L’obesità è una patologia complessa, non una colpa
L’obesità viene tipicamente percepita come una semplice conseguenza di scelte alimentari sbagliate e di uno stile di vita sedentario.
Ma nell’obesità non c’è mai nulla di semplice.
Allo stesso modo la narrazione dominante suggerisce che perdere peso sia solo una questione di forza di volontà, mangiare meno e muoversi di più!
Questa visione semplicistica non è solo sbagliata, ma anche dannosa, perché ignora la complessità biologica, genetica, ambientale e soprattutto psicologica dell’obesità.
Questa errata percezione non solo colpevolizza ingiustamente chi ne soffre, ma ancora peggio ostacola gli sforzi per affrontare quella che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito senza mezzi termini una vera e propria epidemia globale: la globesity. [1]
Cos’è davvero l’obesità?
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce come l’obesità sia una patologia cronica, multifattoriale e con tendenza alla cronicizzazione, caratterizzata da un eccessivo accumulo di tessuto adiposo che può compromettere la salute [2].
In altre parole non si tratta di un semplice problema estetico, ma di una condizione che aumenta significativamente il rischio di numerose malattie [3], tra cui:
- dislipidemia (ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia),
- diabete di tipo 2,
- ipertensione
- alcuni tipi di cancro
- e disturbi del sonno.
L’obesità favorisce inoltre lo sviluppo di malattie cardiovascolari ed è associata a un aumento della mortalità per malattie cardiovascolari indipendentemente da altri fattori di rischio cardiovascolare.
I fattori che contribuiscono all’obesità
L’aumento di peso è determinato da uno squilibrio tra l’energia introdotta con l’alimentazione e quella spesa dall’organismo, ma questa equazione apparentemente così semplice è al contempo profondamente influenzata da molteplici fattori, tra cui:
- Genetica e predisposizione biologica: Studi genetici hanno dimostrato che l’obesità ha una forte componente ereditaria. Alcuni individui hanno una predisposizione genetica a immagazzinare più grasso o a bruciare meno energia a riposo. Mutazioni in geni come il FTO o il MC4R sono state associate a un aumento del rischio di obesità [4].
- Regolazione ormonale e neurobiologica: L’ipotalamo gioca un ruolo cruciale nella regolazione dell’appetito e del metabolismo. Ormoni come la leptina (che segnala sazietà) e la grelina (che stimola la fame) modulano l’assunzione di cibo. In alcune persone con obesità la risposta alla leptina è alterata [5], portando a una fame persistente nonostante le riserve energetiche elevate.
- Ambiente obesogeno: Viviamo in un contesto che favorisce l’accumulo di peso [6]: disponibilità illimitata di cibi ipercalorici a basso prezzo, porzioni sempre più abbondanti, consumo diffuso di alimenti ultra-processati e una riduzione dell’attività fisica quotidiana.
- Stress, disturbi del sonno e fattori psicologici: Lo stress cronico attiva il sistema endocrino e aumenta i livelli di cortisolo, un ormone che stimola l’accumulo di grasso addominale [7]. Anche la privazione di sonno altera il metabolismo e favorisce il desiderio di cibi calorici. Inoltre, fattori psicologici come la depressione, l’ansia o disturbi alimentari possono influenzare il comportamento alimentare.
- Farmaci e condizioni mediche sottostanti:
- Alcuni farmaci (es. antidepressivi, corticosteroidi, antipsicotici) possono indurre aumento di peso.
- Diverse le condizioni, come ipotiroidismo e sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), rendono ancora più difficile il controllo del peso e la perdita dell’eccesso ponderale.
Perché dieta ed esercizio fisico, da soli, non sempre bastano?

Shutterstock/Zoran Zeremski
Sebbene l’approccio convenzionale alla perdita di peso preveda una riduzione dell’apporto calorico e un aumento dell’attività fisica, molte persone con obesità faticano a dimagrire nonostante sforzi significativi. Questo accade perché l’organismo attiva potenti meccanismi di compensazione per contrastare la perdita di peso.
Il “set point” del peso corporeo
Il corpo regola il peso attraverso meccanismi complessi che coinvolgono ormoni, metabolismo e segnali neuroendocrini. A seguito di una perdita di peso si attivano risposte fisiologiche che includono un aumento della fame e una riduzione della spesa energetica a riposo, un fenomeno noto come adattamento metabolico. Questo rende più difficile mantenere la perdita di peso nel lungo termine.
Questo fenomeno è stato osservato in studi clinici, come il famoso studio sui partecipanti al programma televisivo The Biggest Loser: anni dopo la perdita di peso, molti di loro avevano un metabolismo significativamente rallentato e tendevano a riacquistare peso [8].
Aumento della fame e della “fame biologica”
Con la perdita di peso, i livelli di grelina (ormone della fame) aumentano e quelli di leptina (ormone della sazietà) diminuiscono, portando a un desiderio più intenso di cibi ipercalorici. Questo non è un problema di “poca volontà”, ma un adattamento fisiologico programmato per garantire la sopravvivenza in periodi di scarsità alimentare.
L’obesità non deve essere giudicata, ma curata
La stigmatizzazione dell’obesità è un problema diffuso e rappresenta un ostacolo concreto al suo trattamento [9].
Le persone con obesità subiscono spesso discriminazione sociale. Talvolta, purtroppo, anche da parte di professionisti sanitari. Questo atteggiamento non solo è ingiusto, ma anche controproducente, perché può scoraggiare chi ne soffre dal cercare aiuto medico.
