Tumore del pancreas, l’EMA raccomanda daraxonrasib: 12,4 mesi di sopravvivenza

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La notizia in breve

Il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali ha raccomandato l’autorizzazione all’immissione in commercio di daraxonrasib, destinato a pazienti adulti con tumore del pancreas metastatico già sottoposti ad almeno una precedente terapia. Nei casi di adenocarcinoma pancreatico metastatico che progredisce dopo un primo trattamento, la chemioterapia standard risulta poco efficace e molto tossica. Il farmaco era stato designato come prioritario e sottoposto a una valutazione per fasi avviata mesi prima della domanda completa, riducendo i tempi di esame a meno di 150 giorni rispetto ai 210 previsti.

Il principio attivo è un inibitore delle proteine Ras, coinvolte nella crescita e sopravvivenza cellulare. Daraxonrasib si lega alla proteina ciclofilina A formando un complesso che blocca l’attività di Ras, favorendo la morte delle cellule tumorali e rallentando la progressione del tumore.

L’efficacia è stata valutata in una sperimentazione internazionale su 500 pazienti, di cui il 92% con mutazione Ras G12. Nel gruppo trattato con il nuovo farmaco la sopravvivenza mediana è stata di 12,4 mesi, rispetto ai 6,7 mesi registrati con la chemioterapia. La raccomandazione sarà ora trasmessa alla Commissione europea, mentre le decisioni su prezzo e rimborsabilità saranno di competenza dei singoli Stati membri.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Perché il tumore del pancreas è così difficile da trattare

L’adenocarcinoma pancreatico è tra i tumori solidi con la prognosi più sfavorevole. Nella maggior parte dei casi viene diagnosticato tardi, perché nelle fasi iniziali non dà sintomi specifici: dolore addominale o dorsale vago, perdita di peso, ittero o un diabete di nuova insorgenza compaiono spesso quando la malattia è già avanzata. Il tumore è inoltre circondato da un tessuto fibroso denso che ostacola la penetrazione dei farmaci e favorisce un ambiente poco sensibile al sistema immunitario.

Quando la malattia è metastatica e progredisce dopo la prima linea di trattamento, le opzioni si riducono. La chemioterapia di seconda linea offre benefici limitati e una tossicità rilevante, in pazienti spesso già debilitati.

Ras, un bersaglio a lungo ritenuto irraggiungibile

Le proteine Ras funzionano come interruttori molecolari che trasmettono alla cellula il segnale di crescere e dividersi. Quando il gene corrispondente è mutato, l’interruttore resta bloccato in posizione “accesa” e la cellula prolifera senza controllo. Nel tumore del pancreas le mutazioni di KRAS sono presenti nella grande maggioranza dei casi, e quelle a livello del codone G12 sono le più frequenti.

Per decenni Ras è stato considerato non farmacologizzabile: la sua superficie liscia offriva pochi punti di aggancio per una molecola. I primi inibitori efficaci colpivano una singola variante mutata e agivano sulla forma inattiva della proteina. Il meccanismo descritto per questo farmaco è diverso: la molecola si lega prima a una proteina cellulare, la ciclofilina A, e il complesso così formato blocca Ras nella sua forma attiva. Questo approccio mira a colpire più varianti mutate contemporaneamente.

Come leggere il dato di sopravvivenza

La sopravvivenza mediana indica il tempo entro il quale metà dei pazienti di un gruppo è ancora in vita. Il confronto riportato nella notizia corrisponde a un raddoppio circa rispetto alla chemioterapia, un risultato considerevole in un contesto in cui i progressi sono stati storicamente minimi. La mediana però non descrive la variabilità individuale: alcuni pazienti rispondono più a lungo, altri poco o affatto.

Cosa resta da chiarire

Alcune questioni restano aperte. Le terapie a bersaglio molecolare tendono a perdere efficacia nel tempo per lo sviluppo di resistenze, e il modo in cui il tumore sfugge a questo tipo di inibizione è ancora oggetto di studio. Il profilo di tollerabilità a lungo termine, l’efficacia nei tumori senza mutazione G12 e l’eventuale uso in fasi più precoci della malattia o in combinazione con altri trattamenti richiederanno ulteriori dati.

La valutazione accelerata, prevista per farmaci che rispondono a bisogni clinici insoddisfatti, riduce i tempi burocratici ma non i requisiti di efficacia e sicurezza.

I fattori di rischio modificabili

Per il tumore del pancreas non esistono programmi di screening nella popolazione generale. Tra i fattori di rischio consolidati figurano il fumo di sigaretta, il più rilevante tra quelli modificabili, l’obesità, il diabete di tipo 2 e la pancreatite cronica, spesso legata al consumo elevato di alcol. Su questi fattori agisce la prevenzione, mentre età e predisposizione familiare non sono modificabili.

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