di di prove inconfutabili della sua efficacia: siamo cioè di fronte al più classico dei “si è sempre fatto così” che nessuno mette in discussione.

Nessuno o quasi.

Il protocollo RICE si deve al medico sportivo americano Dr. Gabe Mirkin, che ha coniato il termine “RICE” addirittura nel 1978 (nel libro “Sportsmedicine”), ma pochi sanno che nel 2015 ha rilevato che in effetti il ghiaccio “potrebbe ritardare la guarigione, invece di aiutare”.

È dimostrato come il freddo riduca la sensazione di dolore, ma al potenziale prezzo di un allungamento dei tempi di recupero: nelle prime ore dopo l’infortunio si sviluppa un processo infiammatorio che siamo abituati a vedere come negativo, perché effettivamente accompagnato da dolore, ma che in realtà rappresenta la naturale risposta di guarigione del nostro organismo. Il problema con l’uso del ghiaccio come vasocostrittore è che, sicuramente limita l’afflusso di sangue e quindi riduce il gonfiore, ma limita anche l’arrivo delle cellule immunitarie e per questo interferisce con i fisiologici processi riparativi.

Nel complesso disponiamo di

  • un’abbondante letteratura che suggerisce l’inefficacia (controindicazione?) di ghiaccio e riposo,
  • mentre le evidenze in merito a compressione ed elevazione sono ad oggi meno chiare.

Un’importante review dedicata a questo argomento conclude che:

In individui altrimenti sani, l’organismo è in grado di rimuovere adeguatamente qualsiasi accumulo di liquido dal sito danneggiato, grazie al sistema linfatico che nasce anche con questo preciso scopo. È tuttavia importante notare che l’efficacia del sistema linfatico dipende in ultimo dalla capacità del corpo di fornire una forza propulsiva che faciliti il movimento della linfa attraverso la contrazione attiva del muscolo scheletrico. In altre parole, il movimento dei tessuti volontari del corpo è vitale per l’adeguato funzionamento di questo sistema. Pertanto, un lungo periodo di riposo a seguito di una lesione ad un tendine, un legamento od un muscolo non è il modo migliore per accelerare il processo di rigenerazione dei tessuti. L’indicazione di muoversi il più possibile a seguito di un infortunio è supportata dalla letteratura.

L’evidenza suggerisce infine che l’applicazione del ghiaccio è necessaria solo quando si persegua la riduzione del dolore (con la consapevolezza di un possibile successivo ritardo nei processi di guarigione).

Per la stessa identica ragione anche il ricorso ad antinfiammatori dovrebbe essere circoscritto ai soli casi in cui si desideri effettivamente una riduzione del dolore (per definizione anch’essi interferiscono con il processo di guarigione).

E quindi cosa fare?

Sempre secondo la review precedentemente citata, sulla base della letteratura disponibile, un protocollo di riabilitazione per un infortunio atletico acuto dovrebbe focalizzarsi soprattutto sul mantenersi attivi (mediante movimenti che non acuiscano il dolore), progredendo gradualmente verso intensità più elevate e movimenti più complessi.

È ragionevole ricorrere a compressione ed elevazione se desiderato perché, almeno ad oggi, apparentemente senza controindicazioni evidenti.

Posso applicare calore?

La raccomandazione è quella di evitare il calore durante le prime 24-48 ore, per ridurre l’entità dell’emorragia e dell’edema (gonfiore); una volta che la lesione si sia stabilizzata il calore può  invece effettivamente contribuire a disgregare la massa di sangue coagulata ed i tessuti danneggiati (ma in in letteratura le evidenze di un reale beneficio sono in realtà molto limitate). Va detto che può essere piacevole per il paziente.

L’idromassaggio è utile?

Anche in questo caso, per quanto magari piacevole, l’idromassaggio non ha dimostrato di avere un reale impatto sui tempi di guarigione o sul sollievo che è in grado di garantire in caso di contusione.

Come far passare il livido più velocemente?

Ad oggi purtroppo non ci sono farmaci od altri rimedi in grado di garantire realmente un più veloce riassorbimento del sangue intrappolato sotto la pelle; l’eventuale effetto estetico, se sgradito, può quindi essere corretto solo mediante prodotti in grado di coprire (mascherare) la presenza del sangue.

Dietro la guida di un fisioterapista potrebbe essere utile intraprendere una progressiva attività fisica che, stimolando l’afflusso di sangue, potrebbe favorire il riassorbimento di quello accumulato.

Si raccomanda di NON tentare di forare il livido con aghi o bisturi.

Rimedi naturali

Sebbene molto utilizzati, antinfiammatori naturali ed altri rimedi hanno purtroppo scarso effetto sulle contusioni.

  • Arnica: L’arnica in crema è tra i rimedi preferiti per offrire sollievo alle contusioni di adulti e bambini, ma purtroppo i reali benefici sono limitati (ciononostante l’effetto placebo può fare miracoli…).
  • Bromelina: Si tratta di una miscela di due enzimi scoperti per la prima volta nell’Ananas; l’idea che è l’effetto proteolitico possa favorire la riduzione dell’edema (gonfiore) ed il suo riassorbimento, ma purtroppo le evidenze di efficacia sono nella migliore delle ipotesi controverse.
  • Aloe vera: Sembra essere più utile in caso di ferite (lacerazioni della pelle, dove promuove la guarigione); si raccomanda di verificare sempre sulla confezione se la formulazione sia adatta all’utilizzo su cute lesa o meno.

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