Se soffri di reflusso, il latte si può bere o peggiora i sintomi?

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Il reflusso gastroesofageo è una condizione caratterizzata dalla risalita di contenuto gastrico acido nell’esofago, con sintomi tipici come pirosi retrosternale (bruciore di stomaco), rigurgito acido e talvolta dolore toracico non cardiaco.

Tra le domande più frequenti dei pazienti figura il legittimo dubbio sul latte: “Posso bere latte se soffro di reflusso?” La risposta, come spesso accade in medicina, non è un semplice sì o no.

Effetto bifasico del latte

Ragazza che beve del latte

Il latte ha un effetto bifasico sul reflusso.

Inizialmente, grazie alle sue proprietà alcaline (pH intorno a 6,7) e alla capacità tampone delle proteine, può fornire un sollievo temporaneo neutralizzando l’acidità gastrica. Questo spiega perché molti pazienti riferiscono un miglioramento immediato dei sintomi dopo aver bevuto latte.

Tuttavia questo beneficio è transitorio, entro 1-3 ore il latte stimola la produzione di gastrina e quindi di acido cloridrico, determinando un “rebound” acido che può peggiorare il reflusso.

Le proteine del latte, in particolare la caseina, richiedono un ambiente più acido per la digestione, prolungando la fase di ipersecrezione acida.

Sì, ma… quale latte?

Di latte non ne esiste un’unica formulazione, al contrario è possibile trovare in commercio diverse tipologie, ognuna con un profilo nutrizionale distinto:

  • Latte intero: contiene una quantità significativa di grassi.
  • Latte parzialmente scremato: contiene una quantità intermedia di grassi.
  • Latte scremato: privo di grassi o quasi.

L’effetto del latte intero

Diversi studi hanno dimostrato che i grassi alimentari aumentano il tempo di svuotamento gastrico e riducono il tono dello sfintere esofageo inferiore (LES), due meccanismi che favoriscono il reflusso.

L’assunzione di alimenti ad alto contenuto lipidico stimola inoltre la secrezione gastrica acida.

Il latte intero, quindi, può peggiorare i sintomi del reflusso, soprattutto se assunto in quantità significative o a ridosso del riposo notturno.

Latte scremato: un possibile sollievo (transitorio?)

Il latte scremato, non contenendo grassi, non stimola in modo importante la secrezione acida né rallenta lo svuotamento gastrico.

Alcuni pazienti riferiscono un sollievo temporaneo dalla pirosi dopo aver bevuto latte scremato, grazie a un effetto tampone momentaneo del pH gastrico, tuttavia questo effetto è transitorio e non rappresenta una strategia terapeutica raccomandata nelle linee guida.

Può avere un ruolo limitato come misura sintomatica occasionale, ma non come intervento regolare.

E quindi?

Il latte non rappresenta una soluzione terapeutica per il reflusso gastroesofageo, ma piuttosto un potenziale fattore aggravante se utilizzato impropriamente:

  • Il latte intero dovrebbe essere evitato nei pazienti che soffrono di reflusso, perché i grassi rallentano lo svuotamento gastrico e riducono il tono dello sfintere creando le condizioni ideali per il reflusso.
  • Il latte scremato può essere tollerato come parte di una dieta sana e occasionalmente usato come misura sintomatica di emergenza, ma non deve essere considerato un trattamento. Il suo effetto tampone è troppo breve per giustificare un uso regolare.
  • Il latte non dovrebbe mai essere assunto nelle 3 ore precedenti il riposo notturno, quando il rischio di reflusso è massimo.

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