Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti
Quando arriva una diagnosi di tumore del colon, una delle prime domande riguarda il luogo: dove farsi curare e come capire se un ospedale è all’altezza. È una domanda legittima, perché le strutture italiane differiscono per esperienza, organizzazione e risultati.
Una classifica ufficiale dei migliori centri, però, non esiste. Il Programma Nazionale Esiti, lo strumento con cui AGENAS confronta l’assistenza degli ospedali italiani, offre valutazioni comparative e precisa di non produrre graduatorie.
I dati disponibili servono a un’altra cosa: riconoscere tre elementi diversi in un centro. Il primo è quanta esperienza chirurgica accumula, il secondo quali risultati mostra negli indicatori pubblici, il terzo come organizza le cure. Ciascuno dice qualcosa di vero, ma nessuno, da solo, decreta un vincitore.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cosa misurano i dati pubblici sugli ospedali
L’esperienza si misura con i numeri. Nella chirurgia del tumore del colon, un maggiore volume di attività ospedaliera è associato a esiti migliori: in media, gli ospedali che operano più pazienti ottengono risultati più favorevoli.
Si tratta di un’associazione, e va letta come tale. Il numero di interventi segnala esperienza, ma da solo non spiega il risultato e non garantisce l’esito del singolo paziente. È un indizio solido da mettere accanto agli altri.
I risultati si leggono negli indicatori PNE. Nell’edizione 2025, riferita all’attività del 2024, alcune strutture raggiungono un livello molto alto nella chirurgia oncologica. Tra queste figurano l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il Policlinico Gemelli di Roma, l’Istituto Nazionale Tumori di Napoli e lo IOV nella sede di Castelfranco Veneto.
Questo dato va maneggiato con precisione. L’ambito comprende diversi tumori, quindi non è una valutazione specifica del colon. Milano, Roma e Napoli sono valutati su sette indicatori, Castelfranco su cinque, e quel risultato riguarda la singola sede, non l’intero istituto. L’elenco completo è più ampio e resta privo di un ordine di merito.
Che cosa offrono, in concreto, alcuni di questi centri
L’organizzazione si ricava dalle pagine dei centri. Sono descrizioni dei servizi dichiarati dagli ospedali stessi: dicono che cosa c’è, senza stabilire chi curi meglio. I quattro esempi che seguono sono tra le strutture citate dal PNE e rappresentano solo una parte dell’offerta italiana.
A Milano, l’Istituto Nazionale dei Tumori ha una struttura di Chirurgia Colon-Retto che lavora con protocolli multidisciplinari. Al suo interno ci sono unità dedicate ai tumori del peritoneo, la membrana che riveste la cavità addominale, e ai tumori ereditari dell’apparato digerente.
A Napoli, la Fondazione Pascale dispone di una Chirurgia Oncologica Colon-Rettale con un tumor board dedicato, cioè un gruppo di specialisti che discute i casi insieme. Offre anche ambulatori di stomaterapia, che seguono le persone che dopo l’intervento devono gestire una stomia.
A Roma, il Policlinico Gemelli descrive un percorso clinico-assistenziale integrato e multidisciplinare dedicato ai tumori del colon-retto, che accompagna il paziente dalle prime fasi alle cure successive.
Lo IOV, in Veneto, documenta gruppi oncologici multidisciplinari che condividono le decisioni terapeutiche lungo tutto il percorso, con gruppi distinti per il colon e per il retto. Conviene quindi verificare con l’istituto quale gruppo e quale sede seguiranno il tuo caso.
Il filo comune è la decisione presa in gruppo: chirurghi, oncologi e altri specialisti che valutano insieme ogni paziente. Puoi cercare questo stesso criterio anche negli ospedali che non compaiono in questi esempi.
Quando il tumore ha già raggiunto il fegato
Il peso dell’organizzazione cresce nei casi più complessi. Per il tumore del colon con metastasi al fegato presenti già alla diagnosi, un consenso europeo di più società scientifiche raccomanda una valutazione multidisciplinare. Il gruppo deve unire competenze colorettali ed epatobiliari, cioè specialisti dell’intestino e specialisti di fegato e vie biliari.
In questa situazione la domanda da porre è molto concreta: chi discute il tuo caso, e se nel gruppo sono presenti entrambe le competenze. Il documento riguarda la composizione del gruppo e lascia aperto quale ospedale ottenga i risultati migliori.
Come arrivare a una prima visita
Per i servizi consultati, l’accesso passa dal Servizio sanitario nazionale. All’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano le prime visite chirurgiche sono previste in modalità SSN. All’Oncologia 3 dello IOV si accede tramite CUP con prescrizione medica.
Le regole cambiano da un servizio all’altro e da una sede all’altra. Prima di prenotare, conferma con il CUP o con la segreteria del reparto quale prescrizione serve, quali sono le disponibilità e quali i tempi effettivi.
Arrivato in fondo, la domanda «qual è il migliore» si scompone in tre domande che puoi rivolgere a qualsiasi ospedale. Quanta esperienza ha con il tumore del colon? Il tuo caso viene discusso da un gruppo multidisciplinare con le competenze adatte? Come si collocano i suoi indicatori pubblici? Le risposte valgono anche fuori da questo elenco, perché descrivono ciò che rende davvero specializzato un centro.
Fonti
- Che cos’e’ PNE – AGENAS
- Rivascolarizzazione carotidea – Trova Strutture
- Multisocietal European consensus on the terminology, diagnosis, and management of patients with synchronous colorectal cancer and liver metastases: an E-AHPBA consensus in partnership with ESSO, ESCP, ESGAR, and CIRSE
- agenas.gov.it
- Chirurgia Generale Oncologica 2 – Colon-Retto | IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori
- Ambulatori e gruppi multidisciplinari – Istituto Oncologico Veneto
- S.C. Chirurgia Oncologica Colon-Rettale | Istituto Nazionale Tumori
- Neoplasia Colon Rettale: Cura, Sintomi | Policlinico Gemelli
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.