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- Il centro che opera più tumori del pancreas in Italia
- Perché nel tumore del pancreas il numero di interventi conta così tanto?
- In Italia molti interventi sono ancora eseguiti in centri a basso volume
- Quanti interventi dovrebbe fare un buon centro?
- Ma il miglior centro non è semplicemente quello che opera di più
- Verona è davvero il miglior centro italiano?
- E San Raffaele, Pisa, Humanitas e Pederzoli?
- Qual è quindi il miglior centro per il tumore al pancreas in Italia?
Qual è il miglior centro per tumore al pancreas in Italia?
Qual è il miglior ospedale italiano in cui farsi curare per un tumore al pancreas? Una classifica ufficiale dei “migliori centri” non esiste. Il Programma Nazionale Esiti (PNE) di AGENAS non nasce infatti per stilare graduatorie, ma per confrontare efficacia, sicurezza e qualità dell’assistenza attraverso indicatori oggettivi: AGENAS stessa lo ha definito esplicitamente “non una classifica”. Cos’è e come funziona il Programma Nazionale Esiti di AGENAS
Questo, però, non significa che non possiamo utilizzare quei dati per capire quali siano i centri con la maggiore esperienza e con risultati particolarmente favorevoli.
L’ultima edizione disponibile è il PNE 2025, basato sull’attività ospedaliera del 2024: anche nel corso del 2026 AGENAS sta proseguendo il lavoro con le Regioni proprio partendo dai risultati dell’edizione 2025. Consulta le informazioni AGENAS sul PNE 2025
E nel caso del pancreas un centro emerge in maniera piuttosto netta: l’Ospedale Borgo Roma dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.
Il centro che opera più tumori del pancreas in Italia
Se utilizziamo come primo parametro il numero di resezioni pancreatiche per tumore maligno, nel 2024 i primi cinque centri italiani risultano:
| Centro | Città | Interventi |
|---|---|---|
| Ospedale Borgo Roma – AOUI Verona | Verona | 457 |
| IRCCS Ospedale San Raffaele | Milano | 243 |
| AOU Pisana | Pisa | 216 |
| Humanitas Research Hospital | Rozzano (MI) | 174 |
| Ospedale P. Pederzoli | Peschiera del Garda | 135 |
La graduatoria è un’elaborazione dei dati PNE 2025 ordinati per volume di attività: può essere consultata nella classifica per resezioni pancreatiche pubblicata da Micuro sui dati PNE. Non va però confusa con una classifica ufficiale AGENAS dei “migliori ospedali”.
La differenza fra il primo e il secondo centro è considerevole: Verona ha eseguito 457 resezioni per tumore maligno del pancreas, contro le 243 del San Raffaele di Milano.
Il primato di Verona non deriva, peraltro, soltanto da un’elaborazione esterna. In una comunicazione ufficiale del febbraio 2026, la stessa AOUI Verona, citando i risultati del Programma Nazionale Esiti di AGENAS, conferma per la Chirurgia del pancreas di Borgo Roma il primo posto nazionale per numero di interventi, con 457 procedure, davanti al San Raffaele (leggi la comunicazione ufficiale dell’AOUI Verona sui dati AGENAS).
Ma c’è un dato ancora più interessante.
Secondo la stessa fonte, Verona risulta al primo posto anche per sopravvivenza a 90 giorni dopo l’intervento, davanti all’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana e al San Raffaele di Milano.
È un elemento importante, perché ci permette di andare oltre il semplice ragionamento “opera di più, quindi è migliore”.
Perché nel tumore del pancreas il numero di interventi conta così tanto?
La chirurgia pancreatica è fra gli interventi più complessi della chirurgia oncologica e, in questo settore, la relazione fra volume di attività ed esiti è particolarmente ben documentata.
Lo sottolinea oggi anche il Ministero della Salute, nel progetto nazionale per la creazione delle Pancreas Unit. Secondo i dati riportati dal Ministero, negli ospedali che eseguono meno di cinque resezioni pancreatiche all’anno la mortalità operatoria arriva al 12,4%, mentre nei centri che ne effettuano 90-100 all’anno scende al 2,6%.
Naturalmente questi numeri descrivono una relazione statistica fra volume ed esiti e non consentono di prevedere il risultato del singolo paziente. Dimostrano però perché, davanti a un intervento così complesso, l’esperienza del centro non sia affatto un dettaglio.
Lo stesso PNE 2025 riferisce che la letteratura individua intorno a 50 interventi all’anno il punto di svolta nella relazione tra volume ed esiti per le resezioni pancreatiche.
In Italia molti interventi sono ancora eseguiti in centri a basso volume
Il dato nazionale è interessante anche per un altro motivo.
Nel 2024 in Italia sono state effettuate 3.920 resezioni pancreatiche per tumore maligno, contro 3.387 nel 2015. Ma soltanto 17 strutture su 214 hanno raggiunto almeno 50 interventi nell’anno.
In questi 17 centri è stato concentrato il 54% della casistica nazionale. Dieci anni prima, nel 2015, soltanto 10 strutture su 299 raggiungevano quella soglia e vi veniva trattato il 38% dei pazienti.
La situazione sta quindi migliorando, ma la frammentazione rimane significativa.
Ed è proprio per questo che il Ministero della Salute sta lavorando alla costruzione di una rete di Pancreas Unit, con l’obiettivo dichiarato di centralizzare gli interventi di chirurgia pancreatica nei centri specializzati e ridurre la mortalità operatoria.
Quanti interventi dovrebbe fare un buon centro?
Qui bisogna distinguere due numeri che possono sembrare contraddittori, ma non lo sono.
