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La notizia in breve
Simonetta Vespucci, musa di Sandro Botticelli e modella per opere come La nascita di Venere e la Primavera, potrebbe essere morta per un tumore all’ipofisi. L’ipotesi emerge da un nuovo studio coordinato dalla Queen Mary University di Londra e pubblicato sulla rivista Medical Humanities. Fino a oggi si riteneva che la donna, scomparsa nel 1476 a ventitré anni, fosse deceduta a causa della tubercolosi.
La ricerca, terza di una serie incentrata su Simonetta Vespucci, ha analizzato le caratteristiche anatomiche degli occhi raffigurati nei suoi ritratti. Ne La nascita di Venere, gli autori hanno riscontrato alterazioni dei tessuti congiuntivali ed edema periorbitale, rilevato in particolare a carico dell’occhio sinistro. Secondo gli studiosi, questi tratti uniti allo strabismo risultano compatibili con una grande massa tumorale alla ghiandola ipofisi.
Sui risultati è intervenuto Paolo Pozzilli, professore onorario di Diabete e Ricerca Clinica alla Queen Mary University di Londra e professore emerito di Endocrinologia all’Università Campus Bio-Medico di Roma, che ha dichiarato: “Sandro Botticelli era un artista di grande ingegno che raffigurava i suoi soggetti con grande realismo. Non sorprende quindi che abbia lasciato nei suoi dipinti evidenze mediche che siamo in grado di leggere secoli dopo”. Pozzilli ha inoltre aggiunto: “Lo strabismo di Venere nei ritratti di Simonetta Vespucci incarna un toccante paradosso: un tempo esaltato come l’epitome del fascino divino nell’arte rinascimentale e copiato da artisti come Bronzino, si rivela ora come un sottile presagio della sua rovina”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cos’è un tumore dell’ipofisi
L’ipofisi è una piccola ghiandola alla base del cranio, alloggiata in una cavità ossea chiamata sella turcica. Regola molte altre ghiandole endocrine, tra cui tiroide, surreni e ovaie, e produce ormoni coinvolti nella crescita e nell’allattamento. I tumori che vi originano sono nella maggior parte dei casi adenomi, cioè formazioni benigne dal punto di vista istologico, che tuttavia possono causare disturbi seri per la loro posizione e per gli ormoni che talvolta producono.
Si distinguono forme secernenti, che rilasciano ormoni in eccesso con effetti su tutto l’organismo, e forme non secernenti, che spesso crescono a lungo senza dare segni finché non raggiungono dimensioni importanti.
Perché gli occhi possono essere coinvolti
L’ipofisi confina con strutture essenziali per la vista. Subito sopra si trova il chiasma ottico, il punto in cui i nervi ottici si incrociano. Una massa che cresce verso l’alto può comprimerlo e ridurre tipicamente la visione laterale di entrambi gli occhi. Ai lati della ghiandola si trovano i seni cavernosi, attraversati dai nervi che muovono i globi oculari e da importanti vie venose.
Quando un tumore invade queste aree laterali può alterare il funzionamento dei nervi oculomotori, con strabismo, visione doppia o abbassamento della palpebra. L’ostacolo al deflusso venoso può contribuire a gonfiore attorno all’occhio e ad alterazioni della congiuntiva. Si tratta di quadri descritti soprattutto nei tumori di grandi dimensioni, spesso associati a mal di testa e, nelle forme secernenti, a disturbi ormonali.
Come si affronta oggi
La diagnosi si basa sulla risonanza magnetica dell’encefalo, sul dosaggio degli ormoni e sulla valutazione del campo visivo. Il trattamento dipende dal tipo di tumore, dalle dimensioni e dai sintomi: può comprendere la chirurgia, spesso eseguita attraverso il naso, terapie farmacologiche per alcune forme secernenti e, in casi selezionati, la radioterapia. Molti adenomi piccoli e non secernenti vengono semplicemente monitorati nel tempo.
I limiti della diagnosi retrospettiva
Formulare ipotesi cliniche a partire da opere d’arte è un ambito di ricerca riconosciuto, ma con limiti strutturali. Un dipinto non è una fotografia: convenzioni stilistiche, idealizzazione del soggetto e scelte espressive possono riprodurre o simulare tratti che in un paziente avrebbero significato clinico. Senza resti biologici o documentazione medica coeva, una diagnosi resta un’ipotesi di compatibilità, non una conferma.
Anche i singoli segni non sono specifici. Strabismo, gonfiore periorbitale e alterazioni congiuntivali possono avere molte cause diverse, dalle malattie della tiroide a disturbi oculari congeniti fino a condizioni infiammatorie o sistemiche. Per questo, in medicina storica, ipotesi alternative possono convivere a lungo senza che sia possibile stabilire con certezza quale sia quella corretta.
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