A Padova 2.000 interventi Heller-Dor: cos’è l’acalasia esofagea

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La notizia in breve

La Chirurgia Generale 1 dell’Azienda Ospedale Università Padova, diretta da Michele Valmasoni, ha raggiunto le duemila procedure laparoscopiche di Heller-Dor per il trattamento dell’acalasia esofagea. L’Azienda ha reso noto che si tratta del primo gruppo chirurgico al mondo a raggiungere questo risultato. L’intervento numero 2.000 è stato eseguito da Renato Salvador su una paziente di 50 anni, proveniente dal Sud d’Italia, ricoverata per una disfagia divenuta assoluta e con un calo ponderale superiore a 10 chilogrammi nell’ultimo mese, dimessa dopo due giorni e tornata ad alimentarsi regolarmente.

L’acalasia esofagea è una malattia rara caratterizzata dall’incapacità dell’esofago di trasportare correttamente il cibo verso lo stomaco e dalla mancata apertura dello sfintere esofageo inferiore durante la deglutizione. La causa non è ancora nota, mentre i pazienti manifestano difficoltà a deglutire, rigurgito alimentare, dolore toracico e, nei casi più avanzati, importante perdita di peso.

“Questo successo non è legato a un singolo chirurgo, ma a tanti che hanno contribuito a costruire e sviluppare il Centro di Padova”, ha sottolineato Valmasoni, aggiungendo che “Le 2000 procedure testimoniano anni di lavoro condiviso, di confronto scientifico e di impegno quotidiano nella cura dei pazienti. È il risultato di una tradizione chirurgica che ha saputo trasmettere competenze ed esperienza da una generazione all’altra, mantenendo sempre al centro il paziente e la ricerca del miglior trattamento possibile”.

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Che cosa accade nell’esofago

L’acalasia è un disturbo della motilità esofagea. Nella parete dell’esofago si trova una rete di cellule nervose che coordina le contrazioni e il rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore, la valvola tra esofago e stomaco. In questa malattia si assiste a una progressiva perdita dei neuroni che comandano il rilasciamento. La valvola resta chiusa e il corpo dell’esofago perde la capacità di spingere il cibo con onde coordinate.

Il risultato è un ristagno di cibo e liquidi a monte dello sfintere. Con il tempo l’esofago può dilatarsi, e questo spiega sintomi come il rigurgito di alimenti non digeriti, la tosse notturna e il dimagrimento. La causa resta sconosciuta: tra le ipotesi discusse ci sono meccanismi autoimmuni, eventualmente innescati da infezioni, ma non esiste un consenso definitivo.

Come si arriva alla diagnosi

La difficoltà a deglutire ha molte cause possibili, per cui la diagnosi si basa su più esami. La manometria esofagea, che misura le pressioni lungo l’esofago, è considerata l’esame di riferimento per confermare la malattia e distinguerne i diversi sottotipi. Radiografia con mezzo di contrasto ed endoscopia completano il quadro, quest’ultima soprattutto per escludere tumori che possono imitare l’acalasia.

Poiché i sintomi si instaurano spesso in modo graduale, non è raro che la diagnosi arrivi dopo un periodo prolungato, talvolta quando la malattia è già avanzata.

Le opzioni di trattamento

Nessuna terapia ripristina i neuroni perduti: i trattamenti agiscono sull’ostacolo meccanico, riducendo la resistenza dello sfintere. Le principali strategie sono la dilatazione endoscopica con palloncino, la miotomia chirurgica e la miotomia per via endoscopica. Le iniezioni endoscopiche sullo sfintere hanno un effetto temporaneo e sono in genere riservate a pazienti che non possono affrontare altre procedure.

L’intervento di Heller-Dor combina due gesti. La miotomia di Heller consiste nella sezione delle fibre muscolari dello sfintere, che così non oppone più resistenza al passaggio del cibo. La plastica secondo Dor avvolge parzialmente la parte alta dello stomaco sulla parte anteriore dell’esofago, con lo scopo di limitare il reflusso acido che la miotomia tende a favorire. L’accesso laparoscopico, attraverso piccole incisioni, consente in genere degenze brevi e una ripresa rapida dell’alimentazione.

La scelta tra le diverse opzioni dipende da età, sottotipo manometrico, stadio della malattia ed esperienza del centro. Il confronto a lungo termine tra chirurgia e approccio endoscopico è ancora oggetto di valutazione, in particolare per quanto riguarda il reflusso dopo la procedura.

Volumi, esperienza e follow-up

Per le malattie rare e gli interventi tecnicamente complessi, è un principio ampiamente condiviso che l’esperienza accumulata da un’équipe influisca sui risultati. Questo vale non solo per l’esecuzione dell’intervento, ma anche per la selezione dei pazienti e la gestione delle complicanze.

L’acalasia resta comunque una condizione cronica. Anche dopo un trattamento riuscito sono previsti controlli nel tempo, perché i sintomi possono ripresentarsi, può comparire reflusso e la malattia è associata a un rischio aumentato di tumore esofageo. Non sono noti fattori legati allo stile di vita in grado di prevenirla.

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