Riso, pane e pasta ordinati dal migliore al peggiore

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“Pane, pasta o riso: cosa fa meno male?” è una domanda molto comune, ma posta nel modo sbagliato. Nasce dall’idea che uno di questi alimenti sia intrinsecamente “cattivo” e che la scelta giusta consista nell’evitarlo.

In realtà questa impostazione riflette più un’ansia alimentare diffusa che un reale problema nutrizionale.

Partiamo da un punto fermo: pane, pasta e riso non sono veleni… ma nemmeno superfood.

Sono semplicemente fonti di carboidrati, cioè il carburante preferenziale dell’organismo nella maggior parte delle situazioni, come dimostrano in modo evidente gli sportivi. Non a caso, tutte le diete supportate da una solida letteratura scientifica li collocano come principale fonte di energia per la popolazione generale.

La domanda giusta da farsi

Donna in dubbio di fronte a pane, pasta e riso

Se accettiamo che i carboidrati siano utili e fisiologici, la domanda non dovrebbe essere “quale fa meno male?”, ma “in quale contesto li sto consumando?”. La differenza, infatti, raramente sta nell’alimento isolato, molto più spesso sta nel come, nel quanto e con cosa viene mangiato.

1. La quantità e il contesto calorico

Viviamo in una società in cui le principali malattie sono legate all’eccesso di calorie, non alla loro carenza. Per questo il primo fattore da considerare è la quantità totale di energia del pasto. Ottanta grammi di pasta sono un alimento relativamente sobrio, ma se vengono accompagnati da abbondanti quantità di olio e salumi, il piatto cambia completamente significato dal punto di vista calorico e metabolico.

Spesso sono proprio i condimenti a fornire più calorie dell’alimento “accusato”, senza che ce ne rendiamo conto.

2. Raffinato o integrale: una questione di qualità

La scelta tra versione raffinata e integrale incide poco sulle calorie e, in alcuni casi, meno del previsto sulla risposta glicemica. Ad esempio, la differenza glicemica tra pasta raffinata e integrale è modesta, mentre è più marcata tra riso bianco e riso integrale.

Ma il vero vantaggio degli integrali è un altro: a parità di calorie apportano più fibre, vitamine, minerali e composti bioattivi. In altre parole, offrono una maggiore densità nutrizionale.

La fibra, inoltre, nutre il microbiota intestinale, che secondo le evidenze più recenti gioca un ruolo importante nella regolazione del peso corporeo e del rischio cardiometabolico.

Le versioni raffinate non sono pericolose, soprattutto in persone attive, ma rappresentano spesso un’occasione persa per migliorare la qualità complessiva della dieta.

3. La frequenza e la varietà

In una settimana consumiamo circa 21 pasti principali e, nella maggior parte dei casi, i cereali o altri alimenti amidacei dovrebbero comparire regolarmente. Escludere uno di questi alimenti senza una ragione clinica solida è probabilmente un errore.

Le linee guida nutrizionali raccomandano infatti di consumare regolarmente pane, pasta, riso e altri cereali, preferibilmente integrali, limitando l’eccesso di condimenti grassi. La rotazione è la strategia migliore.

Un ulteriore passo avanti consiste nell’introdurre cereali in chicco e pseudocereali come farro, orzo, avena, segale, miglio, sorgo, grano saraceno, quinoa e amaranto. Consumati in questa forma, favoriscono una masticazione più lenta, una digestione dell’amido più graduale e una maggiore varietà di fibre e micronutrienti.

Per approfondire: Il modo migliore di mangiare cereali? In chicco!

E la glicemia?

Dal punto di vista della risposta glicemica, i cereali in chicco integrali tendono a determinare aumenti più graduali, seguiti dalla pasta cotta al dente, mentre il pane, soprattutto se raffinato, induce risposte più rapide, mentre il riso raffinato da questo punto di vista è il peggiore in assoluto, con un indice glicemico che per alcune varietà supera quello dello zucchero.

Per approfondire: Il riso che NON alza la glicemia esiste?

Tuttavia questo aspetto è realmente rilevante soprattutto per persone con diabete o insulino-resistenza, mentre per i soggetti sani conta molto di più il contesto del pasto e dello stile di vita: una pasta con verdure e legumi ha un impatto diverso rispetto allo stesso alimento consumato da solo, così come l’attività fisica modifica radicalmente la gestione del glucosio.

Pensare in termini di abitudini

La nutrizione non funziona per singoli alimenti, ma per abitudini ripetute nel tempo. Il metabolismo non reagisce a una fotografia, ma a un film di lunga durata. Spesso è più efficace aggiungere alimenti sensati, come verdura, legumi e varietà di cereali, piuttosto che eliminare ossessivamente qualcosa.

Mangiare bene non significa essere perfetti, ma coerenti e sostenibili. Un’alimentazione varia, basata su cibi poco processati e inserita in uno stile di vita attivo, non richiede estremismi né paure inutili.

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