L’ora migliore per cenare (secondo gli esperti)

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In un articolo pubblicato sull’edizione inglese di GQ si cerca di rispondere a una domanda che suona più da gruppo Facebook che da congresso di nutrizionisti:

meglio cenare alle 18 come in Iowa o alle 22 come un vero spagnolo?

Nel mezzo, ci infila un po’ di scienza, un po’ di stereotipi nazionali, e qualche dichiarazione d’autore. Ma quanta scienza c’è davvero, e quanta è solo digestione culturale travestita da biologia?

Vediamolo, con forchetta e bisturi.

Il punto di partenza: cenare tre ore prima di andare a letto

Ragazza con sguardo ansioso su una sveglia che tiene in mano, di fronte alla tavola apparecchiata con la cena.La linea guida più ripetuta nell’articolo – “finisci di mangiare almeno tre ore prima di dormire” – viene attribuita a Valter Longo, gerontologo di punta, ormai diventato il Benedict Cumberbatch della longevità: lo trovi ovunque.

L’idea ha in effetti una base fisiologica: il nostro corpo segue ritmi circadiani (quelli che dicono al cervello quando è ora di dormire, mangiare, lavorare, piangere per l’ennesimo aumento delle bollette). Mangiare tardi può confondere il sistema, un po’ come rispondere a email di lavoro alle due di notte: il tuo cervello pensa che sia ancora giorno, e buonanotte al sonno.

Se poi soffri di reflusso gastroesofageo o cattiva digestione, cenare tardi è come buttare benzina sul fuoco: la posizione supina post-pasto favorisce la risalita degli acidi gastrici, e ti ritrovi a combattere contro il tuo esofago nel cuore della notte. Il risultato? Sonno disturbato, risvegli acidi e una crescente antipatia verso tutto ciò che contiene pomodoro, aglio o un vago sentore di peperoncino.

Diversi studi osservazionali e clinici mostrano che cenare tardi è associato a disturbi del sonno e peggiori parametri metabolici (glicemia, insulino-resistenza, etc.). Ma attenzione al verbo: “è associato” non vuol dire “causa”. Chi mangia tardi potrebbe anche essere stressato, dormire poco, avere lavori a turni o vivere in ambienti poco salutari. Quindi sì: meglio finire la cena un po’ prima, ma non è che se ceni alle 21 muori a 62 anni con glicemia a palla.

Digiuno intermittente e finestra temporale: il culto delle 12 ore

L’articolo abbraccia il concetto molto in voga del time-restricted eating: mangiare tutti i pasti entro una finestra di 8-12 ore, lasciando il corpo a “digiunare” il resto del tempo. Il professor Adam Collins ne parla in toni prudentemente positivi, sottolineando i benefici del “mettere il corpo in modalità catabolica” durante la notte – tradotto: bruciare grassi invece di accumularli.

E fin qui, tutto bene: il time-restricted eating è supportato da numerose evidenze preliminari, specialmente negli animali. Nell’uomo, gli studi sono più modesti, ma alcuni mostrano miglioramenti nella sensibilità insulinica, nella pressione sanguigna e nella composizione corporea, anche a parità di calorie ingerite.

Magia?

No: semplicemente biologia che segue il ciclo giorno-notte.

Ma attenzione al punto dolente: non c’è una regola universale sul fatto che questo approccio sia meglio se si mangia solo al mattino o solo alla sera. Alcuni studi mostrano benefici maggiori mangiando presto; altri evidenziano che l’aderenza a lungo termine è più facile con finestre pomeridiane o serali.

In parole povere: meglio una finestra alimentare non perfetta ma sostenibile, che una perfetta che duri tre giorni e poi ti ritrovi a mangiare gelato alle 2 del mattino “per recuperare”.

“Colazione da re, pranzo da principe…”: il mantra che non muore mai

L’articolo resuscita anche il vecchio adagio “colazione da re, pranzo da principe e cena da povero”. Bellissimo, poetico, e… solo parzialmente vero.

Gli studi suggeriscono che una colazione ricca di proteine e carboidrati complessi migliora la sazietà e il controllo glicemico durante la giornata. Ma attenzione: non tutti hanno fame al mattino, e il metabolismo non si spegne se salti la colazione (nonostante decenni di propaganda da parte delle industrie dei cereali).

Inoltre molte persone – soprattutto chi si allena nel pomeriggio – ha bisogno di una cena abbondante per recuperare.

E non è un crimine: anzi, secondo alcuni studi, una cena con carboidrati può migliorare il sonno, favorendo la produzione di serotonina e melatonina.

Il problema vero: non l’orario, ma cosa e quanto mangi

L’articolo fa bene a ricordare (seppur tra le righe) che il problema non è cenare tardi, ma cenare male.

  • Se alle 22 ti fai un pasto bilanciato e poi vai a dormire all’una può andar bene.
  • Se invece alle 20 hai “cenato leggero” e poi ti spari Netflix con crisps, chocolate and alcohol, come dice Collins, il tuo metabolismo ti odierà con tutta la passiva aggressività di un coinquilino che hai dimenticato di avvisare della cena.

Conclusione: tra scienza e stile di vita

In sintesi, è vero che

  • Cenare troppo tardi può disturbare il sonno e il metabolismo
  • Mantenere una finestra alimentare limitata può portare benefici (ma non è strettamente necessario, il cosa e quanto contano di più)
  • Una cena leggera è una buona idea per la maggior parte delle persone, ma non certamente un dogma

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