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La notizia in breve
Sono 17 gli ospedali e gli istituti di cura italiani presenti nel World’s Best Smart Hospitals 2027, la classifica dei centri sanitari tecnologicamente più avanzati promossa dalla rivista Newsweek in collaborazione con Statista. Il report include 410 strutture di 33 Paesi, selezionate in base al livello di innovazione tecnologica e digitale applicata alla sanità. Nelle prime tre posizioni globali si confermano centri degli Stati Uniti: la Mayo Clinic del Minnesota, la Cleveland Clinic di Rochester e il Mount Sinai Hospital di New York.
Tra i primi cento ospedali al mondo figurano cinque realtà italiane: l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (45/mo posto), il Policlinico Gemelli di Roma (51/mo), l’Ospedale San Raffaele Gruppo San Donato di Milano (67/mo), l’Istituto Humanitas di Rozzano (76/mo) e l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma (96/mo).
Altre dodici strutture italiane si posizionano oltre il 100/mo posto. Tra il 100/mo e il 200/mo figurano il Centro Cardiologico Monzino di Milano (131/mo), il San Camillo Forlanini di Roma (144/mo), l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (146/mo) e il Niguarda di Milano (150/mo). Oltre il 200/mo posto si collocano la Casa Sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo (229/mo), l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (276/mo), il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna (304/mo), l’Istituto Gaslini di Genova (312/mo), il Campus Bio-Medico di Roma (313/mo), il Meyer di Firenze (318/mo), Le Molinette della Città della Salute e della scienza di Torino (345/mo) e il Policlinico di Bari (378/mo).

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Cosa si intende per ospedale “smart”
Con l’espressione smart hospital si indica una struttura in cui la tecnologia digitale è integrata nei percorsi di cura e nell’organizzazione. Rientrano in questa definizione la cartella clinica elettronica, la telemedicina e il monitoraggio a distanza, la diagnostica per immagini digitale, la chirurgia robotica e, sempre più spesso, gli strumenti di intelligenza artificiale a supporto delle decisioni cliniche.
Questi strumenti possono favorire la condivisione rapida delle informazioni tra reparti, ridurre alcuni errori legati alla trascrizione manuale e rendere più tempestivi diagnosi e interventi. Il loro valore reale dipende però da come vengono inseriti nella pratica quotidiana e da quanto il personale è formato a usarli.
Tecnologia e qualità delle cure
Una classifica basata sull’innovazione tecnologica misura il grado di digitalizzazione, non direttamente gli esiti clinici. Il livello tecnologico di un ospedale e la qualità dell’assistenza sono spesso collegati, ma non coincidono: la sicurezza dei pazienti, la mortalità e le complicanze dipendono anche da competenze cliniche, volumi di attività, organizzazione e risorse umane.
Classifiche di questo tipo si fondano su criteri e pesi scelti dai promotori, che possono privilegiare alcuni aspetti rispetto ad altri. Per interpretarle è utile tenere presente che cosa viene misurato e che cosa invece resta fuori dalla valutazione.
Le questioni aperte della sanità digitale
La transizione digitale porta con sé alcune criticità riconosciute. Tra queste ci sono la sicurezza informatica, perché i dati sanitari sono particolarmente sensibili, e l’interoperabilità, cioè la capacità dei sistemi di strutture diverse di comunicare tra loro.
Resta aperto anche il tema dell’equità: la distribuzione della tecnologia tra territori e tra strutture non è uniforme, e i pazienti con minore familiarità digitale possono incontrare difficoltà con servizi come la telemedicina. Per gli strumenti di intelligenza artificiale, infine, il consenso clinico richiede una validazione rigorosa prima dell’impiego diffuso, perché la loro efficacia nella pratica reale è ancora in fase di valutazione per molte applicazioni.
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