Tumore al polmone Her2: la terapia riduce del 37% la progressione

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La notizia in breve

Nello studio clinico di fase 3 Destiny-Lung04, la terapia con trastuzumab deruxtecan ha evidenziato una riduzione del 37% del rischio di progressione della malattia rispetto alla cura standard (chemioterapia con doppietta platino-pemetrexed più pembrolizumab) nei soggetti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato e mutazione del gene Her2.

La sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata di 14,3 mesi con trastuzumab deruxtecan rispetto a 8,3 mesi registrati con la terapia standard. Il tasso di risposta obiettiva al trattamento sperimentale è stato del 70,0%, contro il 44,5% rilevato con pembrolizumab associato a chemioterapia. Il profilo di sicurezza del farmaco osservato nella sperimentazione è apparso in linea con quello già noto e non ha mostrato nuovi segnali di sicurezza.

Riguardo al contesto epidemiologico e clinico, Silvia Novello, presidente di Walce (Women against lung cancer in Europe) e responsabile dell’Oncologia medica presso l’Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano, ha riferito che in Italia si stimano circa 45.000 nuovi casi annuali di carcinoma polmonare, aggiungendo: “Il tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di Her2 è una patologia aggressiva, per la quale gli attuali standard di cura in prima linea hanno scarsa efficacia e molti pazienti presentano progressione di malattia entro un anno dall’inizio del trattamento. Con un tasso di risposta obiettiva del 70% e una sopravvivenza libera da progressione mediana di 14,3 mesi, trastuzumab deruxtecan ha sicuramente le caratteristiche per diventare una nuova opzione di cura di prima linea per questi pazienti”.

Sulle caratteristiche molecolari e sul meccanismo d’azione, Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, ha indicato che circa il 4% dei pazienti con questa patologia presenta la mutazione della proteina Her2 e ha spiegato: “Trastuzumab deruxtecan combina un anticorpo monoclonale con un agente citotossico ed è altamente selettivo per le cellule tumorali, riducendo al minimo i danni alle cellule sane circostanti e aumentando l’efficacia del trattamento nei pazienti con tumore con mutazione di Her2”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Una terapia guidata dal profilo molecolare

I risultati descritti riguardano una forma specifica di carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato, caratterizzata da una mutazione di Her2. Il dato centrale è il confronto diretto con la terapia standard di prima linea: il trattamento sperimentale ha ridotto del 37% il rischio di progressione, con una sopravvivenza mediana libera da progressione di 14,3 mesi rispetto a 8,3 mesi.

Her2 è una proteina coinvolta nei segnali che regolano crescita e sopravvivenza cellulare. Alcune alterazioni del gene corrispondente possono sostenere la proliferazione tumorale e diventare, allo stesso tempo, un bersaglio terapeutico: per questo l’analisi molecolare del tumore è parte integrante della moderna oncologia toracica.

Come funziona il trattamento

La terapia studiata appartiene alla categoria dei coniugati anticorpo-farmaco. Un anticorpo riconosce Her2 sulla cellula tumorale e trasporta al suo interno un agente citotossico, con l’obiettivo di concentrare maggiormente l’azione antitumorale sulle cellule che esprimono il bersaglio.

Questa selettività non significa, tuttavia, assenza di effetti sulle cellule sane. Una parte del trattamento può raggiungere altri tessuti e gli effetti indesiderati restano possibili: l’espressione “profilo di sicurezza in linea con quello noto” indica che nella sperimentazione non sono emersi nuovi segnali, non che la terapia sia priva di rischi.

Come leggere i risultati

Il tasso di risposta obiettiva del 70,0%, rispetto al 44,5% della terapia standard, descrive la quota di pazienti nei quali le lesioni tumorali si sono ridotte secondo criteri prestabiliti. La sopravvivenza libera da progressione, invece, misura il tempo durante il quale la malattia non mostra un peggioramento documentato.

Sono indicatori clinicamente rilevanti, ma non equivalgono automaticamente a un prolungamento della sopravvivenza complessiva o a un miglioramento della qualità di vita. Questi aspetti richiedono dati specifici, osservazione più lunga e una valutazione congiunta di efficacia, tossicità e impatto quotidiano del trattamento.

Il significato clinico

Uno studio di fase 3 comparativo fornisce evidenze più solide rispetto alle sperimentazioni iniziali. I dati riportati indicano un vantaggio consistente nel controllo della malattia e nella probabilità di risposta, in una popolazione definita da una precisa alterazione molecolare.

L’applicabilità riguarda però soltanto i tumori nei quali la mutazione sia stata identificata con test adeguati. La rilevanza del risultato risiede quindi anche nel principio della medicina di precisione: tumori classificati nello stesso modo al microscopio possono avere vulnerabilità biologiche diverse e richiedere strategie terapeutiche differenti.

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