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Il vaccino antinfluenzale è utile, ma non infallibile. Riduce il rischio di contrarre l’influenza e di finire in ospedale, ma la misura concreta di questo vantaggio cambia molto se guardi al taglio percentuale del rischio oppure alla probabilità reale di ammalarti partendo in buona salute.
Chi cerca i numeri del 2026 deve anche orientarsi tra due calendari diversi. All’avvio della campagna autunnale, le cifre sull’efficacia reale arrivano dall’inverno 2025-2026, mentre per la stagione italiana 2026-2027 abbiamo le raccomandazioni ufficiali e i vaccini aggiornati, in attesa dei dati sul campo dei prossimi mesi.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Quanto riduce il rischio di ammalarsi d’influenza
Per capire quanto protegge dall’infezione, conviene distinguere la riduzione relativa del rischio da quella assoluta. Negli adulti sani, i vaccini inattivati riducono probabilmente l’influenza confermata, portando il rischio medio nell’arco di una stagione dal 2,3% senza vaccino allo 0,9% tra i vaccinati.
In termini relativi il taglio supera la metà, ma il beneficio assoluto individuale per un adulto giovane e sano resta contenuto: una differenza di circa 1,4 punti percentuali. Nelle stagioni storiche analizzate per ottenere questo dato, bisognava vaccinare circa 71 adulti sani per evitare un singolo caso di influenza.
Queste cifre aiutano a ridimensionare anche le aspettative sulle giornate di lavoro risparmiate, dove l’effetto misurato è molto piccolo e incerto. Sono però numeri calcolati su adulti in buona salute: il bilancio cambia radicalmente quando si passa a bambini, anziani o persone fragili.
Cosa sappiamo sulla protezione dai ricoveri ospedalieri
Se per un adulto sano l’obiettivo è evitare qualche giorno di febbre, per le persone più vulnerabili lo scopo principale del vaccino è tenere lontane le complicanze gravi. Su questo fronte, le valutazioni più vicine a noi arrivano dalla sorveglianza statunitense sull’inverno 2025-2026.
Tra settembre 2025 e febbraio 2026, la vaccinazione è risultata associata a una riduzione relativa del 30% dei ricoveri per influenza negli adulti e del 41% nei bambini e adolescenti. Questi dati indicano una protezione concreta dai ricoveri, pur arrivando da studi osservazionali condotti in un altro Paese e nella stagione passata.
Queste percentuali descrivono di quanto si abbassa il rischio di ricovero nel gruppo dei vaccinati rispetto ai non vaccinati, e non significano che solo trenta persone su cento siano protette. Anche per la mortalità negli anziani gli studi osservazionali mostrano associazioni favorevoli alla vaccinazione, sebbene il disegno di queste ricerche impedisca di fissare una percentuale valida per tutti.
Evitare l’ospedale su larga scala non permette invece di garantire che, se ti ammali nonostante il vaccino, la forma sarà sicuramente più lieve. L’utilità principale resta quella di abbassare la probabilità complessiva che l’infezione porti a un esito grave.
A chi serve di più nella campagna italiana 2026-2027
Proprio perché il vantaggio reale dipende dal rischio di partenza, la campagna autunnale concentra gli sforzi su chi può subire le conseguenze più pesanti. In Italia, per la stagione 2026-2027, la vaccinazione è raccomandata e offerta gratuitamente a chi ha un rischio più alto di complicanze o vive a stretto contatto con persone vulnerabili:
- le persone a partire dai 60 anni di età;
- i bambini nella fascia tra 6 mesi e 6 anni;
- le donne in gravidanza e nel periodo post-partum;
- chi convive con patologie croniche che aumentano il rischio di complicanze, oltre a specifiche categorie professionali, assistenziali e di contatti familiari.
Non tutti i vaccini usati nella campagna sono uguali. Dai 60 anni in su le indicazioni nazionali suggeriscono i vaccini antinfluenzali potenziati, cioè formulazioni adiuvate o ad alto dosaggio; negli anziani, gli studi comparativi indicano che l’alto dosaggio offre una protezione migliore rispetto alla dose standard contro i ricoveri dovuti all’influenza.
La composizione per il 2026-2027 è stata aggiornata secondo le raccomandazioni dell’OMS per inseguire l’evoluzione dei virus influenzali. Questo adeguamento annuale migliora l’affinità tra vaccino e ceppi in circolazione, anche se il grado di corrispondenza effettivo si misura solo a stagione inoltrata.
Quando vaccinarsi e cosa aspettarsi dopo l’iniezione
Le indicazioni nazionali fissano l’inizio delle somministrazioni a ottobre, ma vaccinarsi resta utile anche più avanti durante l’autunno o l’inverno finché il virus circola. Dopo l’iniezione, il sistema immunitario impiega circa due settimane per sviluppare una risposta protettiva completa.
Vale la pena vaccinarsi anche se hai già avuto una febbre o un raffreddore a inizio autunno. I vaccini inattivati non possono causare l’influenza e proteggono solo dai virus influenzali, lasciando scoperto l’organismo dagli altri virus respiratori che circolano nei mesi freddi: ammalarsi di una forma simil-influenzale dopo l’iniezione non significa che il vaccino abbia fallito o provocato la malattia.
Sul piano della tollerabilità, i disturbi più frequenti si limitano a dolore nel punto dell’iniezione o brevi fastidi generali come stanchezza e febbricola, e le verifiche aggiornate al 2026 non hanno fatto emergere nuovi problemi di sicurezza. Chi ha avuto in passato una reazione allergica grave a una dose precedente o a un componente del vaccino deve invece essere valutato dal medico o dal servizio vaccinale prima della somministrazione, sede utile anche per chiarire quale prodotto sia più adatto alla propria condizione.
Fonti
- Vaccines to prevent influenza in healthy adults | Cochrane
- Interim Estimates of 2025–26 Seasonal Influenza Vaccine Effectiveness — United States, September 2025–February 2026 | MMWR
- notizia | Italian Medicines Agency
- Raccomandazioni del ministero della Salute
- salute.gov.it
- Influenza Vaccine Effectiveness and Safety for the 2026-2027 Respiratory Season | Vaccination | JAMA | JAMA Network
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