Test salivari per COVID: tipologie, affidabilità e funzionamento

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Cos’è un test salivare per COVID-19?

Un test salivare per la rilevazione della COVID è un esame studiato per evidenziare la presenza di del virus in un campione di saliva, approccio che li rende meno invasivi e quindi più accettabili da parte del paziente rispetto ai tradizionali tamponi.

Esistono due tipi di test salivari, con caratteristiche profondamente differenti:

  • Test salivari antigenici, ovvero esami che diventano positivi in caso di reazione con le proteine caratteristiche dell’involucro del virus. Sono in genere pensati per il fai da te e quindi venduti direttamente al pubblico. L’accuratezza è limitata, ma è possibile ottenere l’esito in tempi estremamente rapidi (circa 15 minuti).
  • Test salivari molecolari, ovvero che ricercano la presenza di materiale genetico mediante PCR in un campione di saliva; questo approccio beneficia di una ridotta invasività nel prelievo del campione (a differenza del tampone nasale), ma necessita di laboratori specializzati per l’analisi. Tempi e costi aumentano sensibilmente, ma l’accuratezza è altrettanto significativamente più elevata.

Per approfondire la differenza tra test antigenico e molecolare clicca qui (se ne parla facendo riferimento al campione ottenuto mediante tampone nasale, ma la tecnica di analisi successiva è sostanzialmente sovrapponibile).

È affidabile?

Secondo l’NHS inglese “poiché il virus responsabile della COVID-19 infetta prima le ghiandole salivari, il test della saliva è un test efficace per identificare gli individui più infettivi prima dei sintomi.”

Purtroppo i test in commercio per il pubblico non garantiscono tutti la stessa accuratezza nella rilevazione, quindi è ragionevole pensare che le prestazioni possano variare anche sensibilmente tra un marchio e l’altro. Ad influire in modo determinante sull’esito sono tuttavia due aspetti:

  • tipologia di test: il molecolare è drasticamente più sensibile rispetto all’antigenico rapido,
  • prelievo del campione, che solo se perfettamente aderente alle indicazioni del produttore può garantire le prestazioni ideali previste nominalmente.

Fatte queste doverose premesse e, con la consapevolezza dei limiti intrinseci, il tampone salivare molecolare è un mezzo diagnostico caratterizzato da un eccellente rapporto accuratezza/praticità, che ne fa un test particolarmente adatto per campagne di screening (ovvero la verifica rapida di un numero elevato di potenziali infetti) su pazienti senza sintomi, come ad esempio la campagna ministeriale condotta nelle scuole nell’autunno del 2021.

Sulla base di fonti Ministeriali ad oggi “i test salivari molecolari, secondo recenti evidenze scientifiche, hanno mostrato valori di sensibilità compresi tra il 77% e il 93%” (la sensibilità è la capacità di identificare correttamente soggetti realmente infetti e che i test su tampone nasale spesso garantiscono nominalmente valori prossimi al 100%).

Relativamente all’analisi molecolare, la più affidabile, il campione salivare si è dimostrato più sensibile durante i primi cinque giorni dall’inizio del sintomi e quando la carica virale è elevata.

Ad oggi tuttavia il molecolare su campione raccolto da tampone nasale/gola rimane in ogni caso il gold standard tra gli esami disponibili.

È possibile ottenere risultati diversi eseguendo di nuovo il test?

A parte eventuali errori nella procedura è necessario essere consapevoli che il test salivare per COVID:

  • Un singolo test rileva la carica virale (la quantità di virus eventualmente presente) al momento del prelievo del campione, è quindi possibile risultare positivi ad un test successivo qualora, ad esempio, il primo sia stato eseguito durante la fase d’incubazione, ovvero quando la quantità di virus presente nella saliva fosse ancora insufficiente ad essere rilevata.
  • Il test salivare, come tutti i tamponi, è in grado di evidenziare la presenza di materiale virale SARS-CoV-2 esclusivamente nel campione analizzato (saliva), ma è noto che la quantità di virus circolante è variabile, nel tempo e nei distretti corporei.
  • Eventuali errori relativi al prelievo del campione possono ovviamente influire sull’esito del test.

Come si raccoglie il campione?

Le esatte modalità di prelievo del campione differiscono in modo sostanziale tra kit diversi e si raccomanda quindi di fare riferimento alle istruzioni ricevute dal personale sanitario (esame molecolare) o accluse al test rapido (esame fai da te antigenico), perché la composizione salivare (così come la carica virale) può cambiare in modo sostanziale a seconda del punto di prelievo (lingua, gola, …) e nel caso di campione mucoso/viscoso questo rappresenta un ostacolo aggiuntivo all’analisi.

Viene in genere preferita, quando possibile, la raccolta al mattino prima di aver sciacquato la bocca, lavato i denti, mangiato o bevuto.

I due principali approcci previsti sono:

  • raccolta diretta della saliva in un contenitore sterile (figura 1),
  • uso di un lollipop (lecca-lecca) spugnoso da tenere in bocca per un certo tempo al fine di farlo impregnare di saliva (figura 2).
Test COVID sulla saliva

Figura 1: Raccolta della saliva in provetta sterile (Getty/SolStock)

Test COVID sulla saliva con lollipop

Figura 2: Raccolta della saliva con lollipop (Getty/Halfpoint Images); il dispositivo in foto non è realmente un test lollipop, ma l’immagine è ugualmente rappresentativa del metodo di raccolta del campione

Conclusioni

Le conclusioni riportate su un report tecnico prodotto dall’ECDC sono che:

  • Sebbene la sensibilità dei test molecolari che utilizzano la saliva come campione diagnostico per il rilevamento di SARS-CoV-2 sia spesso inferiore al campione nasofaringeo (tampone tradizionale) in diversi studi, i benefici del test sulla saliva possono superare la perdita in
    sensibilità rendendolo un’alternativa interessante come strumento di screening, soprattutto quando la raccolta di campioni tradizionali possa essere un problema (bambini, anziani, soggetti diversamente abili, …).
  • La raccolta di campioni nasofaringei dovrebbe essere sempre preferita per i pazienti sintomatici od esposti ad un elevato livello di rischio.
  • Complessivamente i test salivari appaiono un’opzione interessante nei casi di pazienti sintomatici ed esigenza di test test ripetuti nel tempo.
  • I test rapidi antigenici hanno generalmente una sensibilità inferiore rispetto ai molecolari a prescindere dal campione ed è ragionevole supporre che l’uso della saliva come campione possa ridurre ulteriormente l’affidabilità.

Fonti e bibliografia

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