Passate le feste… che succede se per 7 giorni non mangi più carboidrati?

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L’eliminazione totale dei carboidrati dalla dieta per un periodo di sette giorni innesca una serie di risposte fisiologiche precise e ben studiate, ma spesso interpretate in modo errato dal grande pubblico.

Sebbene molti associno questa pratica a un dimagrimento miracoloso o a benefici straordinari per la salute, la medicina ci permette di analizzare questi cambiamenti attraverso la biochimica e la gestione ormonale, distinguendo i fatti oggettivi dalle percezioni soggettive.

La variazione immediata del peso corporeo

Il fenomeno più evidente che si verifica durante i primi giorni di restrizione glucidica è una rapida discesa dell’ago della bilancia. Questa variazione, tuttavia, non riflette necessariamente una perdita di massa grassa, ma è legata principalmente alla deplezione delle riserve di glicogeno.

Il glicogeno è la forma in cui il corpo stocca il glucosio nel fegato e nei muscoli, ed ogni grammo di questa sostanza è legato a circa tre o quattro grammi di acqua.

Quando il corpo esaurisce queste scorte per ricavare energia, libera l’acqua associata, causando una significativa perdita di liquidi. Questo spiega perché il calo ponderale iniziale, pur essendo gratificante per il soggetto, sia in gran parte dovuto a una transitoria disidratazione cellulare.

Il passaggio al metabolismo dei grassi

Vari alimenti low-carb

Shutterstock/2503065879

Una volta che le riserve di zuccheri scendono sotto una certa soglia, l’organismo deve necessariamente modificare la propria strategia energetica. In assenza di glucosio alimentare, il corpo incrementa l’ossidazione dei grassi per produrre energia.

Ma anche in questo caso non è tutto oro ciò che luccica, perché è fondamentale chiarire che l’attivazione di questo percorso metabolico non garantisce di per sé la perdita di adipe a lungo termine. Il dimagrimento reale avviene esclusivamente in presenza di un deficit calorico, ovvero quando l’energia introdotta è inferiore a quella consumata.

Se la rimozione dei carboidrati porta a mangiare meno complessivamente, si verificherà una riduzione del tessuto adiposo, ma questo risultato si otterrebbe con qualsiasi altro regime alimentare che generi il medesimo squilibrio tra entrate ed uscite energetiche.

La risposta del sistema nervoso e l’effetto placebo

Molti sostenitori delle diete a bassissimo contenuto di carboidrati riferiscono un miglioramento della chiarezza mentale e dell’energia.

Dal punto di vista scientifico il sistema nervoso centrale è sicuramente in grado di adattarsi all’uso dei corpi chetonici, sottoprodotti del metabolismo dei grassi, come combustibile alternativo, ma  alcune aree del cervello richiedono comunque una quota di glucosio, che il corpo produce autonomamente attraverso la gluconeogenesi, un processo che sintetizza zuccheri a partire dalle proteine o dal glicerolo.

Spesso il senso di benessere riportato è quindi influenzato da un forte effetto placebo o dalla maggiore attenzione che l’individuo rivolge alla propria alimentazione, migliorando indirettamente la qualità globale dei pasti.

Considerazioni sulla salute e sulla prevenzione

Più in generale esistono credenze diffuse secondo cui eliminare gli zuccheri possa curare o prevenire patologie gravi come i tumori.

Purtroppo non è così.

La letteratura medica attuale dimostra che il vero rischio è legato all’eccesso calorico prolungato, che porta all’obesità, la quale è un noto fattore di rischio oncologico.

Inoltre una restrizione estrema di carboidrati non è priva di criticità, in quanto:

  • La riduzione delle fibre alimentari, spesso contenute nei carboidrati complessi, può alterare la regolarità intestinale e il microbiota.
  • La perdita di elettroliti, che accompagna l’escrezione di acqua, può causare stanchezza, crampi muscolari o mal di testa durante i primi giorni di adattamento.
  • Il catabolismo proteico può verificarsi se l’organismo è costretto a degradare tessuto muscolare per produrre il glucosio necessario agli organi glucosio-dipendenti.

In conclusione, una settimana senza carboidrati rappresenta un forte stress metabolico che porta a cambiamenti visibili ma spesso temporanei, la cui sostenibilità e utilità clinica devono essere valutate con estrema cautela.

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