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Quando senti parlare di “farmaci nuovi” per il diabete tipo 2, l’immagine che viene in mente è spesso quella di una scoperta recente che supera tutto ciò che esisteva prima. La realtà è più utile: alcune di queste terapie sono già consolidate da anni, e nessuna è la migliore per tutti. La terapia del diabete tipo 2 si sceglie in base a cuore, reni, peso, rischio di ipoglicemia, tollerabilità e costo, non solo in base alla glicemia. Quindi la domanda giusta non è quale sia il farmaco più nuovo, ma come funzionano queste classi e per chi ognuna ha senso.

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Quando le urine portano via il glucosio
Gli SGLT2-inibitori sono compresse che agiscono sul rene: impediscono il riassorbimento del glucosio, che viene eliminato con le urine invece di restare nel sangue. L’effetto sulla glicemia è reale ma non è il motivo principale per cui questi farmaci hanno cambiato la pratica clinica.
Le molecole disponibili in Italia sono dapagliflozin (Forxiga), empagliflozin (Jardiance), canagliflozin (Invokana) ed ertugliflozin (Steglatro). Circolano anche compresse che combinano una gliflozina con metformina o con un altro antidiabetico, e ognuna ha un nome commerciale a sé: capita così che due persone assumano lo stesso principio attivo convinte di prendere farmaci diversi.
In chi ha già una malattia cardiovascolare o renale, questi farmaci riducono soprattutto il rischio di ricovero per scompenso cardiaco e rallentano la progressione del danno renale. Il beneficio è più marcato nelle persone che partono da un rischio più alto, e non tutte le molecole della classe hanno le stesse indicazioni regolatorie.
Un esempio rende l’idea: nello scompenso cardiaco e nella malattia renale cronica le indicazioni riguardano dapagliflozin ed empagliflozin, non l’intera classe. Condividere il meccanismo d’azione non basta a ereditare i risultati ottenuti dai cugini negli studi clinici.
Gli effetti indesiderati più frequenti sono infezioni micotiche genitali, aumento della diuresi e possibile disidratazione. Meno comune ma importante: può comparire chetoacidosi anche senza glicemie molto elevate, soprattutto in caso di digiuno prolungato, malattia acuta, disidratazione o intervento chirurgico. Prima di un’operazione è necessario comunicare al medico che si sta usando questo farmaco: la sospensione temporanea segue indicazioni specifiche per ogni prodotto.
Come funziona il GLP-1
Gli agonisti del recettore GLP-1 imitano un ormone intestinale che normalmente entra in gioco dopo i pasti. Stimolano la secrezione di insulina solo quando la glicemia è elevata, frenano l’appetito e rallentano lo svuotamento gastrico. Il risultato pratico è una riduzione dell’HbA1c e, spesso, del peso corporeo.
I nomi che circolano di più appartengono quasi tutti a questa famiglia: semaglutide, con Ozempic per l’iniezione settimanale e Rybelsus per le compresse, dulaglutide (Trulicity), liraglutide (Victoza). La stessa semaglutide, a dosaggio più alto e con indicazione per la gestione del peso, si chiama Wegovy. Principio attivo identico, confezione e destinazione d’uso diverse.
Alcune molecole di questa classe hanno dimostrato anche benefici cardiovascolari e renali in specifiche popolazioni studiate, ma questi risultati non si trasferiscono automaticamente a ogni farmaco del gruppo. La distinzione conta: il profilo di un paziente determina quale molecola ha senso, non il fatto che appartenga alla stessa classe.
Gli effetti comuni delle terapie GLP-1 sono nausea, diarrea, vomito, stitichezza e riduzione dell’appetito, soprattutto durante l’aumento della dose. Dolore addominale intenso e persistente, vomito prolungato o forte malessere richiedono una valutazione medica e non devono essere attribuiti alla titolazione senza escludere altre cause. Il rischio di ipoglicemia è contenuto quando questi farmaci sono usati da soli, ma sale se sono associati a insulina o sulfoniluree.
Tirzepatide e la semaglutide che si inghiotte
La tirzepatide (Mounjaro) è un’iniezione settimanale che attiva sia il recettore GIP sia quello GLP-1, cioè due segnali ormonali invece di uno. Negli studi ha prodotto riduzioni rilevanti di HbA1c e peso nelle persone con diabete tipo 2, risultati numericamente più marcati rispetto a una dose specifica di semaglutide in un singolo studio. Questo non significa che sia superiore a ogni GLP-1 in ogni situazione, dose o esito clinico.
Una novità di formato, non di meccanismo, riguarda la semaglutide: è disponibile anche in compresse giornaliere per il diabete tipo 2 (Rybelsus). La condizione per farla funzionare è precisa: va assunta a stomaco vuoto, con poca acqua, aspettando almeno trenta minuti prima di mangiare, bere o prendere altri medicinali. Se questa finestra non viene rispettata, l’assorbimento cala in modo significativo.
L’insulina che si fa una volta alla settimana
L’insulina icodec (nome commerciale Awiqli) è un’insulina basale con una durata così lunga da richiedere una sola iniezione alla settimana invece di una al giorno. È stata autorizzata nell’Unione europea nel maggio 2024 e negli Stati Uniti per gli adulti con diabete tipo 2 nel marzo 2026. Negli studi ha controllato l’HbA1c in modo comparabile alle basali giornaliere più diffuse, come glargine (Lantus, Toujeo, Abasaglar) e degludec (Tresiba). In Italia è rimborsabile dal Servizio sanitario nazionale.
Il vantaggio concreto è la comodità. C’è però un rischio specifico legato alla lunga durata: un errore di dose non si risolve in poche ore come con un’insulina giornaliera. Per questo il passaggio da un’altra insulina richiede istruzioni precise e un monitoraggio attento nei giorni iniziali.
I farmaci più recenti non eliminano il ruolo dell’insulina, che resta necessaria in presenza di sintomi di iperglicemia grave, perdita di peso involontaria, chetosi o valori molto elevati, come HbA1c superiore al 10% o glicemia pari o superiore a 300 mg/dL. Queste soglie sono orientative e non sostituiscono la valutazione del medico.
Disponibile non significa gratuito
In Italia la prescrizione e il rimborso di queste terapie passano dalla Nota 100 dell’AIFA, che copre gliflozine, agonisti GLP-1, gliptine e doppi agonisti GIP/GLP-1. La Nota definisce le condizioni cliniche in cui la spesa è a carico del Servizio sanitario nazionale e consente la prescrizione anche al medico di medicina generale, non soltanto allo specialista.
C’è un punto che genera parecchia confusione: il rimborso segue l’indicazione, non il principio attivo. Ozempic, Rybelsus e Mounjaro sono rimborsati per il diabete tipo 2 nei casi previsti dalla Nota. Wegovy contiene la stessa semaglutide, ma è indicato per la gestione del peso e resta interamente a carico di chi lo acquista. Stessa molecola, percorsi opposti.
Aggiornato al 7 settembre 2026. Autorizzazione, rimborsabilità e indicazioni variano per Paese: le informazioni qui riportate riflettono i riferimenti regolativi disponibili a quella data.
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