Tatuaggi: cosa sai davvero dei possibili rischi di salute?

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Hai deciso di tatuarti un drago giapponese sulla schiena, il nome del tuo ragazzo sul polso o una frase in sanscrito che forse significa “resilienza”?

Ottimo.

Ma prima di trasformare la tua pelle in una tela ambulante, forse ti interessa sapere cosa rischi – davvero – con un tatuaggio.

Spoiler: non basta che il tatuatore sia “bravissimo su Instagram”.

Sette milioni di italiani non possono sbagliare… o sì?

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, oltre 7 milioni di italiani hanno almeno un tatuaggio. La fascia più inchiostrata? Quella tra i 35 e i 44 anni. Ma l’ago ha colpito anche i minorenni: il 7,7% ne ha già almeno uno. Eppure, meno di 6 persone su 10 sanno che tatuarsi può comportare rischi per la salute.

Il problema non è (solo) estetico. È biologico.

Aghi, inchiostro e pelle: un ménage à trois non sempre felice

Ragazza che sta per farsi fare un taguaggio

Shutterstock/2306086145

Il tatuaggio è una procedura invasiva: aghi che perforano la pelle, inchiostri che ci restano a vita (o quasi).

Il corpo, ovviamente, non gradisce subito: sanguinamento, dolore, reazioni infiammatorie. Ma se tutto va per il verso giusto e il centro è serio, la maggior parte delle persone guarisce senza complicazioni.

Ma quando qualcosa va storto… beh, la pelle non tace.

Cosa può andare storto SUBITO

Ecco la lista della spesa infiammatoria post-tatuaggio:

  • Arrossamento
  • Gonfiore
  • Sensazione di calore

Niente panico: si tratta di reazioni normali che passano in pochi giorni.

Più raro (ma non impossibile) è beccarsi:

  • Infezioni fungine
  • Irritazioni cutanee persistenti
  • Allergie da manuale: prurito, bolle, eruzioni, strane decolorazioni

A quel punto, non basta l’aloe vera: serve il dermatologo.

Allergico a cosa, esattamente?

Spesso a quello che c’è dentro l’inchiostro.

Alcuni pigmenti – soprattutto rossi, gialli e verdi – possono contenere metalli allergizzanti come il nichel. Ma non è tutto: molti pigmenti sono importati da paesi dove le parole “normativa europea” fanno ridere.

Anche qui da noi, per la cronaca, la regolamentazione sugli inchiostri è tutto fuorché chiara. Il risultato? Rischio di contaminazione microbica non trascurabile. Un tatuaggio fatto con materiale scadente è come una sorpresa Kinder, ma senza la parte divertente.

I rischi a LUNGO termine

Hai tatuato una fenice sulla coscia? Speriamo non ti porti a risorgere dalle infezioni.

Le infezioni locali, se trascurate o mal gestite, possono estendersi ai tessuti circostanti e in casi eccezionali diventare sistemiche, coinvolgendo altri organi. Nei contesti professionali certificati questo rischio è estremamente basso, ma resta concreto in ambienti non sicuri, dove la scarsa igiene può favorire la trasmissione di agenti patogeni come epatite B, C o – molto più raramente – HIV.

Un’altra possibile complicanza – meno comune, ma non rara – è la formazione di cheloidi, ovvero cicatrici esuberanti che si estendono oltre i bordi del tatuaggio. Il rischio è più alto se hai una predisposizione genetica o se la pelle viene danneggiata in profondità. Una volta formati i cheloidi sono difficili da trattare e spesso permanenti: per questo è fondamentale parlarne con il medico prima di tatuarsi, soprattutto se hai già avuto cicatrici anomale in passato.

E poi c’è il problema degli inchiostri: pigmenti che restano nella pelle per decenni e rilasciano sostanze potenzialmente tossiche o cancerogene. Più grande e colorato è il tatuaggio, più ti esponi a questo rischio.

Tatuaggi e cancro: bufala o bomba a orologeria?

  • La risposta breve: non lo sappiamo con certezza.
  • La risposta lunga: alcuni studi segnalano la presenza di sostanze cancerogene nei pigmenti, ma non esistono prove definitive che colleghino i tatuaggi al cancro.

Un recente studio parla di un aumento del 21% del rischio di linfoma nei tatuati. Interessante, sì, ma gli autori stessi dicono: serve più ricerca. Un altro studio su gemelli (uno tatuato, l’altro no) ha trovato risultati simili. Ancora una volta: correlazione non significa causalità.

Tradotto: non è detto che ti verrà il cancro. Ma nemmeno che non ti venga.

Leggi anche: I tatuaggi aumentano davvero il rischio di linfomi?

Come evitare di tatuarsi anche i problemi?

Intanto, non andare dal primo che “tatua da casa” con l’amico che regge la lampada.

Il 13% dei tatuati ha ammesso di non averlo fatto in un centro autorizzato. Non solo è illegale, ma è come mangiare sushi fatto in garage. Le linee guida UE chiedono che:

  • Gli operatori abbiano formazione certificata
  • Lo studio sia autorizzato e controllato
  • Gli strumenti siano monouso e sterili
  • Si firmi un consenso informato con tutte le info sugli inchiostri

Se il tuo tatuatore non ti dà tutte queste garanzie… scappa.

Chi NON dovrebbe tatuarsi (spoiler: non solo i fifoni)

Ci sono condizioni che controindicano il tatuaggio:

  • Presenza di nei nella zona da tatuare (difficili da monitorare poi)
  • Disturbi della coagulazione
  • Pazienti immunocompromessi
  • Diabete o patologie cardiache (per rischio infezioni)
  • Allergie importanti
  • Gravidanza o allattamento (il bimbo non ha chiesto di condividere il pigmento)

E no, il medico che dice “tranquillo, tanto è naturale” non vale.

E se poi voglio cancellarlo?

Ah, la rimozione. Per chi ha cambiato partner, idea o moda.

La tecnica più usata è il laser: non chirurgico, ma comunque una faccenda seria. Deve farla un medico, punto.

L’obiettivo è eliminare l’inchiostro da dove si è nascosto: negli strati profondi della pelle. La rimozione completa non è sempre possibile, non è indolore e può richiedere multiple sedute con potenziali effetti collaterali come ipopigmentazione o cicatrici permanenti.

Cancellare un tatuaggio è più difficile (e costoso) che farselo. Quindi pensaci due volte. O tre. O dieci.

 

Fonte articolo originale: Dottore, ma è vero che?

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