Memoria dopo i 70 anni: cosa è normale dimenticare e cosa no

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Dopo i 70 anni, molti cambiamenti cognitivi vengono vissuti con preoccupazione.

Dimenticare un nome, perdere il filo di un discorso o non ricordare dove si sono appoggiate le chiavi può far temere l’inizio di una malattia neurologica. In realtà una parte dei cambiamenti della memoria è fisiologica e rientra nel normale invecchiamento del cervello. Distinguere ciò che è normale da ciò che non lo è è fondamentale per evitare allarmismi inutili, ma anche per non sottovalutare segnali importanti.

Come cambia la memoria con l’età

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Con l’invecchiamento, il cervello va incontro a modificazioni strutturali e funzionali. Diminuisce la velocità di elaborazione delle informazioni e diventa più difficile recuperare rapidamente ciò che si sa. Questo non significa “perdere” la memoria, ma impiegare più tempo ad accedervi.

La memoria più coinvolta è quella episodica recente, cioè la capacità di ricordare eventi o informazioni apprese da poco. Al contrario, la memoria semantica, quella delle conoscenze generali e delle esperienze di vita, tende a rimanere ben conservata.

Cosa è normale dimenticare dopo i 70 anni

Esistono dimenticanze che, secondo la letteratura neurologica, rientrano nel normale invecchiamento cognitivo:

  • Dimenticare nomi o parole, ma ricordarli più tardi
  • Entrare in una stanza e non ricordare subito perché, salvo poi recuperarlo
  • Perdere temporaneamente oggetti, come occhiali o telefono
  • Avere maggiore difficoltà nel multitasking, soprattutto in ambienti rumorosi
  • Impiegare più tempo ad apprendere nuove informazioni

Queste difficoltà non compromettono l’autonomia, non peggiorano rapidamente e non interferiscono in modo significativo con la vita quotidiana.

Quando le dimenticanze non sono più normali

Ci sono invece segnali che non dovrebbero essere attribuiti semplicemente all’età. Le linee guida internazionali indicano di prestare attenzione quando la memoria compromette la vita quotidiana.

Non è normale:

  • Dimenticare eventi importanti appena accaduti e non ricordarli più
  • Ripetere spesso le stesse domande, senza accorgersene
  • Perdersi in luoghi familiari
  • Avere difficoltà a gestire attività abituali, come pagamenti o farmaci
  • Mostrare cambiamenti di personalità o di comportamento
  • Negare o non rendersi conto delle proprie difficoltà cognitive

In questi casi è indicata una valutazione medica, perché potrebbero essere presenti forme di decadimento cognitivo lieve o demenza.

Attenzione alle cause reversibili

È importante ricordare che non tutte le difficoltà di memoria sono dovute a malattie neurodegenerative. Depressione, ansia, disturbi del sonno, carenze vitaminiche, in particolare vitamina B12, ipotiroidismo e alcuni farmaci possono causare disturbi cognitivi anche rilevanti e potenzialmente reversibili.

Per questo motivo, una valutazione clinica completa è sempre il primo passo corretto.

Cosa aiuta davvero a proteggere la memoria

Le evidenze scientifiche indicano che uno stile di vita sano ha un impatto concreto sulla salute cerebrale anche in età avanzata. Attività fisica regolare, alimentazione equilibrata di tipo mediterraneo, controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, sonno adeguato e stimolazione cognitiva contribuiscono a mantenere le funzioni mentali più a lungo.

La memoria che rallenta con l’età non è automaticamente una malattia. Capire cosa è normale e cosa no permette di vivere questa fase della vita con maggiore serenità e consapevolezza, intervenendo precocemente solo quando serve davvero.

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