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Negli ultimi anni, i farmaci agonisti del recettore GLP-1, come semaglutide (Ozempic, Wegovy) e tirzepatide (Mounjaro, Zepbound), sono stati definiti da molti esperti come “farmaci miracolosi” per la perdita di peso e il trattamento del diabete di tipo 2.
Le percentuali di dimagrimento raggiunte, talvolta addirittura superiori al 15-20% del peso corporeo, accompagnate da miglioramenti nei parametri metabolici e nella qualità di vita, sembravano sancire l’inizio di una nuova era nella medicina dell’obesità.
Ma gli ultimi dati, pubblicati su JAMA Internal Medicine come analisi secondaria dello studio SURMOUNT-4, sollevano un allarme importante:
questi farmaci funzionano finché si continuano a prendere. Quando vengono sospesi, nella maggior parte dei casi, gli effetti benefici svaniscono rapidamente.
Cosa mostra lo studio SURMOUNT-4

Andamento simulato del peso con il farmaco e dopo la sospensione (immagine generata con strumenti AI)
Nello studio, 670 partecipanti sono stati trattati con tirzepatide per 36 settimane, insieme a un programma intensivo di modifiche dello stile di vita (dieta ipocalorica ed esercizio fisico regolare). Al termine di questa fase, i soggetti avevano perso in media circa il 20% del peso corporeo iniziale.
Successivamente, i partecipanti sono stati randomizzati in due gruppi:
- Un gruppo ha continuato tirzepatide
- Un altro ha ricevuto placebo, mantenendo comunque le stesse indicazioni dietetiche e di attività fisica
Nel corso dell’anno successivo, i risultati sono stati inequivocabili: chi ha interrotto il farmaco ha iniziato a riprendere peso quasi immediatamente, nonostante dieta ed esercizio continuassero.
Non solo peso: gli effetti metabolici si annullano
L’aspetto più preoccupante dell’analisi è che non solo il peso torna indietro, ma anche molti dei benefici metabolici. Misure come:
- Circonferenza vita
- Pressione arteriosa
- Glicemia a digiuno
- Emoglobina glicata
tendono a peggiorare progressivamente dopo l’interruzione, in parallelo con l’aumento di peso.
Ma c’è di più: anche nei pochi soggetti che riuscivano a mantenere il peso perso, la pressione arteriosa tendeva comunque a salire, suggerendo che alcune azioni dei GLP-1 siano indipendenti dal peso corporeo.
Nessun predittore utile
Un dato particolarmente frustrante per i clinici è che non esistono parametri iniziali in grado di predire chi riuscirà a mantenere i benefici una volta sospeso il farmaco.
Età, sesso, BMI, durata dell’obesità, glicemia basale: nessuna di queste variabili distingue chiaramente i “responders duraturi” da chi riprende peso.
L’unico indicatore (debole) sembra essere la quantità di peso perso: più peso si perde inizialmente, maggiore è la probabilità di mantenerne almeno una parte.
Farmaci cronici, non cure definitive
L’evidenza attuale ci obbliga a riformulare le aspettative verso questi trattamenti. I GLP-1 non “resettano” il peso corporeo come se fosse un termostato: una volta sospesi, l’organismo tende a tornare alla condizione di partenza, suggerendo che il “set point” del peso resta inalterato.
Di conseguenza, questi farmaci vanno considerati come terapie croniche, analoghe a quelle per l’ipertensione o il diabete, non come cure definitive.
La possibilità di usare “microdosi” per mantenere i risultati nel lungo termine è un’ipotesi interessante ma attualmente priva di dati solidi.
Fonte
What Comes Back When Stopping GLP-1s? – Medscape – November 24, 2025 (Dr. F. Perry Wilson)
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