Morbillo, 2.339 casi in Ue: per favore, non abbassiamo la guardia

Ultima modifica

La notizia in breve

Nei dodici mesi fino al 31 luglio 2026, trenta Stati membri dell’Unione europea hanno segnalato 2.339 casi di morbillo e nessun decesso, secondo il rapporto di sorveglianza dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc). Nel solo mese di luglio 2026 sono stati registrati 118 casi, la maggior parte dei quali da Bulgaria (61) e Italia (29), seguite da Spagna (7) e Polonia (7).

Tra i 2.339 casi segnalati nel 2026, 669 (28,6%) hanno riguardato bambini con meno di cinque anni e 1.197 (51%) persone dai 15 anni in su. Inoltre, 1.501 pazienti (73,1%) non erano vaccinati e 325 (15,8%) avevano ricevuto una sola dose. Nel 2024 solo quattro Paesi hanno raggiunto una copertura vaccinale di almeno il 95% per entrambe le dosi; l’Italia si è attestata al 95% per la prima dose e all’84% per la seconda.

Di fronte a questi dati, l’indicazione è di “colmare le lacune immunitarie e raggiungere e mantenere un’elevata copertura vaccinale”, assicurando “che la prima e la seconda dose del vaccino vengano somministrate in conformità con i calendari vaccinali nazionali. È inoltre importante individuare e vaccinare i soggetti idonei (adolescenti e giovani adulti non immuni) nell’ambito di programmi di recupero vaccinale”.

Tra il primo agosto 2025 e il 31 luglio 2026, 29 Stati membri dell’Ue/See hanno inoltre notificato 81 casi di rosolia, con un dato complessivo in aumento rispetto al mese precedente.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Perché morbillo e rosolia richiedono coperture elevate

I dati europei mostrano che il morbillo continua a circolare soprattutto nelle persone non vaccinate o protette con una sola dose. Tra i 2.339 casi segnalati, il 73,1% riguardava persone non vaccinate e il 15,8% persone che avevano ricevuto una sola dose, un quadro coerente con la presenza di lacune immunitarie nella popolazione.

Il morbillo è un’infezione virale estremamente contagiosa, trasmessa per via respiratoria. Si manifesta tipicamente con febbre, tosse, infiammazione delle vie respiratorie e successiva comparsa di un’eruzione cutanea, ma non è sempre una malattia priva di conseguenze: può provocare complicanze respiratorie, neurologiche e, più raramente, esiti tardivi gravi.

Il significato delle due dosi

La vaccinazione riduce fortemente il rischio di malattia e limita la circolazione del virus. La seconda dose non è un semplice richiamo facoltativo: serve soprattutto a proteggere chi non ha sviluppato una risposta immunitaria sufficiente dopo la prima somministrazione.

Per interrompere stabilmente la trasmissione occorre una copertura molto elevata e omogenea. Il dato italiano, pari al 95% per la prima dose ma all’84% per la seconda, segnala quindi una differenza clinicamente rilevante tra l’avvio e il completamento del ciclo vaccinale. Anche buone medie nazionali possono inoltre nascondere gruppi o territori con una protezione insufficiente, nei quali il virus trova più facilmente persone suscettibili.

Non è soltanto una malattia infantile

Il 51% dei casi segnalati riguarda persone dai 15 anni in su. Questo dato ricorda che il morbillo non colpisce esclusivamente i bambini: adolescenti e adulti non immuni possono ammalarsi e contribuire alla trasmissione, mentre la probabilità di alcune complicanze può essere maggiore fuori dall’età infantile.

I programmi di recupero vaccinale mirano proprio a colmare queste protezioni mancanti. Dal punto di vista sanitario, contano sia le vaccinazioni dell’infanzia sia il recupero delle dosi non ricevute, perché l’immunità collettiva dipende dalla continuità della protezione nelle diverse generazioni.

Il rilievo particolare della rosolia

La rosolia provoca spesso una malattia lieve e può anche passare inosservata. Il suo maggiore rilievo clinico riguarda però l’infezione durante la gravidanza, soprattutto nelle fasi iniziali, quando il virus può compromettere gravemente lo sviluppo fetale.

Morbillo e rosolia condividono quindi un principio di sanità pubblica: la protezione individuale contribuisce anche a proteggere chi è più vulnerabile. L’assenza di decessi nel periodo descritto è un dato favorevole, ma non elimina il significato della circolazione virale né il rischio di complicanze nei singoli casi.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli in evidenza