Il PNE 2025 osserva che le evidenze disponibili collocano intorno alle 50 resezioni oncologiche all’anno il punto di svolta della relazione fra volumi ed esiti.
Il modello nazionale per le future Pancreas Unit prevede invece, come requisito iniziale per i centri di riferimento di primo livello, almeno 30 resezioni pancreatiche l’anno, con l’obiettivo di arrivare a 50 entro tre anni. Prevede inoltre una mortalità postoperatoria a 90 giorni inferiore al 10%, con l’obiettivo di scendere sotto il 5%.
Non esiste quindi una soglia magica oltre la quale un ospedale diventa improvvisamente eccellente.
Il concetto importante è che, a parità delle altre condizioni, una casistica elevata rappresenta un segnale favorevole, soprattutto per interventi tecnicamente difficili come la duodenocefalopancreasectomia.
Ma il miglior centro non è semplicemente quello che opera di più
Il numero degli interventi rimane comunque soltanto uno dei parametri.
Il tumore del pancreas richiede molto più della chirurgia. Solo una parte dei pazienti può essere sottoposta a resezione e, anche nei tumori tecnicamente operabili, oggi il trattamento può comprendere chemioterapia prima o dopo l’intervento, oltre a procedure diagnostiche e terapeutiche endoscopiche, radiologia interventistica, radioterapia in casi selezionati, analisi anatomopatologica e molecolare, supporto nutrizionale e cure palliative.
La decisione fondamentale può quindi essere non soltanto come operare, ma se operare, quando operare e quali terapie associare all’intervento.
Non a caso il modello definito dal Ministero descrive la Pancreas Unit come una struttura multidisciplinare che deve comprendere chirurgia pancreatica, oncologia medica, radiologia diagnostica e interventistica, endoscopia, anatomia patologica, radioterapia, terapia intensiva, medicina nucleare, nutrizione, genetica, diabetologia e cure palliative.
Questo è probabilmente un criterio molto più interessante della semplice presenza di una tecnologia particolarmente avanzata.
Verona è davvero il miglior centro italiano?
È qui che bisogna evitare di trasformare dati seri in una classifica che i dati stessi non possono dimostrare.
Possiamo affermare con ragionevole sicurezza che Verona è attualmente il centro italiano con il maggior volume documentato di resezioni pancreatiche per tumore maligno, almeno sulla base dei dati PNE 2025 relativi al 2024.
Possiamo inoltre dire che l’AOUI Verona, sulla base degli stessi dati AGENAS, riferisce per Borgo Roma anche il primo posto nazionale nella sopravvivenza a 90 giorni dopo l’intervento.
Abbiamo quindi due elementi che puntano nella stessa direzione: un volume chirurgico straordinariamente elevato e un ottimo indicatore di esito postoperatorio.
Questo rende Verona un candidato particolarmente solido quando si cerca di individuare, sulla base di criteri oggettivi, uno dei principali centri italiani per la chirurgia del tumore pancreatico.
Non permette, invece, di affermare che sia necessariamente il “migliore” per ogni paziente.
E San Raffaele, Pisa, Humanitas e Pederzoli?
Il netto primato numerico di Verona non trasforma gli altri grandi centri italiani in alternative di secondo livello.
Il San Raffaele di Milano, con 243 resezioni oncologiche nel 2024, l’AOU Pisana, con 216, Humanitas, con 174, e Pederzoli, con 135, presentano tutti volumi ampiamente superiori al riferimento dei 50 interventi l’anno emerso dalla letteratura analizzata dal PNE.
Per il singolo paziente possono inoltre diventare determinanti caratteristiche che una graduatoria per volume non fotografa: esperienza in interventi con resezione vascolare, gestione dei tumori localmente avanzati, disponibilità di specifici protocolli neoadiuvanti, esperienza nella chirurgia mininvasiva, accesso a sperimentazioni cliniche o particolari competenze oncologiche e molecolari.
In altre parole, la classifica può aiutare a individuare i grandi centri di riferimento, non a scegliere automaticamente quello più adatto a ogni caso.
Qual è quindi il miglior centro per il tumore al pancreas in Italia?
Non esiste una classifica ufficiale che permetta di assegnare senza riserve una medaglia d’oro.
Ma se vogliamo rispondere utilizzando criteri il più possibile oggettivi e verificabili, oggi un nome emerge con particolare forza.
L’Ospedale Borgo Roma dell’AOUI di Verona è il centro italiano con il maggior volume di resezioni pancreatiche per tumore maligno: 457 interventi nel 2024, contro 243 del secondo centro, il San Raffaele di Milano. Secondo la stessa AOUI, i dati AGENAS lo collocano inoltre al primo posto nazionale per sopravvivenza a 90 giorni dopo l’intervento.
Alla luce della forte relazione documentata fra volume chirurgico ed esiti nella chirurgia pancreatica, sono due informazioni tutt’altro che marginali. Il Ministero della Salute ricorda infatti che la mortalità operatoria osservata scende dal 12,4% nei centri con meno di cinque interventi l’anno al 2,6% in quelli con 90-100 procedure.
Verona può quindi essere considerata, sulla base dei principali indicatori pubblici disponibili, il candidato più solido quando si cerca il principale centro italiano per la chirurgia del tumore del pancreas.
Per scegliere dove curarsi davvero, tuttavia, il numero di interventi dovrebbe essere soltanto il punto di partenza. La decisione finale deve considerare il singolo caso e soprattutto la presenza di una Pancreas Unit multidisciplinare ad alto volume, con bassi tassi di mortalità postoperatoria e la possibilità di offrire l’intero percorso diagnostico e terapeutico.
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