Un approccio medico multidisciplinare
L’obesità richiede un trattamento basato sull’evidenza scientifica e personalizzato per il singolo paziente. Le strategie terapeutiche includono:
- Supporto nutrizionale: un nutrizionista o dietologo può aiutare a sviluppare un piano alimentare sostenibile nel tempo, senza diete estreme che spesso portano all’effetto yo-yo.
- Attività fisica adattata: deve essere graduale e personalizzata, tenendo conto delle condizioni fisiche del paziente.
- Trattamenti farmacologici: nuovi farmaci come gli agonisti del GLP-1 hanno dimostrato di essere efficaci nella perdita di peso, riducendo l’appetito e migliorando il controllo metabolico sia nei pazienti diabetici [10] che in quelli sovrappeso od obesi non diabetici (rispettivamente con e senza comorbidità) [11].
- Chirurgia bariatrica: nei casi di obesità grave, la chirurgia può essere un’opzione valida, con benefici documentati sulla perdita di peso e sulle comorbidità associate.
- Supporto psicologico: la terapia cognitivo-comportamentale può aiutare a modificare abitudini alimentari e affrontare il rapporto con il cibo [12].
Anche le parole contano
Anche il linguaggio utilizzato per parlare di obesità influisce sulla percezione della malattia e su chi ne è affetto.
Dire “persone con obesità” invece di “persone obese” sottolinea che l’obesità è una condizione medica, non un’identità.
Questa distinzione aiuta a ridurre lo stigma, promuovendo un approccio più rispettoso e basato sulla scienza, in cui la persona viene messa al centro, senza essere definita dalla sua patologia.
Le parole contano, soprattutto in ambito medico, dove il linguaggio può influenzare l’accesso alle cure e il benessere psicologico.
Quando rivolgersi al medico?
Perdere peso non è semplicemente una questione di volontà.
L’obesità è una malattia complessa che richiede un approccio scientifico e personalizzato. Affrontarla in modo efficace significa andare oltre le diete fai-da-te e le soluzioni rapide, spesso inefficaci o persino dannose. Quando la perdita di peso risulta difficile nonostante gli sforzi, l’aumento di peso compromette la salute o la qualità della vita, oppure si sospetta la presenza di fattori ormonali, metabolici o psicologici che influenzano il peso, è fondamentale rivolgersi a un medico.
Uno specialista è in grado di valutare la situazione in modo approfondito, identificare le cause sottostanti e proporre un piano terapeutico basato sulle migliori evidenze scientifiche. Questo può includere un supporto nutrizionale personalizzato, programmi di attività fisica adattata, terapie farmacologiche e, nei casi più gravi, interventi chirurgici.
Rivolgersi a un medico non rappresenta una resa, ma un passo fondamentale per affrontare l’obesità con un approccio basato sulla scienza e migliorare il proprio benessere fisico e psicologico.
In tal senso va la campagna “Perdere peso non dipende solo da te. Il tuo corpo può fare resistenza”, promossa da Lilly con il patrocinio dell’associazione pazienti Amici Obesi Onlus, che ha l’obiettivo di far conoscere l’obesità come patologia cronica, multifattoriale e recidivante attraverso una corretta informazione, per contrastare lo stigma che l’accompagna e promuovere una diversa narrazione del corpo con obesità e della persona che ne è affetta.
Per maggiori informazioni: www.patologiaobesita.it
Fonti e bibliografia
- Controlling the global obesity epidemic – OMS
- Obesity and overweight – OMS
- Powell-Wiley TM, Poirier P, Burke LE, et al. Obesity and Cardiovascular Disease: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation. 2021;143(21):e984-e1010. doi:10.1161/CIR.0000000000000973
- Yang Y, Gao X, Tao X, Gao Q, Zhang Y, Yang J. Combined effect of FTO and MC4R gene polymorphisms on obesity in children and adolescents in Northwest China: a case-control study. Asia Pac J Clin Nutr. 2019;28(1):177-182. doi:10.6133/apjcn.201903_28(1).0023
- Obradovic M, Sudar-Milovanovic E, Soskic S, et al. Leptin and Obesity: Role and Clinical Implication. Front Endocrinol (Lausanne). 2021;12:585887. Published 2021 May 18. doi:10.3389/fendo.2021.585887
- Nicolaidis S. Environment and obesity. Metabolism. 2019;100S:153942. doi:10.1016/j.metabol.2019.07.006
- Tomiyama AJ. Stress and Obesity. Annu Rev Psychol. 2019;70:703-718. doi:10.1146/annurev-psych-010418-102936
- Fothergill E, Guo J, Howard L, et al. Persistent metabolic adaptation 6 years after “The Biggest Loser” competition. Obesity (Silver Spring). 2016;24(8):1612-1619. doi:10.1002/oby.21538
- Westbury S, Oyebode O, van Rens T, Barber TM. Obesity Stigma: Causes, Consequences, and Potential Solutions. Curr Obes Rep. 2023;12(1):10-23. doi:10.1007/s13679-023-00495-3
- Yao H, Zhang A, Li D, et al. Comparative effectiveness of GLP-1 receptor agonists on glycaemic control, body weight, and lipid profile for type 2 diabetes: systematic review and network meta-analysis. BMJ. 2024;384:e076410. Published 2024 Jan 29. doi:10.1136/bmj-2023-076410
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