È possibile liberare le arterie riducendo i carboidrati? Risponde un medico

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(Articolo redatto sulla base del video del Dr. Gil Carvalho, video disponibile in calce)

L’aterosclerosi, ovvero l’accumulo di placche nelle arterie, è un processo complesso alla base di molte malattie cardiovascolari. Una delle domande più dibattute in ambito nutrizionale è se sia realmente possibile, attraverso la dieta, non solo fermare ma addirittura invertire questo processo.

Non sono molti gli studi che provano a rispondere a questa domanda e uno dei più importanti risale al 2010.

Lo studio

Per fare luce sulla questione, i ricercatori hanno condotto uno studio, pubblicato con il titolo “Intervento dietetico per invertire l’aterosclerosi carotidea”, arruolando 140 persone a rischio cardiovascolare. I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi e hanno seguito per due anni uno specifico regime alimentare:

  • Dieta a ridotto contenuto di carboidrati: L’obiettivo iniziale era di 20 grammi di carboidrati al giorno, per poi assestarsi su un massimo di 120 grammi. È importante notare che per questo gruppo non era previsto un limite alle calorie totali.
  • Dieta a ridotto contenuto di grassi: Prevedeva un apporto di grassi pari a circa il 30% delle calorie totali e un limite calorico giornaliero (1500 kcal per le donne, 1800 per gli uomini).
  • Dieta Mediterranea: Anch’essa con un limite calorico simile al gruppo a ridotti grassi, basata sul consumo di frutta, verdura, olio d’oliva, noci e pesce.

L’obiettivo era misurare, tramite ecografia, la variazione dello spessore delle pareti delle arterie carotidi, un indicatore surrogato della salute arteriosa.

I risultati sulla salute delle arterie

Immagine concettuale in cui del junk-food comprime un'arteria limitando il passaggio di sangue

Shutterstock/2490042081

Dopo due anni, i ricercatori hanno osservato una riduzione dello spessore totale della parete arteriosa in tutti e tre i gruppi, con una diminuzione media del 5%.

Il gruppo che seguiva la dieta a ridotto contenuto di carboidrati ha mostrato la tendenza a una riduzione maggiore rispetto agli altri due gruppi, tuttavia, è fondamentale sottolineare che questa differenza non è risultata statisticamente significativa. Questo significa che, sulla base di questi dati, non possiamo affermare con certezza che un approccio a bassi carboidrati sia superiore a una dieta a bassi grassi o a una Mediterranea per ridurre lo spessore delle pareti arteriose (ovvero quello che si dice popolarmente liberare le arterie).

Inoltre lo studio presenta una limitazione importante: la misurazione utilizzata non distingue specificamente la placca aterosclerotica dal resto della parete del vaso. Pertanto, sebbene i risultati siano incoraggianti, non è possibile concludere che vi sia stata una vera e propria regressione della placca.

La qualità degli alimenti è il fattore chiave

Un dato molto interessante emerso dallo studio riguarda l’apolipoproteina B (ApoB), un marcatore di rischio cardiovascolare più affidabile del colesterolo LDL.

Il gruppo a ridotto apporto di carboidrati ha ottenuto la diminuzione più marcata dei livelli di ApoB.

L’analisi suggerisce che questo miglioramento non dipenda tanto dalla restrizione dei carboidrati in sé, quanto dalla qualità dei grassi consumati in loro sostituzione.

Una dieta a bassi carboidrati ricca di grassi insaturi (provenienti da olio d’oliva, noci, pesce) tende a migliorare i livelli di ApoB, mentre una basata su un eccesso di grassi saturi (come quelli presenti in alcuni salumi e carni processate) potrebbe peggiorarli.

Questo ci porta alla conclusione più importante dello studio:

indipendentemente dalla ripartizione tra carboidrati, grassi e proteine, il fattore determinante per la salute cardiovascolare sembra essere la qualità generale della dieta. Tutti e tre i regimi proposti, infatti, pur essendo diversi nella loro composizione, erano basati sul consumo di alimenti sani e poco processati.

In conclusione, sebbene la restrizione dei carboidrati possa portare a benefici metabolici come la perdita di peso e il miglioramento di alcuni marcatori di rischio, l’idea di poter “liberare” le arterie semplicemente eliminando questo o quel macronutriente non trova, al momento, un solido supporto nelle evidenze scientifiche derivanti da questo studio.

La strategia più prudente e scientificamente fondata rimane quella di adottare un modello alimentare complessivamente sano, ricco di vegetali, fonti proteiche magre e grassi di buona qualità.

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