Tumore prostata: qual è il miglior centro in Italia?

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Quando si riceve una diagnosi di tumore della prostata, una delle prime domande è spesso: dove conviene farsi curare? Esiste un ospedale migliore degli altri?
Una risposta completamente oggettiva non esiste. In Italia, infatti, non c’è una classifica ufficiale dei migliori ospedali per il tumore della prostata. Il Programma Nazionale Esiti (PNE) di AGENAS, la principale fonte istituzionale per confrontare l’attività e gli esiti degli ospedali italiani, precisa espressamente di non produrre graduatorie o giudizi sui singoli centri. Il suo scopo è mettere a disposizione indicatori comparabili di efficacia, sicurezza, appropriatezza e qualità dell’assistenza.
Questo non significa, però, che non esistano dati utili per orientarsi. Uno degli indicatori più solidi è il numero di interventi effettuati ogni anno per tumore maligno della prostata: il cosiddetto volume di attività.
Se utilizziamo questo parametro, i dati più recenti permettono di individuare con buona oggettività i centri italiani con la maggiore esperienza chirurgica nel trattamento del carcinoma prostatico.

Qual è il centro che opera più tumori della prostata in Italia?

L’ultima edizione disponibile del Programma Nazionale Esiti è il PNE 2025, pubblicato da AGENAS nel dicembre 2025 e basato sull’attività ospedaliera del 2024.
Ordinando le strutture in base al numero di interventi chirurgici effettuati per tumore maligno della prostata, la graduatoria dei primi cinque centri è questa:

Posizione Ospedale Città Interventi nel 2024
1 Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi Firenze 824
2 IEO – Istituto Europeo di Oncologia Milano 557
3 Policlinico Sant’Orsola Bologna 459
4 IRCCS Ospedale San Raffaele Milano 437
5 Ospedale P. Pederzoli Peschiera del Garda 405

I valori sono quelli ricavati dal PNE 2025, riferiti al 2024; l’ordinamento per volume non rappresenta invece una graduatoria ufficiale attribuita da AGENAS.

Se quindi per “miglior centro” intendiamo il centro italiano con il maggiore volume di chirurgia per tumore della prostata, il primo posto spetta all’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze, con 824 interventi in un anno.

Ma questo dato va interpretato correttamente: il centro che esegue più interventi non è automaticamente il migliore per ogni singolo paziente.

Perché il numero di interventi è importante?

Il volume di attività non è stato scelto a caso. Per diversi interventi chirurgici complessi esiste una relazione documentata tra numero di pazienti trattati ed esiti delle cure: quando équipe e strutture eseguono frequentemente una determinata procedura, tendono ad accumulare maggiore esperienza nella selezione dei pazienti, nella gestione dell’intervento e delle eventuali complicanze.

Per la prostatectomia radicale, il report PNE 2025 riferisce che le evidenze scientifiche collocano intorno a 50 interventi all’anno il punto di svolta della relazione fra volumi ed esiti.

È quindi più significativo chiedersi se un ospedale operi molti o pochi tumori della prostata rispetto a cercare differenze minime fra due strutture entrambe ad altissimo volume.

Nel 2024 sono state eseguite in Italia 21.347 prostatectomie radicali per tumore, contro 15.797 nel 2015, con un aumento del 35% in dieci anni. Nello stesso anno, 137 strutture su 352 hanno raggiunto almeno 50 interventi annui e in questi centri è stato trattato l’82% dell’intera casistica nazionale. Nel 2015 la quota era del 63%.

In altre parole, la chirurgia prostatica oncologica italiana si sta progressivamente concentrando nei centri che trattano un numero maggiore di pazienti.

Quindi Careggi è davvero il miglior ospedale per il tumore della prostata?

È più corretto dire che Careggi è il centro che, secondo i dati PNE 2025, ha effettuato il maggior numero di interventi chirurgici per tumore della prostata nel 2024.

Definirlo in assoluto “il miglior centro italiano”, invece, sarebbe una conclusione che i dati disponibili non consentono di sostenere.

Il motivo è semplice: il numero di interventi misura soprattutto l’esperienza chirurgica della struttura, ma la qualità delle cure per un carcinoma prostatico comprende molti altri aspetti.
Per esempio, per un paziente sottoposto a prostatectomia sono particolarmente importanti gli esiti oncologici ma anche quelli funzionali: controllo della malattia, complicanze, continenza urinaria e conservazione della funzione erettile. Il PNE non permette di costruire una classifica nazionale completa dei centri sulla base di tutti questi risultati.

Inoltre, non tutti gli uomini con un tumore della prostata devono essere operati.

Il miglior centro potrebbe essere quello che decide di non operare

È un punto essenziale quando si parla di carcinoma prostatico.

