Non solo pressione, glicemia e colesterolo: ecco a cosa fare attenzione

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Per decenni la prevenzione cardiovascolare si è concentrata su tre pilastri,

  • pressione arteriosa,
  • glicemia
  • e colesterolo.

Questi fattori restano fondamentali, ma oggi non sono più sufficienti per spiegare e prevenire una parte rilevante degli infarti e degli ictus. La cardiologia moderna ha identificato un quarto grande determinante del rischio, l’infiammazione sistemica, che ora l’American College of Cardiology (ACC) definisce ufficialmente “actionable”, cioè misurabile, monitorabile e curabile.

L’infiammazione come fattore di rischio autonomo

Medico che prescrive gli esami necessari e aggiunge hsCRP

L’infiammazione non è una semplice conseguenza della malattia cardiovascolare, ma un suo motore biologico.

Le evidenze accumulate negli ultimi vent’anni dimostrano che il rischio cardiovascolare aumenta progressivamente all’aumentare dello stato infiammatorio, anche quando pressione, glicemia e colesterolo sono nei limiti. Per questo l’ACC oggi equipara l’infiammazione a un fattore di rischio indipendente, allo stesso livello dell’ipertensione o dell’ipercolesterolemia.

Il ruolo chiave della hsCRP

Il marcatore scelto dall’ACC per valutare l’infiammazione è la proteina C-reattiva ad alta sensibilità, hsCRP.

È un esame semplice, poco costoso e facilmente ripetibile e, cosa importante a livello diagnostico, il rischio cardiovascolare cresce in modo continuo con l’aumento del valore, indipendentemente dagli altri fattori di rischio tradizionali.

Le soglie operative indicate sono:

  • < 1 mg/L, rischio infiammatorio basso
  • 1–3 mg/L, rischio moderato
  • > 3 mg/L, rischio elevato

Una hsCRP persistentemente superiore a 3 mg/L richiede attenzione clinica, anche in assenza di altre anomalie.

Perché l’infiammazione è così pericolosa

L’aterosclerosi è oggi considerata una malattia infiammatoria cronica delle arterie.

L’infiammazione danneggia l’endotelio, facilita l’ingresso del colesterolo nella parete vascolare e richiama cellule immunitarie come i macrofagi. Queste cellule alimentano ulteriormente il processo infiammatorio e favoriscono la crescita e l’instabilità delle placche. La rottura di una placca infiammata è l’evento chiave che porta all’infarto miocardico.

Le prove dagli studi clinici

Lo studio JUPITER ha dimostrato che persone con colesterolo normale ma hsCRP elevata riducono significativamente il rischio di eventi cardiovascolari se trattate con statine. Il beneficio si osservava anche in soggetti privi dei classici fattori di rischio.

La conferma definitiva del ruolo causale dell’infiammazione è arrivata però dallo studio CANTOS, in cui un farmaco anti-infiammatorio puro, senza effetto sul colesterolo, ha ridotto infarti e ictus.

Questi risultati hanno cambiato la visione della prevenzione cardiovascolare.

Come si interviene sull’infiammazione

Il primo passo è sempre lo stile di vita. Alimentazione ricca di vegetali, attività fisica regolare, controllo del peso e stop al fumo sono potenti strumenti anti-infiammatori. Se la hsCRP resta elevata, le statine rappresentano il trattamento di prima scelta anche quando il colesterolo LDL non è alto.

Nei pazienti con malattia cardiovascolare nota, l’infiammazione residua è oggi riconosciuta come una delle principali cause di recidiva. In questo contesto, oltre alle statine, la colchicina a basso dosaggio ha dimostrato di ridurre in modo significativo nuovi eventi cardiovascolari ed è oggi l’unico farmaco anti-infiammatorio con evidenze solide in prevenzione secondaria.

Un cambio di paradigma

Limitarsi a pressione, glicemia e colesterolo significa ignorare una parte rilevante del rischio. Misurare la hsCRP consente di identificare pazienti che altrimenti verrebbero considerati “a basso rischio”, ma che in realtà non lo sono. La prevenzione cardiovascolare moderna richiede di guardare oltre i parametri tradizionali e includere l’infiammazione come bersaglio clinico concreto.

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