Negli ultimi anni abbiamo sentito spesso parlare del digiuno intermittente come di una strategia quasi miracolosa per restare in salute, perdere peso o migliorare il metabolismo. Molti scelgono di adottare queste abitudini con l’idea che ciò che funziona a trent’anni continui a essere efficace anche quando l’età avanza. La biologia del nostro corpo cambia però profondamente con il passare dei decenni e quello che in gioventù rappresenta uno stimolo positivo potrebbe trasformarsi in una sfida eccessiva per un organismo più fragile. Una recente ricerca ha cercato di fare chiarezza su questo punto, indagando se l’abitudine di lasciar passare molte ore tra un pasto e l’altro sia davvero vantaggiosa per chi ha già superato i sessant’anni.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Il legame tra digiuno e malattie croniche
Lo studio ha seguito per circa quindici anni un gruppo di quasi tremila adulti sopra i sessant’anni, osservando come la durata del digiuno quotidiano influenzasse l’insorgenza di nuove patologie. I ricercatori hanno analizzato il tempo che intercorre tra i due pasti principali della giornata, confrontando chi faceva pause brevi con chi invece restava senza mangiare per periodi molto lunghi. I risultati indicano che le persone abituate a digiunare per un intervallo compreso tra 14 e 24 ore hanno mostrato un accumulo più rapido di malattie croniche rispetto a chi seguiva intervalli più contenuti, tra le 6 e le 11 ore e mezza. Questo suggerisce che, in età avanzata, restare a stomaco vuoto per gran parte della giornata potrebbe non essere la scelta migliore per preservare la salute generale.
Perché l’età gioca un ruolo cruciale
Un dato particolarmente significativo emerso dall’analisi riguarda la differenza tra le diverse fasce d’età all’interno della popolazione anziana. L’accelerazione nel numero di malattie croniche è risultata evidente soprattutto nelle persone che hanno già compiuto 78 anni. Per chi si trova in una fascia d’età più giovane, tra i 60 e i 77 anni, il legame tra digiuno prolungato e peggioramento della salute non è apparso altrettanto marcato. Questo indica che l’organismo diventa progressivamente più sensibile alla carenza prolungata di nutrienti e che le raccomandazioni alimentari dovrebbero essere adattate con estrema cautela quando si entra in una fase di maggiore fragilità biologica.
Gli organi più esposti al rischio
L’accumulo di patologie non riguarda tutti i sistemi del corpo allo stesso modo. La ricerca ha evidenziato che il digiuno abituale molto lungo è associato a un aumento delle malattie che colpiscono il sistema cardiovascolare e quello neuropsichiatrico. Non è stata invece riscontrata una correlazione significativa per quanto riguarda i disturbi muscolo-scheletrici. Questo aspetto è di grande interesse per la salute pubblica, poiché il declino cognitivo e i problemi cardiaci rappresentano due delle sfide principali per la qualità della vita degli anziani. È possibile che periodi di astinenza dal cibo troppo lunghi privino il cervello e il cuore di un apporto energetico costante e necessario per il loro corretto funzionamento.
Come interpretare queste informazioni nella vita quotidiana
I risultati dello studio non devono essere letti come un invito a modificare drasticamente le proprie abitudini dall’oggi al domani. Si tratta di una ricerca osservazionale, il che significa che è stata individuata una associazione statistica ma non è ancora stato dimostrato un rapporto diretto di causa-effetto. Potrebbero esserci altri fattori, come la qualità complessiva della dieta o le condizioni di salute preesistenti, a influenzare questi esiti. Va anche considerato che i dati si basano su quanto riferito dai partecipanti stessi riguardo alle proprie abitudini alimentari. La prudenza è d’obbligo: prima di intraprendere regimi di digiuno o cambiamenti radicali negli orari dei pasti, specialmente se si è in età avanzata, è fondamentale consultare il proprio medico per valutare il proprio stato di salute complessivo.
Fonte scientifica
Paper originale: Habitual fasting duration and accelerated multimorbidity in older adults.
Rivista: Journal of internal medicine
DOI: 10.1111/joim.70150
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.