Alcuni tumori della prostata sono aggressivi e richiedono un trattamento radicale; altri crescono lentamente e hanno una probabilità molto bassa di provocare problemi durante la vita del paziente.

Le attuali linee guida della European Association of Urology (EAU) considerano la sorveglianza attiva uno standard di cura per i pazienti adatti con malattia a basso rischio e una possibilità anche per alcuni pazienti accuratamente selezionati con tumore a rischio intermedio favorevole.

La sorveglianza attiva non significa “non fare nulla”: prevede controlli programmati con PSA, valutazioni cliniche, risonanza magnetica e, quando necessario, nuove biopsie, con l’obiettivo di intervenire soltanto qualora la malattia mostri caratteristiche di maggiore aggressività.
In altri casi le principali possibilità terapeutiche comprendono prostatectomia radicale, radioterapia e trattamenti sistemici, da utilizzare singolarmente o in combinazione a seconda dello stadio, del rischio oncologico, dell’età, delle altre malattie presenti e delle preferenze del paziente.

Per questo un centro di eccellenza non dovrebbe essere soltanto capace di operare molto, ma anche di stabilire quando l’intervento è realmente indicato e quando può essere preferibile un’alternativa.

Prostatectomia robotica: bisogna scegliere un ospedale che usa il robot?

La chirurgia mininvasiva e robot-assistita è ormai estremamente diffusa nel trattamento del tumore prostatico in Italia.

Secondo AGENAS, nel 2024 l’86% degli interventi oncologici sulla prostata è stato eseguito con tecnica mininvasiva. All’interno di questo gruppo, l’83% è stato effettuato con assistenza robotica. Nel 2015 la chirurgia mininvasiva rappresentava appena il 47% degli interventi.

La presenza di una piattaforma robotica può quindi essere un elemento da considerare, ma non basta da sola per decretare la qualità di un centro. Il robot è uno strumento utilizzato dal chirurgo: contano anche l’esperienza dell’équipe, il numero di procedure effettuate, la selezione appropriata dei pazienti e l’intero percorso assistenziale.

Non avrebbe quindi molto senso scegliere un ospedale esclusivamente perché possiede una determinata tecnologia.

Come scegliere davvero il centro per il tumore della prostata

I dati AGENAS possono rappresentare un ottimo punto di partenza. In particolare, vale la pena verificare se la struttura raggiunga almeno la soglia di circa 50 interventi oncologici prostatici all’anno indicata dalle evidenze considerate dal PNE. Un volume molto superiore alla soglia testimonia inoltre un’esperienza particolarmente ampia.

Il numero di operazioni, tuttavia, andrebbe affiancato ad altre domande:

  • il caso viene discusso da un team multidisciplinare?
  • Nel centro sono disponibili sia chirurgia sia radioterapia e oncologia?
  • Esiste un percorso strutturato di sorveglianza attiva?
  • L’équipe segue anche il recupero della continenza e della funzione sessuale dopo l’intervento?
  • Qual è l’esperienza specifica del chirurgo nella tecnica proposta?

È inoltre utile ricordare che la classifica nazionale non deve necessariamente spingere un paziente ad attraversare l’Italia. Nel 2024 ben 137 ospedali superavano la soglia di 50 prostatectomie radicali per tumore: esistono quindi numerosi centri ad alto volume distribuiti sul territorio nazionale.

Per molti pazienti, soprattutto quando saranno necessari controlli ripetuti, radioterapia o altri trattamenti nel tempo, anche la possibilità di essere seguiti facilmente e in maniera continuativa può avere un peso importante.

Tumore della prostata: allora qual è il miglior centro in Italia?

Non esiste una risposta valida per tutti né una classifica ufficiale AGENAS dei “migliori ospedali”.

Se utilizziamo però un criterio semplice, oggettivo e scientificamente sensato — il volume annuale di interventi per tumore maligno della prostata — l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze risulta il centro italiano con la maggiore attività chirurgica, con 824 interventi nel 2024. Seguono IEO di Milano, Policlinico Sant’Orsola di Bologna, Ospedale San Raffaele di Milano e Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda.

Questa graduatoria dice però chi opera di più, non chi cura meglio ogni possibile paziente.

Il dato forse più utile da portare con sé è un altro: per la chirurgia del carcinoma prostatico, le evidenze utilizzate dal Programma Nazionale Esiti individuano intorno a 50 interventi l’anno una soglia importante nella relazione fra esperienza del centro ed esiti.

Partire da un centro ad alto volume è quindi un criterio razionale. La scelta finale dovrebbe poi tenere conto del tipo di tumore, dell’esperienza della singola équipe e, soprattutto, della capacità del centro di offrire tutte le alternative appropriate, compresa quella di non operare quando la chirurgia non rappresenta la soluzione migliore.

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