Colesterolo: le novità oltre le statine (una si fa 2 volte l’anno)

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Se prendi una statina e il tuo colesterolo LDL resta più alto dell’obiettivo, o se la statina ti dà problemi, oggi le alternative sono più numerose di qualche anno fa. Ci sono compresse da prendere ogni giorno, iniezioni sotto la pelle e un farmaco che, dopo le prime dosi, si fa due volte l’anno.

Davanti a tante novità viene naturale pensare che l’ultima arrivata sia anche la migliore. La domanda utile è un’altra: un farmaco abbassa soltanto il valore sulle analisi, oppure ha dimostrato di ridurre anche infarti e ictus? Per alcune delle opzioni recenti la risposta è sì. Per altre, per ora, è ben documentato solo il primo effetto.

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Abbassare l’LDL e prevenire un infarto sono due prove diverse

Abbassare l’LDL è il mezzo; evitare infarti, ictus e morti cardiovascolari è lo scopo. Il primo risultato si misura in pochi mesi con un esame del sangue. Per il secondo bisogna seguire migliaia di persone per anni e contare quanti eventi si verificano.

Per questo un calo dell’LDL del 50% non equivale a metà degli infarti in meno: le due percentuali misurano cose diverse e non si possono trasferire l’una sull’altra. Vale ancora di più per un farmaco nuovo, che non eredita automaticamente i benefici dimostrati da altri.

Le statine restano la base anche nelle linee guida statunitensi aggiornate a marzo 2026, che indicano ezetimibe, acido bempedoico e anticorpi anti-PCSK9 come aggiunte quando l’LDL non scende abbastanza. La scelta dipende dal rischio della persona, dalla risposta alla terapia e dalla tollerabilità, non dalla data di arrivo del farmaco.

Acido bempedoico, una compressa quando serve un passo in più

L’acido bempedoico si prende per bocca, una volta al giorno. Può affiancare una statina oppure, in chi non riesce ad assumerla, essere usato da solo o con altri farmaci per il colesterolo.

Negli studi registrativi ha abbassato l’LDL di circa il 15-17% in chi era già in terapia con statine e del 23-24% in chi non le prendeva o le usava a dosi basse. Sono medie di gruppi diversi, non una previsione per il singolo.

Il dato più rilevante riguarda gli eventi. In quasi 14.000 persone che non tolleravano le statine e avevano una malattia cardiovascolare o un rischio elevato, il farmaco ha ridotto gli eventi cardiovascolari maggiori: morte cardiovascolare, infarto, ictus o interventi per riaprire le coronarie.

In circa tre anni e mezzo questi eventi hanno riguardato l’11,7% di chi prendeva il farmaco e il 13,3% di chi riceveva placebo. Sono 1,6 punti percentuali in meno: un beneficio reale ma misurato, osservato in persone ad alto rischio. Sulla sola morte cardiovascolare una riduzione significativa non è stata dimostrata.

Anche questo farmaco ha i suoi limiti. Può far salire l’acido urico e favorire la gotta, va evitato in gravidanza e durante l’allattamento e non va associato a simvastatina oltre i 40 milligrammi al giorno.

La PCSK9, un bersaglio raggiunto in modi diversi

Evolocumab e alirocumab sono anticorpi anti-PCSK9: si iniettano sotto la pelle e abbassano l’LDL agendo su una proteina chiamata PCSK9. Hanno dimostrato di ridurre gli eventi cardiovascolari in persone che avevano già una malattia aterosclerotica, cioè delle arterie.

Nel grande studio su evolocumab, con oltre 27.500 pazienti, in poco più di due anni gli eventi hanno colpito circa il 9,8% di chi riceveva il farmaco contro l’11,3% con placebo. Sono possibili reazioni nel punto dell’iniezione. Evolocumab è autorizzato in Europa dal 2015: è un’opzione moderna, non una novità di quest’anno.

Inclisiran arriva allo stesso bersaglio per un’altra strada. Invece di bloccare la PCSK9, ne riduce la produzione interferendo con l’RNA, il messaggio che la cellula usa per costruirla. L’LDL scende di circa il 50%.

Lo schema è la sua particolarità: una prima iniezione, una seconda dopo tre mesi e successivamente ogni sei mesi, sempre da parte di un professionista sanitario. Le “due iniezioni l’anno” descrivono quindi la fase di mantenimento. La frequenza bassa, da sola, non autorizza a sospendere gli altri farmaci.

L’effetto di inclisiran su infarti, ictus e mortalità cardiovascolare, secondo la documentazione europea aggiornata a ottobre 2026, non è ancora determinato. Questo descrive lo stato delle conoscenze, non un’inefficacia: il calo dell’LDL è documentato, il beneficio sugli eventi è ancora da stabilire.

Una nota di sicurezza. Se dopo un’iniezione di inclisiran compaiono difficoltà a respirare o gonfiore del viso e della gola, il foglio illustrativo indica di cercare subito assistenza medica, perché possono essere segni di una reazione allergica grave.

Enlicitide e il quadro d’insieme

L’ultima novità viene dagli Stati Uniti. Il 17 luglio 2026 la FDA, l’ente regolatorio statunitense, ha approvato enlicitide, il primo inibitore orale di PCSK9, per abbassare l’LDL negli adulti con colesterolo alto. È una compressa da prendere una volta al giorno.

Nei due studi alla base dell’approvazione, su 3.207 adulti già in terapia con statine alla dose massima tollerata, l’LDL dopo 24 settimane è sceso in media del 56% e del 59% rispetto al placebo. Quegli studi misuravano l’LDL, non infarti o ictus, e da soli non dimostrano che gli eventi diminuiscano.

L’approvazione riguarda gli Stati Uniti. In Italia autorizzazione, arrivo in farmacia e rimborso sono passaggi distinti, e nessuno dei tre va dato per scontato.

Farmaco Come si usa Effetto sull’LDL negli studi Beneficio sugli eventi Limiti principali
Acido bempedoico Compressa, una al giorno Circa 15-24% in meno Dimostrato in persone ad alto rischio intolleranti alle statine Acido urico e gotta; da evitare in gravidanza e allattamento
Evolocumab, alirocumab Iniezione sottocutanea Variabile secondo farmaco e terapia di fondo Dimostrato in persone con malattia aterosclerotica Reazioni nel punto d’iniezione
Inclisiran Iniezione a 0 e 3 mesi, poi ogni 6 mesi Circa 50% in meno Non ancora stabilito Somministrazione da parte di un sanitario
Enlicitide Compressa, una al giorno 56-59% in meno rispetto al placebo Non dimostrato dagli studi di approvazione Approvato negli Stati Uniti

Le percentuali vengono da studi con persone, terapie di partenza e durate diverse: servono a orientarsi, non a stilare una classifica.

Letta così, la tabella sposta la domanda. Conta meno quale farmaco sia arrivato per ultimo e più che cosa sia stato dimostrato in persone con un rischio simile al tuo. Se l’LDL resta sopra l’obiettivo fissato per te, o se la terapia attuale non la tolleri, è il momento di parlarne con il medico, senza cambiare nulla da solo.

Fonti

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