Negli ultimi anni il sale rosa dell’Himalaya è diventato estremamente popolare, promosso come un’alternativa “più sana” rispetto al comune sale da cucina.
Lo si trova ovunque: nei supermercati, nei negozi biologici, nei centri benessere. Viene spesso presentato come un alimento “naturale”, “puro”, “ricco di minerali” e addirittura “detox”.
Ma queste affermazioni hanno un fondamento scientifico? E soprattutto: è davvero il miglior sale per la nostra salute?
La risposta, basata su solide evidenze scientifiche, è no.
Nonostante la moda, il sale rosa non è la scelta migliore per la salute pubblica. Al contrario, esiste un sale comune, economico e spesso sottovalutato che è in realtà quello che dovrebbe trovarsi nella cucina di tutti.
Sale rosa: cos’è davvero?

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Il sale rosa dell’Himalaya è un tipo di sale estratto principalmente da una miniera in Pakistan (nella regione di Khewra, non in Tibet né in Nepal, come spesso si pensa). Il suo caratteristico colore rosa è dovuto a tracce di ossido di ferro (ruggine) e ad altre impurità minerali presenti in piccolissime quantità.
Chi lo promuove sottolinea la presenza di decine di oligoelementi, ma bisogna chiarire un punto fondamentale:
le quantità di questi minerali sono così basse da non avere alcun impatto significativo sulla salute.
Per esempio, per assumere una quantità significativa di calcio o magnesio da questo sale, bisognerebbe consumarne quantità tossiche.
Sale iodato
L’unico sale che dovrebbe esistere nella tua cucina è invece il sale iodato.
Il sale iodato è sale da cucina (cloruro di sodio) a cui viene aggiunta una quantità controllata di iodio (sotto forma di ioduro o iodato di potassio). L’aggiunta di iodio non altera in alcun modo il sapore, l’aspetto o l’uso culinario del sale.
Secondo i dati del Ministero della Salute italiano e dell’Istituto Superiore di Sanità, l’introduzione del sale iodato ha ridotto significativamente la prevalenza di gozzo e altre patologie da carenza iodica in Italia, anche se purtroppo il consumo di sale iodato non è ancora universale: solo il 60-70% del sale venduto nei supermercati è iodato, e molti italiani continuano a usare sale non iodato o sale “alternativo”, come quello rosa.
Lo iodio: un micronutriente essenziale
Lo iodio è un elemento fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide, la ghiandola che regola numerose funzioni vitali tra cui il metabolismo, la crescita e lo sviluppo neurologico del feto e del bambino.
La carenza di iodio può causare:
- Gozzo tiroideo
- Ipotiroidismo
- Ritardo mentale nei bambini (in caso di carenza in gravidanza)
- Disturbi cognitivi e del neurosviluppo
Nonostante lo iodio sia presente in natura in alcuni alimenti (soprattutto pesce di mare, alghe e uova), in molte aree del mondo l’assunzione spontanea con la dieta è insufficiente.
Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’UNICEF, e praticamente tutte le principali società scientifiche endocrinologiche raccomandano l’uso esclusivo di sale iodato nella popolazione generale, come misura semplice, economica ed efficace di sanità pubblica.
Sale rosa o sale iodato?
Vediamo il confronto tra i due:
- Sale rosa dell’Himalaya
- Non è iodato
- Contiene tracce insignificanti di altri minerali
- È spesso più costoso
- Non è supportato da evidenze scientifiche in termini di benefici per la salute
- Sale iodato
- Contiene iodio in quantità utili per la salute pubblica
- È raccomandato da OMS, UNICEF e ministeri della salute
- Ha lo stesso sapore e uso del sale comune
- Costa poco
- Previene gravi carenze nutrizionali
Il sale rosa non è dannoso in sé, se consumato con moderazione, ma il problema è che non apporta iodio, e può contribuire a una carenza cronica in una popolazione dove l’assunzione di iodio è già insufficiente.
In questo senso, la sua promozione come “più sano” è non solo infondata, ma potenzialmente pericolosa.
Insomma, l’idea è semplice usa poco sale, ma quel poco che sia iodato.