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Immagina un test che, in meno di dieci minuti, senza bisogno di aghi né mezzi di contrasto, possa dirti se hai un rischio elevato di infarto nei prossimi anni, anche se ti senti benissimo.
Questo test esiste, si chiama Calcium Score (o TAC coronarica per la quantificazione del calcio) e, dopo trent’anni di studi rigorosi, è ormai considerato uno degli strumenti più utili per stratificare il rischio cardiovascolare, soprattutto nei soggetti apparentemente sani.
Perché la prevenzione cardiovascolare è così difficile?

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La malattia coronarica è ancora la principale causa di morte nel mondo, ma predire chi avrà un infarto nei prossimi anni è tutt’altro che semplice.
Paradossalmente, la maggior parte degli eventi cardiaci non si verifica nei pazienti con ostruzioni critiche delle coronarie, ma in persone senza sintomi evidenti o con placche solo moderate, che improvvisamente si rompono o si ulcerano, innescando un coagulo (trombo) che ostruisce il flusso sanguigno in pochi secondi.
Questo significa che il rischio non dipende solo da quanto è stretta una coronaria, ma da quanto è instabile la placca aterosclerotica, e quindi dalla sua composizione. Ed è qui che entra in gioco il calcio.
Cos’è il calcium score?
La TAC coronarica per il calcio non è una coronarografia, né una TAC con mezzo di contrasto.
Si tratta di una semplice TAC “senza contrasto”, sincronizzata con il battito cardiaco, che misura la quantità di calcio nelle arterie coronarie.
Il calcio è un indicatore indiretto ma molto affidabile della presenza di placche aterosclerotiche. Non tutte le placche sono calcifiche, ma quelle più vecchie e instabili tendono a contenere calcio, e dunque più calcio si rileva, maggiore è il carico di aterosclerosi e il rischio futuro di eventi cardiovascolari.
Il risultato si esprime con il cosiddetto Agatston score, un numero che riflette la quantità e densità delle calcificazioni coronariche.
Interpretazione del punteggio:
- 0 = rischio molto basso (assenza di calcificazioni visibili)
- 1–100 = rischio basso
- 101–300 = rischio moderato
- >300 = rischio elevato
Un test che cambia la gestione clinica
Uno dei principi fondamentali della medicina basata sull’evidenza è chiedersi: questo test cambia la mia decisione clinica? Nel caso della TAC per il calcio, la risposta è spesso sì, in particolare per decidere se iniziare o meno una terapia con statine.
Ad esempio:
- Un paziente con fattori di rischio moderati ma un punteggio 0 può rinviare la terapia con statine, mantenendo solo uno stretto controllo.
- Un paziente giovane con colesterolo nella norma, ma punteggio >100, potrebbe invece beneficiare di una terapia preventiva, perché ha già un’aterosclerosi silente.
La linea guida del 2018 dell’American Heart Association ha formalizzato l’uso del calcium score nella valutazione del rischio cardiovascolare, come complemento ai classici fattori di rischio (età, pressione, fumo, colesterolo, familiarità, ecc.).
Un esempio virtuoso di medicina basata sulla scienza
La storia della TAC per il calcio è un esempio perfetto di come dovrebbe funzionare la medicina scientifica:
- Il test nasce negli anni ’90, sulla base della fisiopatologia dell’infarto.
- Per decenni viene sottoposto a studi indipendenti, per capire se e quanto sia predittivo.
- Solo dopo numerose conferme viene inserito nelle linee guida, con indicazioni precise e contestualizzate.
- Nel frattempo, la tecnologia migliora: meno radiazioni, scansioni più veloci, maggiore accessibilità.
Questo processo rigoroso contrasta nettamente con molte pratiche “alternative”, che spesso vengono adottate senza alcuna prova di efficacia, e senza nemmeno chiedersi se cambino davvero la gestione clinica o migliorino la salute del paziente.
Fonte: ScienceBasedMedicine