Quando si parla di alimenti che fanno “alzare la glicemia”, il primo colpevole che viene in mente a quasi tutti è lo zucchero da cucina, quello bianco, chiamato anche saccarosio.
Ma è davvero lo zucchero l’alimento con il più alto impatto glicemico?
Oppure ci sono cibi che, magari inaspettatamente, innalzano la glicemia anche più rapidamente?
Ecco dove entra in gioco il riso, soprattutto quello bianco raffinato: un alimento all’apparenza innocuo, ma che dal punto di vista metabolico può comportarsi in modo molto simile – o addirittura più aggressivo – dello zucchero.
Che cos’è l’indice glicemico?

L’indice glicemico (IG) è una misura numerica (da 0 a 100) che indica quanto velocemente e quanto intensamente un alimento contenente carboidrati aumenta la glicemia, rispetto a un alimento di riferimento (di solito il glucosio puro, che ha valore 100).
- Un IG alto (>70) indica un alimento che provoca un rapido aumento della glicemia.
- Un IG medio (55–69) indica un effetto intermedio.
- Un IG basso (<55) è tipico di alimenti che rilasciano glucosio lentamente.
Zucchero (saccarosio): il grande accusato
Lo zucchero da tavola è una molecola formata da glucosio + fruttosio. Quando lo consumiamo:
- Le due molecole vengono separate a livello intestinale, per poi essere assorbite:
- Il glucosio entra subito in circolo, alzando la glicemia.
- Il fruttosio, invece, non aumenta direttamente la glicemia: viene metabolizzato dal fegato e convertito in glucosio o trigliceridi.
Questa composizione fa sì che l’indice glicemico dello zucchero sia inferiore a quanto si potrebbe pensare (e spiega anche perché la frutta ha un impatto glicemico non particolarmente elevato, contenendo in genere una miscela di glucosio e fruttosio).
IG dello zucchero (saccarosio): circa 65
Questo valore lo colloca nella fascia media. In pratica, lo zucchero fa salire la glicemia, ma non così rapidamente come molti credono. Altri alimenti lo superano.
Riso bianco: il falso innocente
Il riso bianco (raffinato), come l’Arborio, il Carnaroli o il Jasmine, è composto quasi esclusivamente da amido, una lunga catena di molecole di glucosio puro.
Ma attenzione: non tutti gli amidi sono uguali.
- Alcuni tipi di amido (come l’amilosio) vengono digeriti lentamente.
- Altri (come l’amilopectina) vengono digeriti molto rapidamente, provocando picchi glicemici simili a quelli del glucosio puro.
Il riso bianco è ricco proprio di amilopectina, soprattutto se molto raffinato e cotto a lungo.
IG del riso bianco:
- Riso Jasmine: IG 85–90
- Riso a chicco corto (es. Arborio, Carnaroli): IG 70–89
- Riso basmati: IG 50–58
- Riso integrale: IG 50–60
Quindi, alcuni tipi di riso bianco hanno un indice glicemico persino più alto dello zucchero.
Per approfondire leggi anche: Qual è il riso migliore per la tua glicemia?
Questa scoperta può sembrare sorprendente, ma è coerente con le osservazioni cliniche. In soggetti con prediabete o diabete, alimenti ad alto contenuto di amido ad alto IG (come il riso bianco) possono causare picchi glicemici maggiori e più difficili da gestire rispetto allo zucchero stesso, soprattutto se:
- Consumati in porzioni abbondanti
- Abbinati ad altri alimenti ad alto IG
- Cotti in modo prolungato
Attenzione al contesto: non è solo una questione di IG
L’indice glicemico è utile, ma non è l’unico parametro da considerare. Bisogna guardare anche:
- Carico glicemico (IG × quantità di carboidrati): un alimento con IG alto ma in piccola quantità può avere un effetto glicemico basso
- Composizione del pasto: fibre, grassi e proteine rallentano l’assorbimento del glucosio
- Stato metabolico individuale: insulino-resistenza, diabete, attività fisica e massa muscolare modificano la risposta glicemica
Cosa significa tutto questo per la tua dieta?
Nonostante la sua fama da “nemico numero uno”, lo zucchero da cucina (saccarosio) ha paradossalmente un indice glicemico inferiore rispetto ad alcune varietà di riso bianco raffinato.
Questo dato, per quanto sorprendente, non significa affatto che lo zucchero sia un alimento consigliabile per la salute: al contrario, il suo consumo andrebbe limitato il più possibile. Il punto è un altro: spesso si sottovaluta l’impatto glicemico di alcuni cibi considerati “innocui” o addirittura “sani”, come il riso bianco, che può provocare picchi glicemici anche superiori a quelli dello zucchero, soprattutto se consumato in porzioni abbondanti, cotto a lungo e senza altri alimenti che ne rallentino l’assorbimento.
La strategia consigliata, in un’ottica di salute metabolica e prevenzione, è quindi:
- Sostituire il riso bianco con riso integrale ogni volta che è possibile
- Alternare il riso con altri cereali integrali, che abbiano un impatto più dolce sulla glicemia. Tra questi, avena, orzo e segale sono ad esempio particolarmente raccomandabili: grazie al loro contenuto di fibre solubili e beta-glucani, hanno un indice glicemico basso o molto basso, e aiutano a mantenere la glicemia più stabile dopo i pasti.