West Nile, 594 casi e 41 morti in Italia: 306 forme neuroinvasive

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La notizia in breve

Secondo l’aggiornamento settimanale del sistema di sorveglianza nazionale a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, dal 1 gennaio all’8 settembre 2026 risultano 265 casi confermati di dengue e 594 casi di West Nile virus, con 41 decessi.

Dei casi di dengue, 24 sono autoctoni e tutti gli altri associati a viaggi all’estero, in particolare alle Maldive. Sono stati identificati due episodi di trasmissione locale: un focolaio di 20 casi, tutti sintomatici, con esposizione in un comune della provincia di Livorno, e un focolaio di 4 casi confermati, tutti sintomatici, in alcuni comuni della provincia di Lecce.

Per il virus West Nile, i contagi sono passati a 594 rispetto ai 521 del report precedente. Di questi, 306 si sono manifestati nella forma neuroinvasiva, con una letalità al 13%, e 202 con febbre. La circolazione del virus interessa 79 Province distribuite in 19 Regioni. Nello stesso periodo dello scorso anno le segnalazioni erano state 582, con 39 decessi.

Da inizio anno si registrano inoltre 25 casi confermati di Chikungunya, tutti tranne uno associati a viaggi alle Seychelles, 3 casi di virus Zika e 12 casi di virus Usutu. Nessuna di queste infezioni ha avuto esito mortale.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Arbovirosi, due modelli di trasmissione

I dati descrivono la circolazione contemporanea di diverse arbovirosi, infezioni virali trasmesse soprattutto attraverso la puntura di zanzare. Il quadro epidemiologico non è però uniforme: dengue, Chikungunya e Zika risultano prevalentemente associate a viaggi, mentre il West Nile virus mostra una diffusione autoctona più estesa.

La distinzione tra caso importato e autoctono è essenziale. Nel primo caso l’infezione viene acquisita all’estero; nel secondo, la trasmissione avviene sul territorio attraverso zanzare locali che hanno precedentemente punto una persona o un animale infetto.

Dengue e trasmissione locale

Dal 1 gennaio all’8 settembre sono stati confermati 265 casi di dengue, dei quali 24 autoctoni. I due focolai locali segnalati indicano che, quando il virus viene introdotto da una persona infetta, una zanzara competente può sostenere una catena di trasmissione circoscritta.

La dengue può manifestarsi con febbre, dolori muscolari e articolari, cefalea, nausea ed eruzioni cutanee. Molte infezioni hanno un decorso favorevole, ma sono possibili forme più impegnative, caratterizzate da alterazioni della coagulazione, perdita di liquidi dai vasi e compromissione degli organi. Non esiste una terapia antivirale specifica di uso ordinario: l’assistenza è principalmente di supporto e dipende dalla gravità clinica.

Il peso clinico del West Nile

Per il West Nile virus sono riportati 594 casi e 41 decessi. La presenza di 306 forme neuroinvasive spiega la particolare rilevanza sanitaria di questa infezione, la cui circolazione coinvolge gran parte del territorio nazionale.

La maggior parte delle infezioni può rimanere senza sintomi oppure provocare una sindrome febbrile. In una parte dei pazienti, soprattutto in presenza di età avanzata o fragilità cliniche, il virus può interessare il sistema nervoso centrale, causando meningite, encefalite o debolezza muscolare acuta. Anche in questo caso il trattamento è prevalentemente di supporto.

Il ciclo naturale del virus coinvolge principalmente uccelli e zanzare. L’essere umano rappresenta generalmente un ospite terminale, perché la quantità di virus nel sangue non è di norma sufficiente a infettare nuove zanzare.

Sorveglianza e prevenzione

I casi di Chikungunya, Zika e Usutu completano un quadro che richiede sorveglianza integrata su persone, zanzare, animali e donazioni di sangue o organi. La crescita delle temperature, la mobilità internazionale e la presenza di vettori competenti possono favorire l’introduzione o la persistenza stagionale di questi virus, senza consentire di attribuire ogni singolo focolaio a una sola causa.

La prevenzione comprende il controllo dei ristagni d’acqua, la riduzione della densità delle zanzare e la protezione dalle punture. La sorveglianza non misura soltanto quanti casi si verificano: serve soprattutto a riconoscere precocemente la trasmissione locale e a limitare l’estensione dei focolai.

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