Ingrassi anche se mangi bene? Il colpevole non sono le calorie, ma…

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Quando l’aumento di peso non dipende solo dalle calorie

L’aumento di peso viene spesso vissuto come una semplice equazione matematica tra calorie introdotte e bruciate. Sebbene il bilancio energetico rimanga il principio fondamentale e imprescindibile, la medicina interna e l’endocrinologia ci insegnano che il nostro metabolismo è un sistema complesso, influenzato dal nostro assetto ormonale. Quando l’ago della bilancia sale o fatica a scendere nonostante un’alimentazione realmente controllata e un’attività fisica regolare, è corretto domandarsi se vi siano alterazioni sottostanti.

Più che di generiche “carenze nutrizionali”, la pratica clinica basata sulle evidenze ci invita a prestare attenzione al corretto funzionamento di alcune ghiandole, in primis la tiroide, i cui ormoni necessitano di specifici micronutrienti per essere sintetizzati correttamente.

La carenza di iodio e la funzionalità tiroidea

Il principale elemento da considerare quando si parla di regolazione del metabolismo basale è lo iodio. Questo micronutriente è il costituente fondamentale degli ormoni prodotti dalla tiroide (T3 e T4), la ghiandola che agisce da vero e proprio “termostato” del nostro corpo, regolando la velocità con cui consumiamo energia a riposo.

Un apporto cronicamente insufficiente di iodio può ostacolare la produzione di questi ormoni, portando allo sviluppo di ipotiroidismo. In questo stato, il dispendio energetico rallenta. Tuttavia, è necessario sfatare un mito molto diffuso: l’aumento di peso direttamente imputabile all’ipotiroidismo è generalmente modesto (nella media tra i 2 e i 4 kg) ed è legato in buona parte a ritenzione di liquidi (mixedema), non a un massiccio accumulo di grasso. Spesso si accompagna a sintomi molto più indicativi, come stanchezza cronica, sensazione di freddo, stitichezza, bradicardia e secchezza cutanea.

Oggi, nei Paesi sviluppati, la carenza grave di iodio è meno frequente grazie alle campagne di salute pubblica, ma la recente tendenza a preferire sali “alternativi” (come quello rosa o marino integrale) privi di iodio aggiunto sta purtroppo esponendo nuovamente parte della popolazione al rischio di un apporto inadeguato.

Il falso mito della vitamina D come “ormone dimagrante”

Negli ultimi anni, l’attenzione mediatica si è concentrata fortemente sulla vitamina D, spesso presentata erroneamente come la soluzione ai problemi di peso e metabolismo. Le evidenze cliniche indicano chiaramente che le persone con sovrappeso o obesità presentano frequentemente bassi livelli circolanti di questa vitamina.

Tuttavia, la ricerca scientifica più rigorosa ha chiarito che si tratta prevalentemente di una causalità inversa. Essendo una vitamina liposolubile, la vitamina D viene letteralmente “sequestrata” dal tessuto adiposo in eccesso: il volume maggiore di grasso corporeo “diluisce” la vitamina, rendendola meno misurabile nel sangue. Non è quindi la carenza di vitamina D a far ingrassare, ma è l’eccesso di peso a ridurne i livelli ematici. I grandi studi clinici randomizzati hanno dimostrato in modo inequivocabile che l’assunzione di integratori di vitamina D non favorisce il dimagrimento, né previene di per sé il diabete di tipo 2 o l’insulino-resistenza nella popolazione generale. Il mantenimento di livelli adeguati di vitamina D resta un pilastro per la salute scheletrica, ma non è una terapia per l’obesità.

Passi pratici e clinicamente utili

Se si osserva un aumento di peso inspiegabile, l’approccio corretto esclude l’autodiagnosi, i test per fantomatiche intolleranze o l’assunzione indiscriminata di integratori, che raramente offrono benefici reali sul metabolismo.

Il passo più razionale è consultare il proprio medico per un’anamnesi clinica accurata e, se i sintomi lo suggeriscono, eseguire esami del sangue mirati e validati, come il dosaggio del TSH (l’ormone tireostimolante), per valutare l’efficienza della tiroide. Ricorrere a esami a tappeto per dosare decine di vitamine e minerali senza un sospetto clinico fondato è una pratica sconsigliata dalle principali linee guida internazionali (campagne Choosing Wisely).

Dal punto di vista della prevenzione alimentare, la sostituzione del sale comune con il sale iodato (mantenendone comunque un uso moderato per proteggere la salute cardiovascolare) rappresenta la strategia più sicura, economica e raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire alla tiroide il substrato di cui ha bisogno. Il mantenimento di un peso sano, in definitiva, si basa su abitudini alimentari sostenibili e sull’attività fisica, supportati dalla certezza medica di un sistema endocrino in salute, al riparo da false promesse e scorciatoie non supportate dalla scienza.

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