Gli alimenti che devi evitare se soffri di mal di testa

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Il mal di testa non è propriamente una singola malattia, ma un insieme di condizioni con meccanismi fisiologici differenti.

Proprio per questo non esiste una lista universale di alimenti “vietati”, ma alcuni cibi e alcune abitudini alimentari possono aumentare il rischio di attacco nelle persone predisposte.

Le evidenze scientifiche mostrano altresì che la sensibilità è estremamente individuale e che, prima di eliminare un alimento, è più utile verificarne il ruolo tramite un diario del mal di testa e, se necessario, una breve dieta di eliminazione seguita da reintroduzione controllata.

Cioccolato: colpevole o vittima?

Quadretti di cioccolato

Shutterstock/2616996691

Per anni considerato un classico trigger (alimento che scatena un attacco), il cioccolato non è più ritenuto una causa diretta di emicrania.

Studi recenti suggeriscono una diversa ipotesi, ovvero che il desiderio di dolci nelle ore che precedono l’attacco rappresenti un sintomo prodromico, ovvero un segnale precoce che l’emicrania è già iniziata a livello ipotalamico.

L’assunzione del cioccolato diventa quindi una conseguenza della crisi imminente, non il fattore scatenante.

Solo un diario personale può confermare eventuali sensibilità individuali.

Caffeina: alleata e nemica allo stesso tempo

La caffeina può ridurre il dolore in acuto e potenziare l’effetto degli analgesici, motivo per cui è presente in alcune combinazioni farmacologiche.

Tuttavia un consumo irregolare o eccessivo può facilitare la comparsa di attacchi, in particolare quelli da astinenza che spesso si manifestano nel weekend quando si ritarda la prima tazzina.

Per chi soffre di emicrania molti autori suggeriscono di non superare 200 mg al giorno, quantità comunque simile alle raccomandazioni generali.

Alcolici: qui il legame è ben documentato

L’associazione tra consumo di alcolici e maggiore rischio di attacchi è considerata solida, sebbene i meccanismi non siano del tutto chiariti.

Alcuni tipi di bevande come vino rosso, birra e liquori scuri sembrano più frequentemente coinvolti, probabilmente per la presenza combinata di istamina, ammine biogene, solfiti o altre sostanze vasoattive.

L’intensità della risposta varia molto da persona a persona.

Latticini e tiramina

I formaggi stagionati sono stati a lungo sospettati per il contenuto di tiramina, ma le evidenze più recenti ne ridimensionano il ruolo, indicando che solo una minoranza di pazienti mostra una reale sensibilità.

Latte e latticini freschi, invece, non risultano associati ad aumento del rischio.

Nitriti, nitrati e altri additivi

Alcune carni lavorate (come i salumi e gli affettati) contenenti nitriti e nitrati possono favorire il mal di testa in soggetti predisposti, anche se i meccanismi sono incerti.

L’indicazione di ridurne il consumo rimane comunque valida per ragioni di salute generale, dato il noto profilo di rischio cancerogeno di questi prodotti.

Per glutammato monosodico e dolcificanti artificiali (come l’aspartame) le evidenze sono ancora più deboli e parlano più di possibili sensibilità individuali che di un effetto sistematico.

Le vere abitudini da evitare

Le prove più solide riguardano invece comportamenti più che singoli alimenti.

Saltare i pasti, ridurre drasticamente le calorie o mantenere una scarsa idratazione aumentano la probabilità di attacco anche in persone senza particolari trigger alimentari. Piccoli studi mostrano ad esempio che aumentare l’introito idrico può ridurre intensità e durata degli episodi.

Anche sovrappeso e obesità sono fattori di rischio per forme croniche, mentre la perdita di peso tende a migliorare la sintomatologia.

L’approccio moderno non punta dunque a eliminare intere categorie di cibi, ma a mantenere una dieta regolare, bilanciata e antiinfiammatoria nel suo complesso, abbinata a sonno stabile e attività fisica costante.

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