Per molte persone il digiuno è una pratica religiosa, per altre una strategia per perdere peso o “dare una pausa” al metabolismo. Ma che cosa succede davvero nel corpo quando si smette di mangiare per più giorni? Un nuovo studio prova a rispondere guardando non solo ai chili persi, ma a migliaia di proteine nel sangue, cioè a segnali che raccontano come organi e tessuti si stanno adattando.

Che cosa ha studiato davvero
I ricercatori hanno seguito 12 adulti sani durante un digiuno di sette giorni con sola acqua. I partecipanti sono stati valutati prima, ogni giorno durante il digiuno e nei tre giorni successivi alla ripresa dell’alimentazione. Oltre a peso, grasso corporeo e parametri metabolici, è stato analizzato l’andamento di quasi 3.000 proteine circolanti.
L’idea era capire se il digiuno prolungato produca cambiamenti sistemici, cioè che coinvolgono più organi e funzioni del corpo, e soprattutto quando questi cambiamenti iniziano a comparire. È un punto importante, perché spesso si parla di digiuno come se tutte le sue forme fossero equivalenti, mentre la durata potrebbe fare una grande differenza.
I risultati principali
Nei primi due o tre giorni il corpo è entrato nella nota transizione metabolica: la glicemia è scesa, sono aumentati gli acidi grassi e poi i chetoni, sostanze usate come carburante alternativo. Ma i cambiamenti più ampi nelle proteine del sangue sono emersi soprattutto dopo questo passaggio iniziale.
Nel complesso circa un terzo delle proteine misurate è cambiato in modo significativo durante lo studio. Molte modifiche sembravano legate al digiuno in sé più che al semplice dimagrimento. In altre parole, perdere peso non spiega da solo ciò che si osserva.
I segnali coinvolgevano vie biologiche molto diverse: risposta immunitaria, coagulazione, metabolismo dei grassi, comunicazione ormonale e struttura della matrice extracellulare, cioè l’impalcatura che sostiene i tessuti. Sono emersi cambiamenti anche in proteine associate al cervello, un dato interessante ma ancora da interpretare con cautela.
Perché può interessarti nella vita quotidiana
Il messaggio più utile per chi legge è questo: gli effetti del digiuno prolungato non sembrano ridursi a “consumare riserve”. Dopo alcuni giorni si attivano adattamenti più complessi, che riguardano più sistemi del corpo. Questo aiuta a capire perché un digiuno di molte ore o di più giorni non sia automaticamente paragonabile a forme più brevi di restrizione calorica.
C’è però un altro lato della medaglia. I partecipanti hanno perso in media peso in tempi rapidi, ma non solo grasso: è diminuita anche la massa magra, che comprende soprattutto muscoli e acqua corporea. Nei giorni successivi al ritorno al cibo questa quota si è in gran parte recuperata, mentre la riduzione del grasso è rimasta più evidente.
Per una persona comune questo significa che non ha senso leggere questi dati come una conferma del fatto che “più digiuno è sempre meglio”. Lo studio descrive un fenomeno biologico, non dimostra che un digiuno lungo sia una scelta salutare o appropriata per tutti.
Che cosa non possiamo concludere
Questo lavoro è piccolo ed esplorativo. Ha coinvolto poche persone, molto simili tra loro, senza un gruppo di confronto. Perciò non può dire se questi cambiamenti portino davvero benefici clinici, né se valgano allo stesso modo in età diverse, nelle donne e negli uomini in proporzioni diverse, o in chi ha malattie croniche.
C’è anche un punto cruciale: alcune proteine cambiate durante il digiuno sono state collegate, con analisi indirette, a possibili effetti favorevoli su certe malattie, ma anche a possibili effetti sfavorevoli. Si tratta di ipotesi biologiche, non di prove che il digiuno prevenga o curi patologie.
La conclusione più ragionevole è sobria: il digiuno prolungato induce adattamenti profondi e diffusi, che iniziano soprattutto dopo alcuni giorni, ma questo non autorizza scorciatoie pratiche. Se stai pensando a restrizioni caloriche marcate o digiuni lunghi, servono prudenza e supervisione medica, perché il corpo si adatta, sì, ma a un costo fisiologico reale.
Fonte scientifica
Paper originale: Systemic Adaptions to Extreme Caloric Restrictions of Different Durations in Humans
Rivista: Nature Metabolism
DOI: 10.1038/s42255-024-01008-9
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