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Nel tumore del pancreas metastatico, fino a poco tempo fa, guadagnare qualche settimana di vita era già considerato un risultato. Per questo la notizia arrivata da Palazzo Lombardia ha fatto tanto rumore: la Regione ha autorizzato l’Asst di Lecco ad acquistare negli Stati Uniti il daraxonrasib per Jessica, 36 anni, madre di due gemelli piccoli, con un adenocarcinoma pancreatico già diffuso ad altri organi. La spesa sarà interamente a carico della Regione, e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha annunciato l’intenzione di trasformare il caso singolo in un protocollo valido per tutti i pazienti nelle stesse condizioni.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Perché questo farmaco è diverso
Il motore principale di questo tumore è una proteina chiamata RAS: il gene che la codifica è alterato in oltre il 90% dei pazienti. Per decenni RAS è stato considerato un bersaglio impossibile da colpire, e le cure si sono basate quasi solo sulla chemioterapia endovenosa. Il daraxonrasib cambia le regole: si lega a una proteina della cellula, la ciclofilina A, e insieme formano un complesso che interrompe il segnale di RAS nella sua forma attiva. Si assume per bocca, una compressa al giorno.
I numeri dello studio
L’approvazione si basa sullo studio di fase 3 RASolute 302, su 500 persone con malattia metastatica già trattata con una prima chemioterapia. Chi ha ricevuto il nuovo farmaco ha vissuto in media 13,2 mesi contro i 6,7 della chemioterapia, con una riduzione del rischio di morte del 60%; i dati pubblicati dall’EMA indicano 12,4 mesi. Anche il tempo prima che il tumore riprenda a crescere è raddoppiato, da 3,6 a 7,2 mesi.
Gli effetti collaterali più comuni sono eruzioni cutanee, diarrea, infiammazione della bocca, nausea e vomito, mentre gli eventi avversi gravi sono stati un po’ meno frequenti che con la chemioterapia, circa 62% contro 70%.
Serve però onestà: parliamo di mediane, cioè di alcuni mesi in più in media, non di guarigione. L’oncologa Lorenza Rimassa di Humanitas ha invitato proprio a distinguere il progresso scientifico dalla cura definitiva. In una malattia in cui la seconda linea di terapia era ferma da anni, raddoppiare la sopravvivenza resta comunque un passo storico.
Approvato in America, in attesa in Italia
La FDA ha dato il via libera il 26 agosto 2026, con circa sei mesi e mezzo di anticipo sulla scadenza prevista. In Europa il comitato scientifico dell’EMA ha espresso parere positivo il 15 ottobre, ma mancano ancora la decisione della Commissione europea e la trattativa con AIFA su prezzo e rimborsabilità. Nel frattempo, in assenza di un programma di uso compassionevole in Italia, l’unica strada è l’importazione per il singolo paziente, che si scontra con un listino di 39.800 dollari per 30 giorni di terapia.
Il nodo dell’equità
Qui la vicenda diventa interessante, e scomoda. Secondo una stima riportata da AboutPharma, i lombardi potenzialmente interessati sarebbero tra 500 e 1.000, per una spesa tra 120 e 140 milioni di euro, cifra che diversi oncologi giudicano insostenibile. Michele Reni, del San Raffaele, ha ricordato che l’accesso deve basarsi su criteri clinici chiari anche per chi non finisce sui giornali, e che uno studio indipendente come Cassandra è costato meno di un anno di terapia per un solo paziente. Per gli altri malati, ha precisato la Regione, servirà la verifica dello specialista che il caso rientri nelle indicazioni autorizzate dalla FDA.
Il rischio è evidente: che una terapia diventi accessibile in base alla regione di residenza o alla visibilità della propria storia. La negoziazione nazionale del prezzo esiste proprio per evitarlo.
La parte che possiamo giocare noi
In Italia il tumore del pancreas conta circa 14.800 nuove diagnosi l’anno ed è la terza causa di morte oncologica. Circa otto volte su dieci viene scoperto quando si è già esteso e le opzioni sono limitate. Per questo la prevenzione resta l’arma più potente: il fumo raddoppia il rischio, e secondo i dati AIOM eliminarlo potrebbe evitare un terzo dei decessi. Obesità e pancreatite cronica completano il quadro, insieme al diabete di tipo 2.
Smettere di fumare e tenere sotto controllo il peso non fanno notizia come un farmaco da 40mila dollari al mese. Ma funzionano per tutti, ovunque si abiti, e non hanno liste d’attesa.
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