Vitamina D: se la prendi fai attenzione a questi cibi!

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La vitamina D agisce nel nostro corpo più come un ormone che come una semplice vitamina ed è essenziale, tra l’altro, per la salute delle ossa e il corretto funzionamento del sistema immunitario.

Tuttavia la sua assunzione orale nasconde delle insidie.

Essendo una molecola liposolubile, ovvero che si scioglie nei grassi, il suo assorbimento intestinale è strettamente regolato dalla presenza di lipidi e dalla competizione con altre sostanze. Non basta ingerire la capsula o le gocce; è necessario assicurarsi che il principio attivo entri effettivamente nel circolo sanguigno.

Il problema dei pasti privi di grassi

Scritta "vitamina D" in mezzo a varia capsule

Il primo fattore non è un cibo specifico, ma l’assenza di un macronutriente.

Assumere questo integratore a stomaco vuoto o accompagnato da un pasto privo di grassi, come un caffè e una fetta biscottata secca o un frutto, ne riduce drasticamente l’assorbimento. Studi clinici indicano che l’assimilazione aumenta significativamente se l’assunzione avviene durante un pasto che contiene una quota di grassi, come olio extravergine d’oliva, avocado, frutta secca o latticini interi.

Fibre in eccesso e crusca

Sebbene le fibre siano fondamentali per la salute intestinale, un eccesso contestuale all’assunzione dell’integratore può rappresentare un ostacolo.

Alimenti estremamente ricchi di fibre insolubili, come grandi quantità di crusca di frumento o integratori di fibre in polvere presi nello stesso momento, possono accelerare il transito intestinale o sequestrare parzialmente le molecole liposolubili, riducendone la biodisponibilità.

Un discorso a parte merita l’acido fitico, presente in noci, semi e legumi. Questa sostanza agisce come un chelante, legandosi a minerali come calcio, magnesio e zinco e impedendone l’assorbimento.

Poiché la vitamina D lavora in stretta sinergia con il calcio per la salute ossea, la presenza di acido fitico può ridurne indirettamente l’efficacia biologica. La strategia clinica suggerita è distanziare l’assunzione dell’integratore dai pasti ad alto contenuto di fibre o fitati, anche se si tratta di una precauzione probabilmente superflua nelal maggior parte dei casi.

Complessivamente non è quindi necessario eliminare questi cibi (anzi, è importante che siano regolarmente presenti nella propria dieta!), ma al limite si può pensare di distanziare l’assunzione della vitamina D dal pasto più ricco di fibre della giornata.

La competizione con altre vitamine liposolubili

Esiste un meccanismo di competizione nell’assorbimento tra le diverse vitamine liposolubili (A, D, E, K), poiché utilizzano vie di trasporto simili a livello intestinale. In particolare:

  • Vitamina E: La letteratura scientifica suggerisce che alte dosi di vitamina E, spesso assunte come antiossidante, possono interferire con l’assorbimento della vitamina D se ingerite simultaneamente.
  • Vitamina A: Anche l’eccesso di vitamina A, in particolare nelle formulazioni contenenti retinolo, può antagonizzare gli effetti benefici della vitamina D sulla salute ossea.

Per chi assume multivitaminici o integratori monocomponente, la strategia clinica più consigliabile è spesso quella di distanziare le somministrazioni in momenti diversi della giornata, per evitare che i recettori intestinali si saturino, anche se in realtà la letteratura più recente suggerisce che, alle dosi fisiologiche e terapeutiche standard, l’interferenza tra vitamina D, E, A e K è clinicamente poco rilevante nella maggior parte dei pazienti. La competizione teorica esiste, ma raramente causa problemi significativi nella pratica clinica quotidiana.

Interferenze farmacologiche da considerare

Anche se non sono tecnicamente alimenti, alcuni prodotti di uso comune agiscono a livello gastrico e devono essere menzionati per completezza scientifica.

  • I lassativi stimolanti, riducendo drasticamente il tempo di transito intestinale, impediscono l’assorbimento adeguato della vitamina.
  • I farmaci antiacidi contenenti alluminio o magnesio, se usati cronicamente e in concomitanza con la vitamina D, possono alterare l’equilibrio minerale, specialmente in pazienti con funzionalità renale compromessa.
  • Allo stesso modo è necessario prestare attenzione ai prodotti contenenti sostituti dei grassi o sequestranti dei grassi. L’Orlistat, un principio attivo presente in alcuni farmaci per la perdita di peso (disponibili anche a dosaggi ridotti senza ricetta), inibisce l’assorbimento dei grassi alimentari e, di conseguenza, impedisce anche l’assorbimento della vitamina D. Discorso simile per resine come Questran.

Variabilità individuale nell’assorbimento della vitamina D

L’assorbimento e il metabolismo della vitamina D presentano una notevole variabilità tra individui, spesso più rilevante delle singole interazioni alimentari.

  • Il peso corporeo e la composizione corporea giocano un ruolo fondamentale: nei soggetti con obesità, la vitamina D tende a distribuirsi nel tessuto adiposo, riducendone la biodisponibilità circolante e richiedendo dosaggi superiori per raggiungere livelli ematici adeguati.
  • Anche il patrimonio genetico influisce significativamente: polimorfismi nei geni che codificano per il recettore della vitamina D (VDR), per gli enzimi di conversione (CYP2R1, CYP27B1) e per le proteine di trasporto (DBP) possono determinare differenze sostanziali nella risposta all’integrazione.
  • Infine patologie intestinali come morbo di Crohn, celiachia, sindrome dell’intestino corto o insufficienza pancreatica compromettono l’assorbimento delle sostanze liposolubili in modo molto più marcato rispetto a qualsiasi interazione dietetica.

Per questo motivo, la personalizzazione della terapia basata sul monitoraggio dei livelli sierici di 25-OH vitamina D risulta essenziale nella pratica clinica, permettendo di adattare dosaggi e modalità di somministrazione alle caratteristiche specifiche di ciascun paziente.

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